Fazio: «La mia Roma-Liverpool è un sogno, non un incubo. La storia comincia qui»

Apr 23, 2018 1 commento by

AS ROMA NOTIZIE – Federico Fazio, difensore della Roma, è stato intervistato dal Corriere della Sera ed ha parlato della sfida contro il Liverpool. Questo uno stralcio delle sue parole:

Immaginiamo: tra otto giorni, all’Olimpico, si va ai calci di rigore. Lei che fa? Tira? Su Falcao che non si presenta sul dischetto, qui, stanno ancora a discutere…
«Non sono un rigorista, ma se l’allenatore me lo chiede certo che lo tiro».

Conoscete meglio voi Momo Salah o è lui che conosce meglio voi?
«È una bella gara. Diciamo che noi lo conosciamo benissimo e che lui ci conosce bene perché è stato nella Roma di Spalletti e non in quella di Di Francesco. Detto questo, il Liverpool non è soltanto Salah. Se pensiamo soltanto a fermare lui, sbagliamo».

Ha parlato di Anfield e del suo impatto sui giocatori. Lo sa che la Roma è l’unica tra le semifinaliste a non avere il suo stadio di proprietà?
«Avere i tifosi a un centimetro è importantissimo. Uno stadio crea identità, diventa la tua casa, può fare la differenza. Anche per questo è alla base del progetto della Roma».

Roma è la Città Eterna, non ama che qualcuno le insegni qualcosa. Però nel calcio ha vinto poco e Siviglia tanto, per esempio cinque tra Coppe Uefa e Europa League. Che cosa porterebbe qui, con la bacchetta magica, dopo aver già portato il direttore sportivo Monchi?
«Con la bacchetta magica niente, con il lavoro tanto. Si parla spesso di mentalità vincente e io ho visto, a Siviglia, che è il prodotto di un gruppo che parte dai dirigenti e arriva fino ai magazzinieri. Per me è importante chiunque lavora a Trigoria, anche se poi in campo vanno undici giocatori. Roma e Siviglia si somigliano: c’è un derby sentitissimo, ci sono radio e tv locali, ci sono avversarie in campionato che hanno più soldi e più trofei in bacheca. Per arrivare in alto servono due cose: una sconfinata voglia di vincere e la continuità nei comportamenti. Non sono cose che si costruiscono in pochi giorni, bisogna saper assorbire le eventuali sconfitte, che fanno parte del calcio, senza perdere la fiducia in quello che stai facendo. Sono arrivato a Siviglia a 19 anni, catapultato dal Mondiale Under 20 che avevo giocato con l’Argentina. Ho firmato e sono partito in un giorno. All’arrivo mi ha preso in consegna Enzo Maresca, che stava sempre con me e mi riempiva di consigli utili. È stata una grande lezione e adesso, quando posso, lo faccio anch’io».

(Corriere della Sera)

Autore dell'articolo

Laureato in Scienze della Comunicazione, indirizzo Giornalismo - Direttore Editoriale di Giallorossi.net - Direttore editoriale di LaRomaNews

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  1. Gianni says:

    FORZA COMANDANTE e FORZA ROMA

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