L’INTERVISTA | Malen: “La Champions è il vero successo. Summerville? Peccato sia andata male. Read non l’ho ancora chiamato…”

6
1984

Dopo le anticipazioni di ieri, ecco l’intervista integrale di Donyell Malen rilasciata dall’attaccante olandese alle colonne de Il Messaggero. Queste le parole dell’attaccante al quotidiano romano.

Come è nata l’idea di lei per le vie di Trastevere a bordo dell’Ape Car e il signore che legge “Il Messaggero” che le chiede se resta?
«Divertente, vero? Quando me lo hanno proposto, ho subito accettato. Debbo però ammettere che è stato merito soprattutto del mio staff che si occupa dell’immagine e dei social media».

A tal proposito, l’ambientamento in città è stato immediato.
«Roma è eccezionale, si vive benissimo. Tra clima, bellezza dei monumenti ed empatia della sua gente è un posto fantastico».

Da qualche mese casa Malen ha accolto una piccola principessa.
«Parla di mia figlia Shiloh? Sì, ormai ha già sei mesi, cresce a vista d’occhio».

Dopo tre figli maschi, finalmente una femmina. Ma se sua moglie avesse partorito un altro maschio, avreste provato ancora ad avere una bimba?
«Non lo so, andrebbe chiesto a lei. Scherzi a parte, siamo felicissimi del suo arrivo, va bene così».

Si dice normalmente che dietro un grande uomo ci sia spesso una grande donna. Anche per lei è così?
«Sì, con Delisha ci conosciamo da quando eravamo adolescenti. Abbiamo vissuto tanti momenti, alcuni bellissimi, altri meno belli, ma siamo felici e uniti».

A tal proposito, la nascita del primogenito ha creato diverse complicazioni a sua moglie. Una vicenda, fortunatamente risoltasi per il meglio, che vi ha unito ancora di più?
«Sono una persona fortunata e grata per aver creato con lei questa famiglia. Delisha è la persona che mi è stata sempre vicina, che mi ama e sulla quale ho potuto sempre contare. È normale che situazioni del genere uniscano oltremodo».

Parliamo un po’ di calcio? Inutile girarci intorno, il Mondiale non è andato come si augurava.
«Sono accadute tante cose, purtroppo sia come squadra sia a livello personale non siamo stati fortunati. Ora voglio rifarmi con la Roma».

Mi permetta di insistere: solo sfortuna? O qualcosa nei rapporti con l’ormai ex ct Koeman non ha funzionato?
«Sono cose che nel calcio possono capitare, non è andata bene per me come calciatore e per lui come tecnico. Chiudiamola qui».

Ok, come vuole. Lo sa che l’ultimo attaccante della Roma a vincere la classifica cannonieri è stato dieci anni fa Dzeko, con 29 reti? Pensa di poterlo emulare?
«Me lo auguro, ma voglio pensare settimana dopo settimana, a migliorarmi, e poi chissà quante reti potrò segnare. Anche se i gol sono importanti, alla fine il grande successo non è stato il mio score, ma il piazzamento in Champions che abbiamo raggiunto dopo sette anni. Ecco, se fosse possibile ripetere quanto fatto nella passata stagione sarebbe fantastico, per me e per la squadra».

Lei ha giocato in Olanda, Germania, Inghilterra e ora in Italia. Soprattutto con la Premier avverte questa differenza di qualità e velocità nel gioco?
«Non lo so. Forse la sensazione che si ha del calcio italiano in calo è dovuta perlopiù al fatto che la Nazionale non si qualifica ai Mondiali da dodici anni. Però, se poi si dà un’occhiata alla composizione delle rose delle prime cinque o sei squadre del campionato e si vede il loro percorso in Champions, come quello dell’Inter finalista un paio di anni fa, ci si rende conto che il gap non è così ampio».

Dopo tanto girovagare, l’Italia è finalmente il posto dove mettere le radici?
«Con la mia famiglia stiamo bene, sto segnando, con la squadra il rapporto è ottimo e la tifoseria è splendida. In questo momento non ci sarebbe nessun motivo per pensare di cambiare aria. Qualche settimana fa, poi, stavo vedendo un filmato sui festeggiamenti dello scudetto del 2001 al Circo Massimo. Beh, ripetere un’esperienza del genere sarebbe meraviglioso, un sogno».

Cosa ha Gasperini in più rispetto agli allenatori con i quali ha lavorato in passato?
«La fiducia che ha riposto in me, la chiarezza con la quale si esprime. È difficile non capire quello che chiede. Conosce le mie qualità e mi mette nelle condizioni migliori per finalizzare il lavoro della squadra».

Qualche giorno fa il tecnico ha lasciato intendere come difficilmente vedremo lei e Castro insieme dall’inizio.
«È l’idea dell’allenatore. In carriera ho giocato con tanti partner, per me cambia poco. Sarà Gasperini a decidere cosa fare. La cosa importante è che, se si vuole competere ad alti livelli, servono giocatori forti e Santiago lo è. Chi ci aiuta a segnare è sempre il benvenuto. Dybala? Un mago».

Da questo punto di vista Summerville vi avrebbe dato un aiuto significativo, non trova?
«Eh sì, con Crys c’eravamo anche sentiti. Purtroppo è andata male, ma non mi va di commentare le scelte di un amico. Gli auguro solo il meglio».

E Read lo ha chiamato?
«No, lui no».

Sicuro? Sta ridendo.
«No, glielo assicuro. Ancora no».

Lo conosce? Che calciatore è?
«Certamente, gioca nel Feyenoord, è molto giovane, ha grande qualità e si sta mettendo in grande risalto. Ecco, tornando al discorso di prima, lui è un calciatore che potrebbe farci comodo».

Cambiando discorso, la prima persona alla quale si sente di dire grazie nella sua vita?
«A mia moglie».

Sua mamma non è gelosa?
«No, non scherziamo. Mia madre è una donna splendida. Faceva la tassista di notte per poi prendersi cura di noi figli durante il giorno. Non so quante volte abbia fatto su e giù per portarmi agli allenamenti, avrà scaricato il contachilometri…».

È vero che la soprannominava il contadino con gli zoccoli?
«Sì, è vero… La zona da cui veniamo è rurale, con fattorie e animali. Siccome mio nonno usava portare gli zoccoli, io, per imitarlo, ne indossavo di più piccoli, della mia taglia. E mia madre, quando mi vedeva correre a destra e a sinistra dietro di lui, rideva e mi chiamava così».

Quindi non si offende se da oggi la chiamiamo il bomber con gli zoccoli?
«No, no, per favore, lasciamo perdere. Meglio Bobby».

Ma lei non si chiama Donyell? Cosa c’entra Bobby?
«Veramente non lo so perché vengo chiamato così. Un giorno uno streamer, in diretta, ha iniziato a chiamarmi Bobby e sono diventato Bobby un po’ per tutti».

La chiamava così anche Mino Raiola?
«Cosa mi ricorda, il grande Mino… L’ho conosciuto quando ero un ragazzino, avevo quattordici anni. Gli devo tanto. Una volta, in un bar ad Amsterdam, prese un sottobicchiere e mi scrisse: “Insegui grandi sogni, sacrificati e credici”. Mi manca molto, queste parole resteranno sempre con me».

Tornando ai nostri giorni, lei viene a Roma e l’Aston Villa vince l’Europa League. Un po’ le è dispiaciuto?
«Il dispiacere è stato non affrontarli. Purtroppo siamo stati eliminati nel turno precedente dal Bologna. Non sono invidioso, sono felice per loro. E comunque quel successo, in piccola parte, è anche mio e infatti mi è stata recapitata a casa la medaglia dei vincitori».

In Italia c’è un difensore che le ha creato qualche problema?
«Sì, Acerbi. Giocatore esperto, grande marcatore».

C’è una partita in carriera che vorrebbe rigiocare?
«In realtà sono due: quella all’ultima giornata di campionato contro il Mainz, che ci fece perdere uno scudetto già vinto quando giocavo con il Dortmund, e la finale di Champions persa contro il Real Madrid».

Lei è uno dei calciatori della rosa che ha già giocato in Champions. Che ruolo può ritagliarsi la Roma in questa competizione?
«Soltanto giocarla è speciale. Immaginate di scendere in campo in una finale: hai gli occhi di tutto il mondo addosso. Dove possiamo arrivare? Non lo so, ma se restiamo compatti e umili possiamo fare un buon cammino».

In quel Dortmund che prima ha menzionato giocava Hummels, che è stato a Roma nell’ultimo anno della sua carriera. Nel momento in cui ha dovuto scegliere i giallorossi a gennaio, gli ha chiesto un consiglio?
«No, prima no. Poi, quando avevo già firmato, dopo un messaggio da parte sua ci siamo sentiti. Mi ha augurato il meglio, dicendomi che avevo preso la decisione giusta, scegliendo un grande club e una bellissima città. Aveva ragione».

FONTE: Il Messaggero

Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime notizie della Roma sul tuo cellulare? Iscriviti subito al canale Whatsapp di Giallorossi.net!
Articolo precedenteCALCIOMERCATO | Read-Roma, balla un milione: il Feyenoord non molla, serve l’ultimo sforzo
Articolo successivoL’INTERVISTA | Mancini: “Roma mi è entrata nel sangue. Riso? Non sono pazzo, è il calciatore che decide”

6 Commenti

  1. Se si fa male Dybala e ci vendiamo Soule, ci penserà Cristante per mandarti in gol… è una battuta, ma ha pensarci bene chi segna….

  2. ATTENZIONE: La moderazione dei commenti è ora più rigorosa.
    Per qualsiasi dubbio potete consutare il nuovo regolamento.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci qui il tuo commento
Inserisci qui il tuon nome