Striscione Regeni, frenata del club: imbarazza Salah

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NOTIZIE AS ROMA – Un omicidio, troppi misteri e qualche imbarazzo. Il caso Regeni comincia ad assumere una valenza di un certo peso anche nel mondo del calcio. Due giorni fa infatti – sull’onda dell’indignazione popolare nata dalle frizioni tra Italia ed Egitto relative alle indagini sull’omicidio del giovane ricercatore triestino avvenuto al Cairo – è filtrata la notizia che la Lega di Serie A, sposando una richiesta di Amnesty International, stava pensando a una iniziativa di solidarietà per Regeni. Ovvero, per la 35a di campionato, in programma nel prossimo fine settimana, far entrare le squadre in campo con lo striscione: «Verità per Giulio».

MODALITA’ DIVERSE –  Ma a dimostrazione di quanto il tema sia delicato, ieri sono arrivate le dichiarazioni di Abo Rida, vice presidente della Federcalcio egiziana e membro del comitato esecutivo della Fifa (tra l’altro tra gli interrogati nell’inchiesta sui recenti scandali). «La Roma ha chiesto di non partecipare alla campagna per evitare di mettere il suo calciatore in imbarazzo – ha detto a Sada El-Balad Channel – Io ho parlato personalmente con Salah, che mi ha confermato tutto. Peraltro questa campagna non viola nessuna regola Fifa perché non mostra nessuna discriminazione contro persone o Stati». Proprio vero, ed è per questo che il club fa sapere di voler partecipare, ma di aver chiesto modalità diverse. Infatti, già ieri filtrava che la Lega, per evitare problemi, possa autorizzare sì l’ingresso negli stadi dello striscione, ma portato da bambini oppure far apparire la scritta sui maxi-schermi, magari con scelte discrezionali da parte dei club. Detto che la Roma, grazie proprio a Salah – simbolo del calcio mediorientale e legatissimo al suo Paese – ha in piedi una trattativa di partnership col Ministero del Turismo egiziano (ora inevitabilmente rallentata), il caso sembra destinato a lievitare. Un peccato, anche perché persino il presidente egiziano Al Sisi la scorsa settimana ha chiesto «verità per Giulio». Niente di più, ma niente di meno.

(Gazzetta dello Sport, M. Cecchini)

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7 Commenti

  1. Verità per i 2 ingegneri italiani rapiti e ammazzati in Libia no? Ah no loro non erano spie e magari non erano neanche di sinistra…quindi…

  2. Bravo Teo. Qui di striscioni se ne dovrebbero fare a chilometri (pensa a quei missionari e laici italiani – medici, tecnici, che, periodicamente, spariscono nel cuore dell’Africa nera, o in qualche foresta indonesiana).

  3. Ma perché bisogna sempre tirare in ballo il calcio per casi che col calcio non c’entrano nulla? Esponessero lo striscione fuori dai palazzi del potere, dalle ambasciate sparse per il mondo, dalle chiese e dai refettori… E lascino stare il calcio, perché é troppo comodo usare uno sport (che é essenzialmente evasione ed intrattenimento) per sensibilizzare le coscienze. Coscienze di chi, poi? Io non credo che quegli assassini decidano di costituirsi vedendo in tv l’Empoli, il Torino, o anche la Roma, con lo striscione “verità per Giulio”. I politici e l’intelligence facciano il loro lavoro, una volta tanto senza tirare in ballo il pallone.

  4. Cercherò di spiegare e farmi capire.
    Per i tecnici e altri come Padre Dall’Oglio è difficile chiedere a una banda di delinquenti ladroni e terroristi di accertare la verità.
    A un governo che a suo dire è democratico si può chiedere conto e ragione del comportamento dei suoi servizi ed è per questo che è giusta questa scelta anche nello sport ( a mio parere anche tardiva ) .
    Se poi qualcuno vuole tirare fuori i marò faccia pure ma un conto è essere accusati di omicidio e un conto sono 7 giorni di tortura.
    Non c’entra la sx e la dx c’entra l’umanità.
    A qualcuno non viene il dubbio che facendo una campagna su Giulio Regeni si possono salvare anche dei giornalisti egiziani che rischiano la vita ?

  5. Non mi pare di aver vsto alcuno striscione quando Abu Omar fu rapito a Milano dalla CIA con il beneplacito dei servizi segreti italiani, ed estradato in Egitto per essere incarcerato e torturato

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