Moneyball all’italiana? Non ancora, ma la Roma ci proverà

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AS ROMA NOTIZIE – Boston, Massachusets. Qui ha sede il Mit, la migliore università al mondo in particolare nel settore tecnologia. Ed è la città dei Red Sox, la squadra di baseball di cui fa parte Bill James, l’inventore della «sabermetrica», cioè delle statistiche avanzate applicate al gioco poi utilizzare e rese famose da Billy Beane, l’uomo di Moneyball che al cinema aveva il volto di Brad Pitt. Le premesse sono fondamentali per capire il contesto da cui arriva James Pallotta. Bostoniano, presidente della Roma. Dalla quale se n’è appena andato Walter Sabatini. L’ex d.s. ha spiegato: «Io vivo d’istinto, il mio calcio non può essere riportato alla statistica. Pallotta e i suoi collaboratori invece adorano la statistica e stanno cercando un algoritmo vincente». Cioè la formula matematica per acquistare il giocatore giusto.

DAL BASEBALL AL CALCIO – La statistica applicata al calcio è il Santo Graal cui tutti danno la caccia da anni, dopo l’esempio del baseball: nei primi anni Duemila, gli Oakland Athletics, squadra dal budget limitato, contese il titolo ai colossi del campionato grazie alla guida del general manager Billy Beane, che comprava giocatori a basso prezzo osservandone soltanto le statistiche elaborate da Paul DePodesta e ritenendoli sottovalutati. Quale presidente di club di calcio non vorrebbe avere la formula magica per comprare a poco un giocatore di tanto valore? In ambito calcistico, la via è stata tracciata da Matthew Benham, proprietario di Brentford (Championship inglese) e soprattutto Mydtjylland, club fondato nel 1999 e campione di Danimarca nel 2014-15. Benham ha fatto fortuna applicando modelli statistici alle scommesse – secondo gli stessi principi utilizzati da tempo nel mondo della finanza – e ha usato lo stesso metodo con i suoi club: analisi statistica per l’individuazione dei calciatori da acquistare, preparazione matematica delle palle inattive. Prima di Benham, il precursore era stato Damien Comolli, d.s. di Tottenham e Liverpool, tra gli altri: seguace del sistema Moneyball, cadde «in disgrazia» dopo aver speso 42 milioni di euro per Andy Carroll, non proprio un crack in maglia Red (ma nella stessa sessione Comolli prese anche Luis Suarez, e al Tottenham fece arrivare Bale).

IL METODO ROMA – Da noi, Pallotta è convinto di averlo trovato, il Graal. Si chiama tag.bio ed è un software elaborato da una start-up californiana finanziata, tra gli altri, dal presidente della Roma con 250mila dollari su sollecitazione del figlio Chris, che crede moltissimo nel programma. Tanto da arrivare, appunto, alla rottura con Sabatini. Il quale, pare, sia arrivato al punto di non ritorno quando gli analisti gli hanno proposto l’acquisto di Magnanelli, centrocampista che statisticamente sbaglia meno di Strootman. Come tipo antropologico, Sabatini assomiglia molto a Billy Beane. Come metodologia, è esattamente il contrario, incarnando non il cacciatore del Graal ma la vecchia «fede» nell’occhio dell’esperto. Che poi è ancora la dottrina dominante in Italia.

SCOUTING – L’evoluzione nel campo delle statistiche è costante, per fornire cifre sempre più approfondite. I «classici» passaggi effettuati e altri numeri che vedete anche su queste pagine sono la punta dell’iceberg: gli esperti stanno individuando dati di complessità incomprensibile ai comuni mortali. L’«analyst» è una figura che ormai praticamente ogni squadra di alto livello ha inserito nel proprio organigramma. Si tratta tuttavia soprattutto di persone che vivisezionano la prestazione della squadra (la propria e quella avversaria), mentre l’intenzione di Pallotta sarebbe una rivoluzione. Perché sullo «scouting» vero e proprio gli italiani si affidano ancora all’«occhiometro». Se non vedo, non credo. Perché, fondamentalmente, il calcio – a differenza di quasi tutti gli sport americani – è situazionale, non interamente codificabile. «La velocità di giocata, cioè se uno trasmette il pallone a uno o due tocchi, nelle statistiche non c’è, per esempio. E i dribbling? Non si può stabilire se in campo aperto o nello stretto…», dice l’osservatore di una squadra di A. Che aggiunge: «Il dato statistico è ciò che serve di meno nella valutazione di un calciatore». Non ci sarà analista al mondo, per restare in tema, capace di quantificare la grandezza del Totti quarantenne. Persino Benham, non un sabatiniano, ha detto: «Un giocatore può avere un buon numero di tackle positivi, ma magari li fa perché è mal posizionato. Va sempre considerato il contesto». L’occhio umano non è infallibile – pensate al «povero Piris» citato da Sabatini -, non lo è nemmeno la statistica. Non ancora, almeno. I club, grandi e piccoli, un’occhiata ai numeri la danno, in sede di scouting, a volte per accelerare la ricerca: con molti software video si può fare una prima «scrematura» statistica. Ma tutti, nessuno escluso, condizionano la valutazione del possibile acquisto all’osservazione: prima a video, poi dal vivo. Ma se avete un modello matematico valido, fatevi avanti: i presidenti aspettano solo voi.

(Gazzetta dello Sport, A. Frosio)

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23 Commenti

  1. Mah…ste cose nn mi hanno mai convinto. È sempre meglio affidarsi alle competenze umane che a quelle tecnologiche.
    Anche perché sto coso dice che magnanelli sbaglia meno de kevin….magari ha toccato la metà dei palloni….

  2. Che meraviglia tornare ad un calcio semplice dove i ruoli sono classici, il portiere fa il portiere, esce di pugno e libera, i terzini sono mastini, lo stopper, il libero che domina l’area come un vigile con il suo fischietto, e il mediano non deve essere laureato alla bocconi. Il centravanti tocca pochi palloni, ma fa goal ogni partita, l’ala corre sulla fascia e fa i cross a centro area. Le azioni sono lineari e dinamiche, la squadra si muove in campo secondo delle logiche. Tempi andati che non ritorneranno.

    • Non manca molto……l ‘ideale sarebbe avere un frullato misto fra occhio umano professionale e competente e il software freddo distaccato ma funzionale al 100%….

  3. Che articolo disinformativo, giornalismo sportivo di bassa qualità com’è ovvio aspettarsi dalla Gazzetta.

    Le statistiche NON sostituiscono l’occhio, sono solo uno strumento che lo aiuta in alcuni ambiti.
    In NBA le utilizzano in questo modo da anni e le squadre di più successo sono all’avanguardia in questo metodo.

    Il software è un database di dati che aiutano a confermare e mettere in contesto ciò che vedid sul campo… Non è che fai le tabelline e ti dice se un giocatore è bravo o no, la parte tecnica è imprescindibile, solo modernizzata grazie alla tecnologia

  4. Io ricordo che Koulibaly del napoli è stato preso solamente guardando le statistiche. Le statistiche poi non sono quelle che scrive questo maniscalco, ma sono quelle dei passaggi chiave, dei recuperi, dei gol realizzati confrontati con quelli che il giocatore poteva realizzare, tenendo conto se di testa o di piede, se rasoterra o a mezz’altezza, se sul piede preferito o su quello debole, se su assist e di prima o su dribbling, a che velocità si era… tutte statistiche avanzatissime che non c’entrano proprio nulla con quello che dice e diranno i giornalisti solo per infangare la Roma.

  5. Bravissimo Zio Peppo, mi hai tolto le parole di bocca era proprio quello che volevo dire. Koulibaly preso a 7 milioni, guadagna 0,8 milioni l’anno e il Chelsea è pronto a spendere 35 milioni per comprarlo. Manolas comprato a 12 milioni, guadagna 2 milioni l’anno (e adesso ne vuole 4), con la clausola che per 2 anni la metà del prezzo con cui lo vendi andava al l’olympiacos. Diciamo le cose come stanno. L’affare l’ha fatto il Napoli. Affidandosi al software

  6. Tutta la vita mi affiderei ad un software. Sappiamo che dietro questo mondo di “osservatori” dietro ci sono affari e raccomandazioni, oltre a commissioni e altre politiche border line. Risparmio a parte, se hai un software, fatto da un analista esperto, hai sicuramente più parametri che ti aiutano nella scelta di un giocatore. Il software, non è quello che sceglie ma quello che seleziona. Sono strumenti di ausilio alle scelte.

    • Concordo sulla tua affermazione sugli affari e le raccomandazioni. Sul software, però, ho tantissimi dubbi legati alle possibili involuzioni di un calciatore, all’ingresso in un nuovo spogliatoio, all’ambientamento nella città, al carattere di un calciatore e la sua capacità di reagire ai fallimenti e alle frustrazioni, alla capacità di legarsi con gli altri calciatori ecc.
      Con un software applicato alle prestazioni di Iturbe al Verona ( gol, dribbling, assist), nessuno avrebbe previsto un crollo delle sue prestazioni.

    • Non funziona così il software, leggi il commento di Zio Peppo.

      Con delle statistiche avanzate, sarebbe stato più chiaro che Iturbe era un contropiedista limitato tecnicamente.
      Con statistiche avanzate, sarebbe stato chiaro che Kondogbia non sa stoppare e giocare la palla con il piede destro, per dirne un’altra.

      E poi il software NON rimpiazza lo scouting tradizionale, lo deve semplicemente aiutare.

  7. Solo una curiosità, la Roma aveva fatto il tridente Gervinho Doumbia Ibarbo, che guardacaso era il tridente più forte e buggato nella playstation…. non era un caso che avessero provato a mettere insieme questi tre giocatori come nel giochino….. anche se poi non ci hanno creduto fino in fondo e questo tridente non è stato quasi mai schierato. Ma nella playstation erano devastanti insieme. So che sembra pazzesco, ma non era assolutamente un caso.

    • Ma stai paragonando un software sviluppato da una startup di laureati al MIT con la playstation per caso?

  8. Non buttate tutto alle ortiche. Il software può sbagliare solo se le informazioni e inrequisiti formiti sono insufficienti. Più è sofisticato il software più è’ difficile che sbagli.
    Ma che poi il così detto occhio umano non sbaglia????
    Oggi per pilotare un caccia… Per usare un drone, per studiare un intervento chirurgico le migliori performance si hanno attraverso simulatori, robotica e analisi statistica. Perché questo non dovrebbe poter funzionare anche nel calcio?
    Siate tecnici, e innovativi… Con romanticismo si fa la fine di Sabatini.

  9. Basket pallavolo usano statistiche da anni..il calcio va avanti come tanti anni fa con santoni e stregoni o filosofi incomprensibili nel parlare come il fumogeno Sabatini…poi si vedono arrivare delle pippe colossali magari strapagate solo perché hanno fatto bene un anno e magari prima malissimo…la tecnologia se usata con criterio può solo aiutare l’uomo..

  10. Visto i danni che avete fatto, fare un sondaggio ai tifosi chi acquistare o cedere no ??? sicurmante le scelte sarebbero migliori di sabatini e il software

    • come minimo ci troviamo rosi, greco, bovo e compagnia bella al posto di salah, strootman e manolas

  11. Fin tanto che l’intelligenza artificiale non sarà una realtà, determinando l’emergere di facoltà di autoapprendimento e di consapevolezza, il software sarà sempre e comunque un qualcosa che raccoglierà i dati che gli verranno…”dati”.
    E già qui c’è il primo intervento umano. Ovvero la scelta di quali siano i dati salienti.
    Più ampia sarà questa base più lo sarà la possibilità successiva di scegliere, ma ancora qui ci sarà un intervento umano, ovvero appunto scegliere un dato rilevante anziché un altro.
    Avere a disposizione questa conoscenza enciclopedica può essere molto utile all’uomo che cercherà in essa conferma, o smentita, del proprio intuito.
    Da sola non serve a nulla.

  12. (continua)
    Infatti, i software si usano in tutti gli sport ormai. E da molto tempo.
    Il problema è “integrare” le informazioni che forniscono con l’esperienza umana.
    Se hai dei “decisori” umani in grado di rapportarsi a queste informazioni possono determinarsi situazioni molto vantaggiose. Se invece le rigettano, per incapacità di reinventarsi di fronte a un nuovo in continua evoluzione, necessariamente questi uomini verranno sempre più sostituiti.
    Le macchine stanno diventando sempre più importanti, piaccia o meno, perché alla fine danno risultati migliori.
    Ciò non vuol dire che l’uomo non possa avere ancora in molti casi il primato sulla macchina, ma è destinato a perdere, sul medio e lungo periodo.

    • infatti un software ti aiuta a fare una scrematura, alla fine l’unica risorsa veramente limitata al giorno d’oggi è il tempo.

      Non puoi stare a seguire centinaia di giocatori.

      se hai un software che ti permette di creare un profilo di giocatore come vuoi tu, sulla base di numerosi parametri, quelli che aderiscono di più vengono evidenziati, e a quel punto passi ad un secondo livello di attenzione, decisamente umano, che poi verifichi la bontà delle statistiche, sennò come dice sabatini se hai un totti che ti lancia e fai un sacco di tiri in porta, non possono essere statistiche che appartengano ad un solo giocatore, alla fine il calcio è un gioco di squadra.

      non ha senso contrapporre una cosa con l’altra, vanno usati tutti e due i sistemi in sinergia.

  13. Si, Adelmo, ma i dati al software qualcuno deve darli. Ovvero, a livello di scouting, una volta andavano in giro gli “osservatori” delle varie società per adocchiare qualche buon giovane… ma mi risulta difficile pensare che a livello di base sia cambiato qualcosa. Non credo che si possano (ancora) mandare sui campi di periferia dei droni ad acquisire quei dati necessari al software, per quanto sofisticato esso possa essere.
    Per avere certi dati di giocatori non tuoi, o sono raccolti in database pubblici (ma perché poi?) o ogni società deve ricavarsi i propri.
    Probabilmente fin dai propri vivai (i giocatori devono essere monitorati, per avere una base dati.
    Insomma… siamo ancora lontani… il monitoraggio dei dati dei giocatori è ancora possibile solo a un certo livello.

  14. ATTENZIONE: La moderazione dei commenti è ora più rigorosa.
    Per qualsiasi dubbio potete consutare il nuovo regolamento.

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