La Roma e la candida ammissione delle proprie colpe

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NOTIZIE AS ROMA – Il passo indietro di Bergamo riapre nella Roma vecchie ferite che a quanto pare non sono state ancora rimarginate. La sconfitta contro l’Atalanta, del tutto inaspettata dopo i risultati incoraggianti degli ultimi tempi, riaccende i fari sul solito, annoso problema di questa squadra: la mentalità. Ma è davvero solo questo il male della Roma? In realtà l’autocritica fatta da allenatore, dirigenti e calciatori dopo il ko di Bergamo punta il dito verso un difetto molto più specifico e circoscritto: quando la Roma affronta squadre che mettono in campo una certa cattiveria agonistica, finisce per sparire dai radar.

Si era visto contro il Torino, quando i granata offrirono una prestazione tutta cuore e grinta. Si è rivisto ieri, quando all’Atalanta è bastato un gol rocambolesco per ritrovare lo spirito battagliero e sottomettere una Roma che invece si è fatta improvvisamente molle. Non è dunque un caso che la Roma fatichi così tanto in trasferta: davanti al proprio pubblico le squadre mettono in campo prestazioni più gagliarde. E’ vero, Spalletti ieri ha commesso una serie di errori tatticamente imperdonabili che non hanno di certo giovato alla squadra, ma per scomparire dal campo non può bastare qualche cambio poco indovinato. E’ lapalissiamo il mister quando al termine di Atalanta-Roma dice che si perde malamente quando si smette di giocare. Quello che però non ci dice è come mai la squadra smetta di giocare da un momento all’altro. Anche il ds Ricky Massara, con invidiabile nonchalance, ha ammesso che la Roma ha dei problemi quando le partita si “sporcano“. Dettagli, tutti questi,  non troppo trascurabili. E a metterci la ciliegina sulla torta sono stati alcuni calciatori, confessando candidamente che “quando c’è da battagliare, la squadra latita“. Così, come se fosse normale per un calciatore professionista astenersi dalla lotta quando il gioco si fa duro. Come può il tifoso accettare certe dichiarazioni dopo partite come quella di ieri? Stavolta la candida ammissione di colpa è ancora più grave della colpa stessa.

Giallorossi.net – A. Fiorini

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6 Commenti

  1. Ma quando mai la Roma spallettiana si è caratterizzata per grinta e cattiveria? Io ricordo tante belle partite, grandi filotti consecutivi, goleade, ma anche rimonte incredibili (Supercoppa 2006, Palermo, Napoli all’Olimpico e altro) e improvvisi black out, specialmente a cavallo fra autunno e inverno. Ricordo anche (sic) alcuni derby persi in malo modo, cosa inquietante in vista del prossimo. L’ anno scorso ho difeso Garcia fino alla fine, non reputandolo colpevole assoluto. Poi, è arrivato Spalletti, osannato DA TUTTI come il Messia di Trigoria, tornato dal freddo per fare lo zar. Oggi difendo Spalletti dalla marea montante del disfattismo da caciotta, di una parte della tifoseria che, ormai, è l’ombra di se stessa, un fenomeno da cabaret, su tutti i fronti (vedi la vicenda Stadio)..

    • La Roma di Spalletti è questa, prendere o lasciare. Tornerà a fare filotto fino al prossimo black out. Scordiamoci le partite “sculate” per 1-0, perchè non avverrà mai. Garcia era idoneo a quel tipo di calcio (Atalanta Roma di 2 anni fa o Fiorentina Roma dell’anno scorso) ma non andava bene ai puristi del bel gioco. Ieri si doveva andare sul 2-0 e sfruttare ancor più Salah, anche se in scarsa vena. Non è andata così, complice pure Rocchi, checchèse ne dica. Ora qualifichiamoci in EL, 3 punti col Pescara, giochiamoci lo scontro diretto con i cugini (mi prendo il pari, stavolta), andiamo a vincere a S. Siro (Spalletti ne è capace) e giochiamoci la partita con la Juve. Infortuni permettendo. Poi, da gennaio si volerà fino a maggio, come insegna la storia del Mister

    • L’unico dato di fatto è che sono cambiati presidenti, allenatori, giocatori.

      L’unica cosa che non è cambiata è la città ma soprattutto i cittadini.

      Questo per quanto riguarda l’interno.

      L’esterno non è cambiato. Il potere mediatico della triade del nord fa si che ad ogni passo falso veniamo massacrati, seminano zizzania a più non posso e creano uno tsunami multimediale da cui quasi sempre se ne esce con le ossa rotte.

      Ma non succederebbe senza la quinta colonna romana, cioè giornalai prezzolati al soldo di lucianone, e non mi riferisco a Spalletti, coadiuvati dallo scaciottamento sistematico delle tastiere da parte dei flintstones e rinnegati vari, che si proclamano tifosi doc e alla fine provocano solo l’eco di tutto ciò che ci buttano addosso.

      è sempre stato così.

    • Spalletti è un buon allenatore che, come tutti, fa degli errori. L’errore che fanno i tifosi è far passare la gente come salvatore della patria e due giorni dopo come scemo del villaggio. I giocatori che ha la Roma sono buoni e infatti siamo secondi in classifica, ma ragazzi siamo pur sempre la Roma: non abbiamo mai ammazzato un campionato o stravinto qualcosa. Non abbiamo soldi infiniti, né palmares invidiabile. Non bisognerebbe mai perdere di vista la propria dimensione, cercando ovviamente di ampliarla. Io la penso così.

  2. il problema è che abbiamo gli stessi limiti da decenni..questo fatidico passo in avanti lo aspettiamo da una vita ma non arriva mai..cambiano calciatori allenatori e presidenti ma quando c’è da tirare fuori le p…e fare la differenza svanisce tutto..

  3. Ma quale triade, quarto potere e fantasmi, si faccia il mea culpa, imparassero a vincere sotto il colosseo, pure a Leicester ci sono riusciti.

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