SPALLETTI: “Sono tornato per amore della Roma, è la squadra del cuore dei miei figli. Nel 2009 fui costretto ad andarmene. Per allenare qui serve carattere. Se non vinco vado a casa”

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AS ROMA NOTIZIE – L’allenatore giallorosso Luciano Spalletti ha rilasciato un’intervista al quotidiano francese “L’Equipe”, in vista della gara di questa sera contro il Lione. Queste le sue dichiarazioni:

Luciano Spalletti, è passato poco più di un anno da quando ha deciso di intraprendere una seconda esperienza a Roma, sei anni e mezzo dopo la prima e dopo aver vissuto un periodo di successi in Russia. Cosa l’ha spinta, come si dice in francese, a gettarsi nuovamente nella bocca del lupo, in questo caso della lupa?
“Semplicemente l’affetto per questa città, per questo popolo romanista, per questo movimento presente ovunque. Ma soprattutto sono tornato per l’amore per questa che è la squadra del cuore dei miei figli”.

(Il tecnico pronuncia le ultime parole molto lentamente, mentre è impegnato a cercare qualcosa sul suo smartphone. Poi smette di parlare e ci mostra la foto di suo figlio che mostra con fierezza un enorme tatuaggio sul petto nudo con la scritta “Forza Roma!” Un figlio che studia negli USA ed è un grande fan di Francesco Totti).

Alla Roma, tra il 2005 e il 2009, lei ha vinto due Coppe Italia e una Supercoppa, collezionando tre secondi posti e giocando un gran bel calcio in Europa. Come giudica a distanza di anni quel periodo?
“Il mio giudizio non è cambiato. All’epoca abbiamo lavorato in maniera corretta, tentavamo tutti assieme di trarre il massimo da quel lavoro in competizioni di rilievo”.

Una Roma dallo stile inconfondibile e per la quale lei inventò un Totti falso nove…
 “Una scelta felice! Ma, vede, non siamo tanto noi allenatori ad inventare le cose. Sono i giocatori che ti orientano con i loro comportamenti e con le loro caratteristiche verso soluzioni che poi noi possiamo mettere in pratica. A volte funzionano a volte no. In quel caso funzionò piuttosto bene”.

Come è nato quello stile definito da molti osservatori “alla Spalletti”?
“L’idea generale si basava sulla ricerca di un tipo di gioco che oggi è molto più sviluppato e praticato, ma che allora non aveva ancora molti adepti. Mi riferisco allo stile del Guardiola del Barcellona che ha preso il nome di tiki-taka ma che poi, fondamentalmente, si basa sul possesso palla e sul controllo del gioco. E’ quello che noi ceravamo di fare, nel nostro piccolo. Grazie ai suoi movimenti, Totti era bravissimo ad accorciare la profondità della squadra, consentendoci di fare superiorità in mezzo al campo. Gli avversari per sopperire erano costretti ad aprirsi e noi potevamo andare in porta grazie ai nostri uomini bravi ad attaccare la profondità. Il pubblico e la critica allora apprezzavano il nostro modo di ripartire e spesso non notavano quanto fosse gradito ai calciatori quel modo di giocare che consentiva loro di avere spesso il controllo della palla”.

Cosa la portò a San Pietroburgo quattro mesi dopo aver lasciato la Roma?
“Era un’esperienza totalmente nuova per me che non avevo mai lavorato all’estero. Inoltre, i dirigenti russi quando mi hanno cercato hanno fatto di tutto per farmi sentire molto importante, al centro del loro progetto. In particolare Aleksej Miller (il numero 1 di Gazprom e dello Zenit), un dirigente che fa sempre le cose con molto entusiasmo e sentimento e che mi ha messo nelle condizioni migliori per poter lavorare. All’inizio abbiamo fatto due campionati bellissimi e li abbiamo vinti. La squadra giocava veloce e bene con uno stile molto simile a quello della mia Roma, segnava tanti gol.  Poi, col passare del tempo, ho dovuto mettere le mani su alcune situazioni complicate, gestire giocatori dal carattere forte ed esuberante. Senza contare che i calciatori russi cominciarono ad essere gelosi degli stipendi degli stranieri, più alti dei loro. Diciamo che la seconda parte della mia esperienza a San Pietroburgo è stata più problematica!”.

In ogni caso, in Russia come in Italia lei è stato alla guida di squadre spettacolari e vincenti. Ma se nel primo caso ha vinto due titoli nazionali, con la Roma lo scudetto le è sempre sfuggito. Come mai?
“All’inizio di questo decennio nella Premier League russa la concorrenza per la vittoria del titolo era meno forte. In serie A i candidati alla vittoria dello scudetto sono sempre più numerosi. Oltre tutto non dobbiamo dimenticare che ai tempi della mia prima esperienza a Roma avevamo a che fare con la più forte Inter degli ultimi decenni, anche se nella primavera del 2008 siamo stati davvero ad un passo dal vincere il titolo”.

Il contesto in cui si lavora può influire: Roma è considerata una piazza molto calda, molto particolare…
“In effetti lo è! Il fatto che Roma sia il centro della politica italiana influisce su tutto il resto. Qui va tutto ad una velocità superiore, tutto è amplificato, moltiplicato. Tutto questo influenza anche il modo di vivere il calcio nella città. Un luogo dove la partecipazione del pubblico, il coinvolgimento dei tifosi è assoluto. A Roma ognuno vuole avere l’ultima parola, trovare l’argomento che fa la differenza. Per gli sportivi è come se fosse derby tutto l’anno!”.

Un fenomeno accentuato dalla presenza imprescindibile delle radio che parlano di calcio 24 ore su 24.
“Le radio di per sé non sono un problema. Anzi, contribuiscono ad aumentare l’interesse per il calcio, fanno partecipare la gente, offrono le chiavi dialettiche per farlo. Questa passione non impedisce di lavorare bene a Roma, le assicuro che i calciatori ci vengono volentieri. (Luciano Spalletti indica il cielo con una mano) Ha visto che bella giornata oggi, che sole? Come si fa a dire che non si lavora volentieri a Roma?”.

Magari pensando alla complessità dei rapporti con i media…
“Di me ciascuno può scrivere quello che gli pare, non è un problema. (Assume un atteggiamento ironico) Direi anche che è un piacere!”.

Un piacere, lei dice, ma il suo rapporto con i media sembra piuttosto dialettico…
“(Ridiventa serio) La prima volta che andai via da Roma praticamente fui costretto a farlo. Qualcuno cominciò a scrivere che Spalletti non aveva vinto nulla, un po’ di gente gli è andata dietro, sono stato messo nelle condizioni di andarmene. Solo che dopo di me certe situazioni sono successe anche ad altri e sono andati via allenatori che ora guidano squadre di primo piano. Questo significherà qualcosa. Sono tornato a Roma dopo quasi sette anni e ho ritrovato le stesse situazioni, gli stessi meccanismi. Allora dico: se si continua così, se si ripetono sempre questi comportamenti, in questa città continueremo a non realizzare mai niente. E’ per questo che sono tornato: per non lasciare la Roma in balia di certe persone che pensano di fare il bello e il cattivo tempo”.

In tutto questo che ruolo hanno i tifosi?
“I tifosi della Roma sono i supporter della squadra della capitale d’Italia. Sono caldi, passionali, sono consapevoli di cosa rappresenta la loro città e questo li spinge ad avere ambizioni elevate. A Roma non si gioca per partecipare, c’è la necessità di vincere”.

Ad ascoltare le sue parole, il quadro ambientale non sembra dei migliori…
“Le ripeto: a Roma le condizioni di lavoro sono eccellenti. Esistono solo delle situazioni e dei personaggi che agiscono da ostacolo.”.

Lei crede che allenare a Roma sia un’impresa alla portata di tutti gli allenatori?
“Sicuramente per allenare la Roma è necessario avere carattere e un po’ di esperienza. Detto questo, in giro ci sono diversi allenatori che potrebbero tranquillamente guidare una squadra come questa. Negli ultimi tempi in Italia sono emersi alcuni allenatori di grande qualità. Oggi il calcio italiano è nelle loro mani”.

Una sorta di “nouvelle vague”?
“Ce ne sono tanti. Potrei citare Vincenzo Montella (Milan), Marco Giampaolo (Sampdoria), lo stesso Stefano Pioli (Inter). Uno dei più bravi, sebbene sia emerso tardi, è Maurizio Sarri (Napoli). E’ vero che nel calcio spesso le partite le risolve il campione, ma quando questo non è sufficiente loro sono tutti tecnici capaci di leggere perfettamente sul piano tattico le partite e mettere in difficoltà anche avversari più forti di loro”.

E un tecnico straniero può imporsi in una città come Roma e, in particolare, alla Roma?
“Si indubbiamente. Ma qui ne abbiamo visti passare di ottimi e abbiamo visto che per loro è ancora più complicato, essendo sottoposti ad una pressione alla quale di solito non sono abituati”.

Rudi Garcia ha avuto un impatto immediato sulla Roma quando è arrivato…
 “Garcia aveva iniziato benissimo. La squadra aveva quell’entusiasmo che soltanto la vittoria delle partite può darti e poi giocava anche un bel calcio. Ma complessivamente direi che Rudi ha fatto bene anche sul piano dei risultati, i due secondi posti sono un bel traguardo”.

Quando lo ha sostituito, prendendo in mano la squadra ha modificato il suo giudizio sul lavoro di Garcia?
“A un certo punto Garcia ha avuto delle difficoltà ed è stato travolto dalle circostanze e da quei meccanismi che le descrivevo prima. Non ho modificato il mio giudizio su di lui alla fine della sua avventura. Appena sono arrivato ho trovato più o meno la situazione che mi aspettavo. Quando ho cominciato a lavorare a Trigoria ho voluto verificato subito una cosa: che i giocatori avessero la disponibilità a rispettare i ruoli. Così tutto è andato a posto, anche perché la Roma ha giocatori di grande qualità”.

Tornando alla Roma di quest’anno, lei ha dovuto fare a meno di Pjanic, passato alla Juventus. Un bell’handicap…
“Pjanic è stato una delle chiavi dell’ottima riuscita del girone di ritorno dello scorso campionato. A centrocampo avevo puntato tutto sull’asse De Rossi-Pjanic perché mi piaceva l’idea di avere in mezzo al campo un giocatore dai piedi buoni in grado di giocare la palla con qualità e velocità. In questo ruolo, a mio avviso, Pjanic è il più bravo in Italia”.

Lei ha ovviato alla partenza del bosniaco utilizzando Nainggolan come trequartista. Una soluzione che inizialmente ha lasciato perplessi molti.
“In effetti all’inizio nessuno vedeva bene Nainggolan davanti ai centrocampisti. Ora ogni critica è superata. Adesso provi lei a proporgli di giocare in un ruolo diverso, vedrà come la guarderà di traverso! Li si trova alla grande, è dinamico, contrasta e al tempo stesso può anche cercare con più insistenza il gol”.

Sul piano tattico, qual è la differenza tra la sua prima Roma e quella di oggi?
“La Roma attuale occupa il campo in maniera un po’ differente. E’ più allungata, meno avvolgente. Ma questo fatto è determinato anche dalle diverse caratteristiche individuali dei calciatori”.

Come allenatore, le è capitato di gestire l’ultima parte della carriera di un giocatore diventato ormai un mito: Francesco Totti. Nel recente passato c’è stata qualche polemica al riguardo, adesso le cose sembrano essersi sistemate. Come vive tutto questo?
“Avere ancora a disposizione Totti, nonostante l’età, offre un vantaggio notevole: quando lui entra in campo si crea improvvisamente un’atmosfera, una partecipazione del pubblico incredibile. Grazie alle cose grandiose che ha fatto nel corso della sua carriera, a tutte le giocate uniche che ha mostrato ai tifosi, Totti possiede un magnetismo straordinario. Mi viene da sorridere quando, ancora oggi, qualcuno cerca di paragonarlo a qualche altro campione del passato. Totti somiglia solo a Totti! E’ unico, è l’assoluto! Detto questo, è importante che la passione e l’entusiasmo che lo circonda non tolga forza anche agli altri calciatori. Perché lui agisce all’interno di un collettivo”.

Tempo fa lei disse che se la società non rinnoverà il contratto a Totti anche per la prossima stagione lei andrà via. Perché questa presa di posizione?
“Perché ad un certo punto, siccome il rinnovo del contratto tardava ad arrivare, alcuni hanno cominciato a scrivere che ero io a volere che lui smettesse di giocare. Il che è completamente falso. Anzi, io penso che Totti debba giocare fino a quando lo vorrà e la società deve accontentarlo. Se non lo farà andrò via. Così nessuno potrà avere dubbi su come la penso”.

E lei? Cosa vede nel suo futuro?
“Io resto fedele alla mia vecchia idea del privilegiare il gioco di squadra, il collettivo. Riuscire a mettere al centro il pallone e attorno a questo far ruotare tutti gli altri elementi: fisicità, velocità, carattere, qualità tecnica individuale”.

Va bene, ma il suo destino e quello della Roma saranno ancora legati a lungo oppure no?
“A Roma, per tutta una serie di motivi è imperativo vincere. Ormai da questo non si esce più fuori. Non c’è la possibilità di immaginare una crescita graduale, tutto è rapido, accelerato. Quindi è molto semplice: se non vincerò qualcosa significa che non avrò fatto meglio dei miei predecessori e quindi andrò a casa”.

(A. Felici)

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51 Commenti

  1. per me possono scrive quello che vonno Spalletti non parte, ora deve capire perche a perso 5 partite senza un perche, accetto solo la Juve e forse l Atalanta ma le altre se deve capi perche se so perse+ i due pareggie poi Dzeco non capisco perche sti Blekaut, e nun date retta a nessuno de quello che scrivono su l allenatore . pace a tutto e vincemo oggi e Domenica

  2. una bella intervista, chiara, lineare, senza polemiche.
    Chiara sulla squadra, chiara su Totti, chiara sul suo futuro.

    Sarà un casp che il giornalista è straniero? 🙂 mah….

    Forza Roma stasera!!!

    • Veramente non è straniero amico mio, il redattore di questo articolo risponde al nome di Antonio Felici, corrispondente in Italia di France Football. Interviene regolarmente nel corso della trasmissione radiofonica “Te La do io Tokyo”.

      Sempre Forza Roma.

    • Grazie dell’informazione,
      ammetto di non conoscerlo,
      però ammetterai che rispetto a molti altri nostrani lo stile è diverso.

  3. Caro Spalletti, trovati una nuova squadra. A giugno, arriverà Genesio, il tuo avversario di stasera. Con lui, forse, ritorneremo a vincere

  4. Mi pare tutto piuttosto chiaro e le sue parole mi sembrano decisamente oneste. Anche se però su Totti non la dice tutta, c’è sempre un certo “pizzicore”… però alla fine chissenefrega. Per me comunque andrà via, io lo sento già un po’ stanco e usurato dal clima e se non è al 100% mentalmente è inutile e dannoso che resti. Un peccato perché è un ottimo allenatore, ma ce ne saranno altri…

  5. Tottenham, Inter o Juve, ormai lo hanno capito tutti che cerchi un pretesto per andartene. La Roma quest’anno non può vincere nulla, tranne una Coppa Italia già compromessa. Stai tranquillo Lucià, ne troveremo uno molto piú bravo di te

  6. Sono orgoglioso di avere Spalletti come allenatore, spero rimanga perché sta facendo bene anche se potrebbe non vincere nulla. Forza Roma

    • Concordo pienamente con te e spero che Spalletti resti a lungo.
      Ma se proprio dovesse andare via l’unica alternativa è Conte.
      A mio avviso, ovviamente.

  7. Sì, Matteo. Genesio è un grande tecnico che fa giocare benissimo il suo Lione. Stai tranquillo,non è un Garcia 2. 0…

  8. Ha ragione! se arrivi 3 in campionato…e non vinci coppa italia o europa legue..è giusto che se ne va’..! In coppa Itali si puo’ ancora Rimontare…. ma devono giocare col Sangue agli occhi!! e fare come il Barcellona ieri…Pressing a tutto campo!! e vedrai che 3 o 4 gol li fai per forza!

  9. ..e se non vinceremo niente anche quest’anno come dicono alcuni detrattori disfattisti,
    non me la sentirei di dare la colpa a spalletti, perchè lo dicono tutti, la roma quest’anno se non vince è
    solo perchè abbiamo la rosa corta…serviva una riserva di dzeko e un rimpiazzo a centrocampo

  10. L’unico motivo per cui andrà via, sicuramente sarà per il fatto che con questa società è difficilissimo vincere. Non tutti hanno voglia di farsi smantellare ogni anno la squadra e puntare dulle scommesse. Quest’anno è andata abbastanza bene visto la tirchieria nel comprare i giocatori da parte di pallotta. Ma sarà sempre così? Ai posteri l’ardua sentenza.

    • “SICURAMENTE” Ho sempre invidiato chi ha Certezze , essendo solo un uomo sono sommerso da dubbi in generale, anzi ho solo una certezza FORZA ROMA

    • Zanna questa tua puntualizzazione è al quanto inutile. È chiaro anche se non ho la verità in tasca che qualcosa a gennaio è successo tra spalletti e società a causa del mercato. Se poi dobbiamo mettere la testa sotto la sabbia e fare finta di niente e dire per forza che va tutto bene questo è un altro discorso. Sull’ultime due parole che hai scritto ti do pienamente ragione.

  11. Scelga come può e vuole ma spero che comunque riesca a capire il mittente del famigerato sms a Pallotta, e lo sputtani in diretta davanti a tutti, tanto questo non avrà mai il coraggio di uscire allo scoperto. Io spero che rimanga

  12. C è una vecchia barzelletta che rende molto bene l idea e parafrasando dice : ” Gli allenatori si trovano sono i soldi che mancano” . Questo per dire che di Spalletti è pieno il mondo ma se non apparecchi 100/150 milioni di campagna acquisti non vai da nessuna parte. Non penso di dire cosa intelligenti, tutti ormai sappiamo come va il calcio, miracoli come Leicester si chiamano appunto ” miracoli” e quindi o Pallotta è a debito con il Padreterno o si deve mettere pesantemente la mani nelle tasche sempre se se lo può permettere…

  13. Sempre che se lo possa permettere… Devi scrivere di corsa su questo sito fra correttore e refresh, le pubblicità e quant altro sta diventando un impresa. E poi i caratteri, sempre troppo pochi.. Comunque, spero che il concetto sia passato. Il buon Spalletti vuole vederci chiaro, affetto a parte, è un allenatore che oggi ha un mkt e se capisce che gli investimenti rimangono quelli per un risicato mercato, toglie il disturbo.

  14. Dicesse chi sono queste persone che fanno ancora il bello e il cattivo tempo,poi dicesse se resta o no,basta menare il can per l’ Aia.
    Sabatini parlava come fosse lui il padrone,Spalletti si sente un padre eterno,tanto da tenere in bilico una società fino a giugno,la sensazione di inaffidabile inadeguatezza,che trasmette questa società sulle questioni calcistiche è imbarazzante.
    Pallotta se è vero che ci sei batti un colpo.

    • JK,di recente hai affermato che “la dimensione di Spalletti e’l’Empoli”
      non riesco a capire per quale motivo il Mister non si sia disturbato a replicare ad una celebrità come te

      JK,cantiamo!
      DAJE DE TACCO DAJE DE PUNTA….

  15. Spalletti è un perdente, caro Alex. Un budget da 150 mln, in Europa non glielo offre nessuno. Ci aveva provato lo Zenit, dove lo hanno cacciato a calci. Solo Baldini potrebbe convincere il Tottenham a rovinarsi con Don Luciano. Se non lo chiama la Premier, il pelato resterà a Roma

  16. Ho parlato con James poco fa, mi ha detto che oggi ti chiamerà jk, sente una grande necessità di confrontarsi con te e soprattutto di seguire i tuoi consigli.

    • Seeeee seeeeee!
      No aspe’,a Pallotta me l’immagino in videoconferenza col CDA di Goldman Sachs che interrompe tutto per informare JK degli immediati sviluppi!

      JK,come stai messo con l’inglese!?

    • e’vero! ma Kennedy si chiamava John Fitzgerald……
      a JK,te manca una F nel mezzo!

  17. Si l’hanno cacciato dopo 2 campionati vinti, 1 supercoppa e coppa di Russia. Dal nome che hai non puoi che essere una quaglia.

  18. Chi si lamenta della Roma,in generale lo fa a ragion veduta:
    Da Grandissima tifoseria quali siamo,ci meritiamo ben altro rispetto ai vari Nainggolann,Strootmann e compagnia bella.

    Dzeko chi!?
    io voglio Neymar e Sergio Ramos
    E li voglio entro il 15/07

    • No Step,
      che 15/7??
      Io li voglio a metà giugno come giardiniere uno e magazziniere l’altro,
      come giocatori meritiamo ben altro!!!

  19. In cinque anni, con la squadra più potente di Russia ha vinto solo due scudetti, senza mai andare oltre gli ottavi di Champions ed Europa League. Ti sembra un bilancio soddisfacente, caro Ales?

    • Gli anni sono stati 4,
      ha vinto 2 scudetti, un terzo l’ha perso solo per le penalizzazioni dovute alle violenze dei tifosi (-2 dal CSKA con 3 punti di penalizzazione), poi ha vinto Coppe e Supercoppe di Russia, è arrivato agli VIII, massimo traguardo per una squadra Russa,
      Mi sembra un bilancio ottimo.

  20. Questa mattina ero in macchina in giro e mi è capitato di ascoltare le radio… su questa intervista di spalletti ne hanno dette di tutti i colori… come se avesse detto chissà cosa.
    a me sembra chiara, lineare, semplice. niente di trascendentale.
    incredibile come vadano a leggere la posizione delle virgole per “interpretare” a loro uso e consumo…

    fa assolutamene bene la roma a non prendere in considerazione certa gente nemmeno per querelarli. proprio ignorarli, come fosse vento intestinale malamente sfuggito

  21. Se discuti Spalletti stai fuori dal mondo, i fatti parlano per lui.
    Lo Zenit ha vinto nella sua storia 5 campionati, 3 coppe di Russia e 4 supercoppe,
    Spalletti su 12 trofei ne ha vinti 4 in 5 anni, se ti sembrano pochi ? La CL non la vincono ne City, ne Psg, il Chelsea ne ha vinta 1 con Di Matteo in panchina , questi spendono vagonate di Milioni di € e l’equazione non ha funzionato.
    Con la Roma formata da 11 giocatori contati con Cassetti , Tonetto, Taddei ha vinto 2 coppe Italia e 1 supercoppa.

  22. …infine ti ricordo visto che hai problemi mnemonici che nell’anno 2007/2008 c’è stato un clamoroso furto del campionato. Se tu fossi un vero Romanista diresti che quello è un campionato vinto sul campo da Luciano Spalletti e 11 giocatori contati, contro l’inter del triplete. Non fare il lazialotto.

    • Concordo…nell’anno 2009/10 Spalletti andò via dopo solo due giornate e Ranieri si giovò della preparazione atletica e di meccanismi consolidati di gioco degli anni precedenti. Nella campagna acquisti non comprammo nessuno, ma solo rientri di prestiti tra cui “fenomeni ” come Antunes, Faty, Barusso e Guberti svincolato ( manco fossimo la Longobarda) e con Okaka che dopo il gol di tacco al Siena se ne andò all’estero, cedemmo Aquilani in prestito al Liverpool e subentrò Toni in prestito dal Bayern.
      All’epoca Spalletti faceva le nozze con i fichi secchi.

  23. Anto ed Ales siete simpaticissimi e disinformati. Lo Zenit ha iniziato ad investire PESANTEMENTE con ľ arrivo di Spalletti. Prima di lui, nella stagione 2007/08 Dick Advoocat aveva vinto una COPPA UEFA ed una SUPERCOPPA EUROPEA contro il Manchester di Alex Fergusson. Prima di scrivere, studiate: Luciano è un perdente di lusso.

  24. Tra ľ ignoranza e la smemoratezza c’è il nostro caro ALES. Nell’anno del Triplete ľ Inter di Mourinho precedette la Roma di Ranieri. Spalletti era già in Russia.. Fatti una cura di fosforo e cerca di studiare meglio.

    • LO ammetto hai ragione tu l’anno del triplete è il 2010 , l’Inter del 2007 era una squadretta con Zanetti, Cambiasso, Ibra, Julio Cesar Maxwell, Maicon, Chivu, Stankovic.
      Sei forte lazialotto

  25. Anche tu sei simpaticissimo, hai il difetto di essere della Quaglia, che vuoi non si pùò avere tutto dalla vita. A proposito Pallotta vorrebbe che lo consigliassi sul prossimo allenatore, si è sparsa la voce che a Roma ci sono dei grandi Manager, Ds, allenatori che frequentano giallorossi.net., non chiedergli troppo di consulenza che James è un pò tirchio.

    p.s. : come mai glissi sullo scudetto 2007/2008 ?

    • Aless questa “SPECIE DI TIFOSI” devono cantà la il loro inno la canzone di Povia Il Piccione!!

  26. Finiti gli argomenti, passi subito alle offese. Sono molto più romanista di te, ma dimostrami, se riesci, che io sono una quaglia.. Lo vedi che dici solo stupidaggini? Sullo scudetto del 2008 glisso perchè non riguarda ľ argomento in questione. Spalletti: perdente di lusso!

    • Stamo o non stamo a parlà delle vittorie de Spalletti, quella del 2008 per me lo è per te invece è evidente che non lo sia. 1+1 = 2 sei na quaglia.

  27. Ma ndo vai Lucia’! Questa è anche casa tua! E ricordati: anche in paradiso ci sono i cretini!!

  28. Concludo dicendo che su 12 trofei, 4 in 5 anni sono pochissimi. Parliamo di campionato russo, non di Premier e nemmeno di Liga. Altri, prima di lui e con meno soldi di lui, avevano vinto Coppa e Supercoppa Europea.

    • Mi raccomando stasera non te sbaglià a tifà ROMA, dovessimo vincere l’Europa League potresti rischiare un esaurimento.

  29. Se è un grande allenatore lo vedremo se andrà via dalla Roma.
    Vediamo dove andrà,se andrà e cosa vincerà,anche se io dubito fortemente che andrà via dalla Roma.

  30. Nel 2008 non si è vinto nulla. Qui si parlava di palmares e di Zenit, con cui Sparletti ha deluso, tanto da esserne esonerato. Stasera tiferò più di te che esaurito devi essere già da tempo.

  31. ATTENZIONE: La moderazione dei commenti è ora più rigorosa.
    Per qualsiasi dubbio potete consutare il nuovo regolamento.

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