Stadio della Roma, governo in campo

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ULTIME NOTIZIE AS ROMA – Si giocherà a settembre, nella nuova conferenza dei servizi annunciata dalla Regione, la partita decisiva sullo stadio della Roma. Dopo il parere negativo del Ministero dei Traporti su infrastrutture e viabilità, rimane l’incognita di come conciliare il taglio delle cubature (ridotte di oltre il 50%) con le opere pubbliche indispensabili per regolare i flussi in entrata e in uscita. Tra i nodi da sciogliere ci sarebbero anche la tutela del Mibact sull’ippodromo di Julio Lafuente e il ricorso presentato da Italia Nostra. E con il no del Mit alla proposta di un solo ponte (quello dei Congressi), ritenuto «insufficiente» e «non alternativo» alle opere stralciate dal progetto della società Eurnova (ponte di Traiano, svincolo A91 e viadotto di approccio), chissà che non rispunti l’ipotesi di potenziare la metropolitana portandola fino a Tor di Valle.

Pur riconoscendo «le criticità che sarà necessario affrontare con il Comune», ieri il ministro dello Sport Luca Lotti ha ribadito «la massima disponibilità del governo a sedersi attorno a un tavolo per individuare possibili soluzioni condivise». Di più: «Con un parere positivo da parte dell’esecutivo è finalmente arrivato in fondo questo procedimento: direi che abbiamo fatto un enorme passo avanti». Parole concilianti sono arrivate anche dal responsabile delle Infrastrutture, Graziano Delrio, che ha precisato: «Sullo stadio della Roma non abbiamo dato parere contrario, abbiamo detto che c’è bisogno di avere una viabilità adeguata». Se non fosse che, secondo quanto filtra dal Campidoglio, le valutazioni negative del Mit deriverebbero da calcoli sbagliati sulle planimetrie.

In attesa di ulteriori approfondimenti, un dato è certo: a settembre si dovrà trovare un punto di equilibrio tra il minore impatto urbanistico e la riduzione delle risorse destinate alle opere di interesse generale. A sottolinearlo è l’assessore regionale alla Mobilità, Michele Civita, che snocciola i dati: «Si passa da 345 mila a 212 mila metri quadrati, mentre i fondi per le opere pubbliche scendono da 196 a 80,6 milioni». Da qui, la necessità di «rivedere, migliorare, ripristinare opere e interventi sulla viabilità, come sul trasporto pubblico, segnalata da molte amministrazioni». Al netto delle criticità, il mese prossimo l’iter dovrebbe ripartire da capo. Tutti i player istituzionali si dicono «pronti»: ce la faranno a chiudere la partita e portare a casa il risultato?

(Corriere della Sera, M. E. Fiaschetti)

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4 Commenti

  1. Fossi Pallotta affiderei l’appalto per il Ponte di Traiano a Caltagirone ottenendo in cambio la pace eterna con ‘Il Messaggero’ (e testate minori). E con qualche regalo ed una stampa (finalmente) amica farei in modo di ottenere aiuti / alleggerimenti fiscali e quant’altro per far tornare i conti, costruire il Ponte e arrivare al lieto fine. Gli affari con lo ‘Stato’, in Italia (e non solo), si sono sempre fatti in questo modo, che io sappia.

  2. È chiaro che a questo punto il ponte di Traino, evocato nella delibera grillina dovrà essere costruito per eliminare le criticità della viabilità. Senza giri di parole, Comune e Stato, a mo’ di furbetti del quartierino, vorrebbero però addebitarne il costo ai proponenti.

  3. Enrico, ti leggo sempre con piacere e condivido l’arte della diplomazia ma suppongo che per la costruzione del ponte si passerà per qualche gara e non capisco assolutamente il nesso stampa amica/ alleggeriment fiscali? Le miniri entrate le paghiamo noi cittadini?

    • Beh, intanto grazie per la tua gentilezza e l’apprezzamento che contraccambio. E poi… non credo che siano necessarie gare se l’onere della costruzione del Ponte sarà a carico dei Proponenti (penso che possano fare come pare a loro). Per quanto riguarda il nesso tra la stampa e le agevolazioni che il potere politico può elargire immagina il sentimento di un partito che sotto elezioni si ritrovi quotidianamente ad essere bersaglio della principale testata di Roma (‘Il Messaggero’ tira il decuplo di copie de ‘Il Tempo’) come responsabile della mancata costruzione dello Stadio. E infine le minori entrate: si, realisticamente le pagheremmo noi, immagino. In un modo o nell’altro, come sempre ?.

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