ULTIME NOTIZIE AS ROMA – Se tre indizi fanno una prova, otto portano a sentenza: la Roma è una squadra alla quale ad un certo punto si spegne la luce, va in cortocircuito, smette di funzionare. Con la partita di Charkiv di mercoledì sono otto le volte in cui è accaduto: Atalanta-Roma 0-1 (0-1), Roma-Inter 1-3 (1-0), Roma-Atletico Madrid 0-0 (0-0), Qarabag-Roma 1-2 (1-2), Atletico Madrid-Roma 2-0 (0-0), Inter-Roma 1-1 (0-1), Verona-Roma 0-1 (0-1), Shakhtar-Roma 2-1 (0-1). Di queste otto, in sei casi la Roma si è trovata in vantaggio alla fine del primo tempo, quello ben giocato: a Bergamo, in casa con l’Inter, a Baku col Qarabag, a Milano con l’Inter, a Verona e l’altra sera con lo Shakhtar. Altre due volte in qualche modo la squadra giallorossa poteva sentirsi appagata per il pareggio conseguito a metà gara, quindi lo schema mentale regge ugualmente: si tratta delle due sfide con l’Atletico Madrid, nella prima delle quali – l’esordio in Champions di Di Francesco – l’appagamento derivava dalla consapevolezza del differente lignaggio (poi in realtà attutito e, anzi, annullato dai successivi risultati) mentre nella seconda dalla favorevole coincidenza di risultati per cui persino la sconfitta avrebbe lasciato ampi margini di possibilità di qualificazione, come poi è accaduto. Si può dunque sostenere che quando la Roma è chiamata a giocare partite importanti (guardatele: lo erano tutte, ognuna nel suo contesto, compreso quella di Verona quando c’era l’obbligo di vincere alla fine del periodo nerissimo) le affronta col piglio giusto ma poi stacca la spina. Eccezioni che confermano la regola? Col Chelsea. E poi Roma-Napoli e Juventus-Roma: lì il meccanismo psicologico fu opposto. Bloccata inizialmente dalla paura, la squadra di Di Francesco ha reagito dopo essere passata in svantaggio e ha chiuso le partite in crescendo (ma senza pareggiare).
T-FACTOR – Che cos’è, quindi, che fa spegnere la luce? Nel calcio chi cerca di dare valenza scientifica a tendenze emerse dai risultati non può pretendere patenti di autorevolezza. Ma indubbiamente di fronte a tendenze così marcate è lecito azzardare una motivazione che peraltro affonda le sue radici proprio nella natura tattica della squadra. Perché contrariamente a quasi tutte le formazioni della serie A (poche le eccezioni simili alla nostra: il Napoli, la Sampdoria, ora il Benevento), la Roma fonda la sua stessa ragion d’essere in un tipo di calcio che va interpretato solo al 100% della convinzione. Lo potremo chiamare T-Factor, fattore tattico. E nelle giornate in cui per svariate ragioni la squadra non riesce a dare il massimo, o lo fa solo parzialmente, il rendimento scende vorticosamente. Se ne desume che quando la squadra gioca partite importanti e nel primo tempo tutto le riesce bene, a poco a poco si insinua in molti degli elementi del gruppo la velenosa sensazione che il più è stato fatto e che d’ora in poi si può limitare l’impegno. Ma questa è una caratteristica che possono permettersi di vantare solo le grandi squadre riconosciute, quelle che hanno in campo giocatori superiori alle altre. Che possono abbassare un pochino la tensione, senza perdere la superiorità tecnica. Come la Juventus in Italia, ad esempio. Lo stesso Sarri ha impiegato tre anni per convincere i suoi giocatori e allenare le loro menti a dare sempre il massimo e nonostante questo c’è ancora incertezza riguardo il futuro vincente della squadra azzurra (intanto, fuori da ogni altra competizione che non sia la serie A).
QUALI RIMEDI – Uno solo: insistere sulla stessa strada. O si diventa vincenti o si affonda. Per farlo bisogna incidere ancora di più nelle teste dei calciatori e questo diventa quindi l’impegno che deve prendersi Di Francesco. Chi ama questo tipo di calcio non ha alternative: deve farsi seguire senza tentennamenti. «All’intervallo ho chiesto ai giocatori di continuare a giocare con lo stesso coraggio. Ma non l’hanno fatto». Logico, alla luce del ragionamento precedente. Alla vigilia la partita era vista come uno spauracchio, come l‘occasione per ritrovare la dignità perduta tra dicembre e gennaio. E dopo quello sfavillante primo tempo, i difensori hanno pensato di non insistere con la difesa così alta, i centrocampisti hanno alternato la voglia di prendere il pallone e giocare (così evidente nel primo tempo) all’attendismo per evitare guai maggiori (puntualmente arrivati), gli attaccanti hanno limitato la spinta offensiva (soprattutto Perotti) e hanno abbassato il loro baricentro (inutilmente, non avendo nel Dna la fase difensiva). E la frittata si cuoce lenta.
4-2-3-1 o 4-3-3 – Finalino per il sistema di gioco. In fase di non possesso se non si scala con tempismo, col 4-2-3-1 si rischia sempre di andare in inferiorità numerica sulle fasce. Per questo Di Francesco ha confessato a Charkiv che potrebbe anche tornare al 4-3-3 nella gara di ritorno. Si vedrà. Di sicuro la soluzione dei problemi della Roma non è nel modulo.
(Il Romanista, D. Lo Monaco)


” la Roma fonda la sua stessa ragion d’essere in un tipo di calcio che va interpretato solo al 100% della convinzione”
Io aggiungerei: caro Di Francesco, alla domanda “non ho capito cosa volevano gestire” fatta dopo la partita, (anche se credo sia una domanda retorica e tu sappia benissimo chi e perchè) la risposta è: “qualcuno tende a gestire se stesso”.
E Strootman, che è uno che in campo da tutto, sempre, finché ne ha, dopo la partita con l’Atalanta disse che si era vergognato.
Lo dice di se stesso?
No. Lo dici in generale perché non vuoi fare accuse dirette.
E quando qualcuno dice “abbiamo sbagliato approccio e non so perchè”
si riferisce a se stesso? non credo. ancora è un’accusa alla squadra, o a qualcuno di essa.
Ci sono giocatori che si “gestiscono”.
Ottavi in Champions contro una squadra forte e ancora tutto possibile x passare…sfida apertissima e qui si piange il morto…pecore e servi dei GIORNALAI
Era la squadra meno forte del lotto insieme con basilea e porto. E qui si discute del crollo del secondo tempo dopo che alla fine del primo tempo sembrava potessimo fare anche il secondo. Non facciamo i nostalgici o dietrologie così tanto per parlare.
Una volta non era così… che piazza lurida, a schifarci l’uno con l’altro
Cioè… una volta dopo una sconfitta se festeggiava???
Bruno conti7 ,una volta non era cosi’,e’vero come tifoso e’giusto che si vuole sempre vincere,la realta’ ci dice ben altro ,non per qiestoe’necessario sfiduciare la sqiadra nei miei anni jo visto cose peggiori quale il roschio di vedet.scomparire la ROMA come squadra per debiti ,preciso solo a noi hanno fatto le pulci ,le contropulcie nessun giornale prendeva le parti della ROMA viene in mente quella famosa colletta che ha permesso di continuare ad esistere grazie all’amore dei tifosi e dirigenti della ROMA,ma tutto questo si e’ ,dimenticato per questo penso a domenica a continuare a veder vincere la ROMA ,contro tutti quelli che la criticano fino ad odiarla per questo cjiufo con un grande FORZA ROMA
C’è ancora molto da lavorare sulla mentalità della squadra, sempre se si potrà ancora farlo con questi giocatori…o con questo tecnico…l’anno scorso, con Spalletti e un Salah in più, ci fu un’identica situazione…
Caro G e qualcosa, una si tifava, si sosteneva ed alla fine si tiravano le somme…ma tu che ne sai…
una volta la ASR non era un business
Una volta no. Tante cose sono cambiate nel mondo, caro alieno. Non hai notato? 😉
Non voglio fare il menagramo, ma questi un gol al ritorno sento che c’è l ho faranno, quindi dovrà essere l ennesima partita della vita, grazie alla grande prova di temperamento de ste mer.. Strapagati è sopravvalutati.
Anche io penso che un gol lo subiremo per cui dovremo farne 3. E quante palle gol dobbiamo creare per farne 3!? Quindi qualificazione possibile ok ma tutta sta sfida apertissima non la vedo.
Te credo…se famo nartra figura barbina ci supera pure l Atalanta
Per qualsiasi dubbio potete consutare il nuovo regolamento.