ULTIME NOTIZIE AS ROMA – Il pari con la Spal non frena le ambizioni scudetto. Forse – al momento – le complica. Poi, c’è la Champions, il Real Madrid, la possibilità di scacciare l’incubo di Cardiff. C’è la sosta ora, c’è Mire Pjanic, che ha vissuto la Roma come un amore e ora a Torino si gode la stagione della maturità.
Mire, cominciamo dal settimo scudetto consecutivo?
«Non esageriamo, è ancora lunga. Siamo messi bene, ma aspettiamo. Io penso che si decida molto nello scontro diretto».
Come ci si sente da “vincente”?
«Molto bene, sono felice. Qui alla Juve, la vittoria si respira dallemura. Andrea Agnelli me ne ha parlato il primo giorno che ho messo piede a Vinovo. Giri e vedi i trofei, le bacheche: i successi sono nel dna di questo club. Si respira la storia».
Il suo amico Nainggolan ha detto che lei ha scelto di vincere facile…
«Dopo cinque anni bellissimi a Roma, ho solo deciso di fare altre esperienze. La Juve mi ha seguito, mi ha voluto. Io avvertivo l’esigenza di confrontarmi con un’altra esperienza, del resto la carriera di un calciatore è breve. Detto questo, vincere non è mai facile e non lo è nemmeno qui. Ci vuole abnegazione, lavoro. Le vittorie si ottengono sudando, meritandole, al di là di ciò che, troppo superficialmente, si pensi in giro».
A Roma sarebbe stato diverso…
«Vincere lì sarebbe stata un’emozione unica. Purtroppo non ci sono riuscito, e mi dispiace. Ma ci ho provato. Molti sono rimasti male che sia andato via, ma io non ho tradito nessuno».
Che c’è di così magico in Roma?
«C’è passione, dalla mattina alla sera si pensa al calcio, alla squadra. E questo è bello perché un successo ti porta alle stelle, ma dall’altra parte è negativo perché si perde il senso dell’equilibrio. E il problema, lì, è proprio questo. Ma vincere a Roma deve essere un qualcosa di unico».
Torino come è, invece?
«Una città più calma, c’è meno passione, quindi meno pressioni. E’ tutto più tranquillo. Io penso che un calciatore, fuori dal campo, debba essere trattato come una persona normale: se vado a cena con mio figlio, non necessariamente devo avere le persone addosso, poi mi rendo conto che non è possibile. Ma proprio tutto questo rende Roma unica. Poi lì sono diventato papà, un pezzo del mio cuore è rimasto nella Capitale,ma io sono felice a Torino».
Ci tornerebbe a vivere?
«Non lo so, la mia “casa”, oltre la Bosnia, è il Lussemburgo, dove ho vissuto per evitare la guerra, ma Roma è tra le prime, è una città tutta da vivere. La consiglierei a tutti. E’ presto per fare una scelta del genere».
A proposito di guerra. Come la racconta a suo figlio. Con un pizzico di pudore, di paura?
«E’ ancora piccolo, ma è giusto che lui conosca la storia della sua famiglia, di suo padre e pian piano gliene parlerò. Gli sto insegnando la lingua, lo porto a Sarajevo».
Come è Sarajevo oggi?
«Rispetto agli anni bui sembra Las Vegas. Migliorata molto. Le zone ancora in difficoltà sono altre, quelle un po’ fuori le grandi città».
Torniamo al pallone. Quali sono gli ingredienti per il successo, i giocatori?
«La qualità dei calciatori è fondamentale e di sicuro aiuta. Ma ci vogliono anche uomini da spogliatoio, tipo da noi Buffon, Chiellini, Barzagli, gente abituata alla vittoria, che sanno trasferire agli altri questa voglia. La Juve vince, ma ha sempre tutti contro».
Ricorda la sera del violino di Garcia? Anche lei lo era “contro”…
«La Roma voleva vincere, non c’è riuscita. Poi i gesti si fanno spontaneamente e sono sicuro che Rudi non lo rifarebbe se tornasse indietro. C’era rabbia, ci rodeva perdere in quelmodo».
Che cos’è la bellezza nel calcio?
«La semplicità. Io, capriole col pallone, non ne faccio. Per me conta far scorrere bene il gioco, dare equilibrio. I miei riferimenti sono Pirlo, Xavi, in passato Zidane. Calciatori fantastici. Fuoriclasse della semplicità».
E Totti?
«Checco è un genio. Vedeva cose in anticipo. Cose che ad altri sfuggivano».
Quando lui ha smesso, lei non c’era già più…
«Ma ho seguito la vicenda. Si capiva che qualcosa che non funzionava all’interno. Forse andava accompagnato con un po’ di semplicità in più. Spalletti ha gestito tutto, dovevano essere anche altri a prendersi certe responsabilità».
Cosa non le piace del nostro calcio?
«Troppe polemiche, a volte bisognerebbe abbassare i toni. Ma il calcio italiano sta crescendo, lo dimostrano le presenze di Roma e Juve nei quarti di Champions. E sono molto contento che ci sia anche la Roma, lì ho lasciato un pezzo di cuore e ci torno spesso».
Il Real Madrid in semifinale di Champions è una brutta bestia…
«Siamo le ultime finaliste, di sicuro sarà una bella lotta».
Parlava delle troppe polemiche, Allegri contro Sarri ormai è diventato un must: uno professa la cultura del risultato, uno parla del bel gioco. E’ un discorso che l’affascina?
«Io penso che il Napoli giochi il miglior calcio d’Italia, magari la Juve è più pericolosa, più intelligente nel modo di difendere e di interpretare una partita. E poi cosa vuoi dire a un allenatore che vince? Che gioca male, forse? Io penso che conti il risultato, si gioca per quello. Io sto con Allegri».
Che l’ha migliorata molto…
«Sì. Sono un calciatore maturo, con una visione di squadra».
Che ricordi ha di Luis Enrique?
«Un uomo straordinario. Coerente, vero. Non c’è un calciatore della Roma che non lo abbia rimpianto. Eravamo tristi quando ci ha detto che se ne sarebbe andato. Purtroppo quella Roma non aveva i calciatori giusti per attuare il suo gioco».
Con Zeman, invece, zero rapporti…
«Era così un po’ con tutti. Non c’era dialogo, a parte con Totti, che conosceva da anni. L’atmosfera era pesante. Mi dava fastidio che non parlava».
Il suo gestaccio verso il boemo durante un derby dimostrava che i rapporti erano molto tesi…
«Non mi aveva fatto giocare, ero nervoso, in più abbiamo anche perso. Dopo il gol mi sono sfogato, poi gli ho chiesto scusa».
Con Andreazzoli poi, non ha nemmeno giocato la finale di Coppa Italia contro la Lazio…
«E non ho mai capito perché».
Con Garcia, molto meglio no?
«All’inizio andava tutto benissimo, poi non è riuscito a gestire i momenti di difficoltà. Rudi è un bravo allenatore».
Spalletti?
«Un grande. Sei mesi molto bene. Era tosto, ma leale».
E ora Allegri?
«Un uomo molto calmo, che ha la battuta e sa parlare allo spogliatoio. Ma sa essere molto rigido ed esigente».
Dzeko è troppo buono, diceva Spalletti…
«Edin è una splendida persona, è una fortuna per chi ce l’ha in squadra. Io lo definirei un giocatore e un ragazzo positivo, oltreché un grande calciatore».
Meglio di Higuain?
«Come si fa a fare un paragone? Il Pipita è un killer. Ha due occasioni, una la mette dentro. Gli attaccanti argentini sono un po’ tutti così».
Anche Dybala?
«Lui è più un “dieci”».
Che giocatore e uomo è oggi Pjanic?
«Sono migliorato, più maturo. Penso meno alla giocata e più alla squadra. Tutto parte dalla testa, insomma. Il mio erede? Bentancur».
Che ne pensa della Var?
«All’inizio era complicato, ora ci siamo abituati, anche se il calcio è meglio viverlo al naturale. Va perfezionato il meccanismo, questo è evidente».
Che si porta dentro dalla vicenda Astori…
«La morte fa sempre male, figuriamoci se colpisce una persona come Davide, che conoscevo e apprezzavo. E’ stato un momento molto triste. Tutti noi viviamo di pressioni, di liti, facciamo cose inutili e ti rendi conto che il giorno che vivi può essere l’ultimo. Godiamoci di più i momenti, la vita».
(Il Messaggero, A. Angeloni)


Dite quello che volete ma io Pjanic lo rimpiango.
Forse come giocatore (anche se nelle partite importanti….).
Come uomo ha raggiunto i suoi simili.
Certo, come giocatore. Un palleggiatore capace di lancio lungo davanti alla difesa è esattamente quello che ci manca ora, come è mancato a Spalletti il secondo anno.
Come uomo che mi frega.
lo rimpiangi? ma come? il salsicciaro di boston aveva detto che non lo avrebbe ceduto! Sta a torino?
Se un giocatore se ne vuole andare se ne va.
Non hai capito ancora come funziona?
Eppure è semplice.
Come al solito, una raccolta di banalità .
Sei uno delle centinaia di giocatori che hanno vinto qualcosa con la Juve, sarai dimenticato il giorno dopo che smetti di giocare. Ti godrai le feste delle vincite 1 o 2 giorni e poi tutto come nulla fosse accaduto.
Il tuo amico Radja se vincerà qui, ti inviterà a vedere cosa succede qui per un mese intero, sarà nella storia per sempre, mai dimenticato dai romani, e quel giorno capirai che ciò che hai perso sarà di gran lunga superiore a ciò che hai vinto.
non credevo che un giorno sarei mai arrivato a condividere in toto un tuo commento…
evidententemente è giusto il detto mai dire mai…
comunque hai detto parole sante e sarebbe davvero godurioso poter vincere nel breve per fargli capire a questi giocatori il vero significato della parola emozione
Olandese con tutto il rispetto per te che apprezzo molto, ma cosa ti aspetti che scriva quello?
E’ sempre quello che troverebbe il modo di giustificare ogni genere di nefandezza americana.
Per attaccare un giocatore andato via per esigenze di bilancio, parla della meraviglia di vincere a Roma con Naingollan. Peccato solo che anche al ninja se lo stavano a vendere appena un mese fa.
Il solito giro di parole interessate di uno a libro a paga sgamato ormai da una vita.
questa volta mi sei piaciuto alla grande! Bel commento, concetti che non lasciano dubbi. Un mio pensiero, mi piacerebbe che la vittoria arrivasse con Radja in squadra e che lo invitasse a vedere le conseguenze!
un saluto
E sticxxzi?!
Ancora parla della Roma?
Certo che pure Angeloni fa domande di un certo spessore. Eheheeh.
Anch’io, caro Nome 14
Ribadisco quanto detto ieri e per fare contento qualcuno riprendo un virgolettato di Spalletti in riferimento a Pjanic – estate 2016: “Siccome la Roma ha fatto un campionato importante è chiaro che questi calciatori – che sono coloro che hanno permesso ciò con la loro qualità – sono nel mirino di alcune società. Ma questi giocatori mi hanno anche assicurato da un contatto diretto – perché con loro ci parlo quotidianamente – che vogliono rimanere alla Roma. Questi discorsi vanno approfonditi perché ci sono delle situazioni nel calcio che si possono andare a scatenare, cioè che una società prenda un giocatore da un’altra società. Valuteremo ma la volontà dei calciatori è quella di rimanere a giocare nella Roma, perché si sono trovati bene e hanno piacere a indossare questi colori.”
Le parole di Spalletti.
Beh, allora si.
Chico, hai citato Spalletti, non proprio un esempio di limpidezza e linearità nelle dichiarazioni… Ti invito a rileggere quest’altro virgolettato “…Dopo cinque anni bellissimi a Roma, ho solo deciso di fare altre esperienze. La Juve mi ha seguito, mi ha voluto. Io avvertivo l’esigenza di confrontarmi con un’altra esperienza, del resto la carriera di un calciatore è breve.”. Credo che la polemica sulla presunta “cessione” di Pjanic possa concludersi qui, una volta per tutte.
Banalità e luoghi comuni. Ero un’estimatrice di Pjanic pur riconoscendo alcuni limiti che in molti gli rimproveravano sapevo che sarebbe stato difficile da sostituire perchè quel tipo di giocatori lì costano,se,invece,mi avessero portato Thiago Alcantara,allora, avrei festeggiato Ad oggi manca un palleggiatore di qualità che inneschi le punte, che trovi il guizzo contro le difese chiuse, che gestisca la circolazione della palla e,quel giocatore,per ora non è Gerson. Mancano a centrocampo,per caratteristiche,2 pedine esattamente i sostituti del vecchio Keita e di Pjanic, non siamo più forti con Gonalons e Gerson
Concordo totalmente Monika.
concordo totalmente.
Sei vergognoso come i colori che indossi.
Pjanic è il Passato ormai Remoto…
Pellegrini. è il Presente Futuro…
Se Pjanic deve parlare del suo passato,perchè non parla mai del Lione,ma sempre della Roma? Nostalgia Canaglia…
CRONISTORIA DI UN CLOWN
“Se non vinco me ne vado”..
“Il secondo posto vale come una vittoria”..
” Il mio rinnovo dipende da quello di Totti”..
“Sono andato via perchè creavo divisioni nell’ambiente”..GIUGNO 2017
“Sono andato via perchè Pallotta mi disse che avrebbe venduto i migliori” GENNAIO 2018
Il ragazzo è andato alla juve dove per vincere non danno molta importanza al “come”, vabbè chicco…si te piace cosi. A proposito di bacheche, guarda un pò si ce sta ancora er sangue sulla coppa co le recchie?! In quanto a quale gioia sarebbe vincere a roma che dire, lo fatemo senza di te e poi magari te poi vedè qualche video su youtube.
Ps. Dalla guerra c’è chi fugge e chi se chiama Dzeko
Pjanic l’amavo quando era un giocatore nostro, e sinceramente penso che lui sia una grande persona, ma vestire la maglia della Juve non è accettabile: è una vergogna. Tacci tua Miralem!
Non ero un estimatore di Pianic .Dall’intervista emerge un uomo di carattere che sa quello che vuole. Niente da dire punta a vincere e mi sembra anche giusto per uno che ha scelto di fare il calciatore. Il resto non conta niente. Tutte le menate sul cuore e bandiere lascia il tempo che trova specie con giocatori stranieri. Il limite di questa Storia è la società Roma, un club che non ti garantisce visibilità e vittorie ed è giusto che un calciatore ambizioso ambisca a vincere.
Continu, imperterrito, a parlare di Roma e della Roma. Sei maturato a tal punto che la Rubentus nenache alla metà di quello che ti ha pagato riuscirebbe a venderti.
Maturo e vinci? Ma che vinci? Che l’anno scorso hai corso dietro a modric per 90 minuti, un 32enne non ti ha fatto veder palla per tutta la partita. Scandaloso tu e il tuo amico fenomeno dybala che marcato a uomo da casemiro non hanno mai visto nemmeno il colore della maglia di Navas. Prima o poi finirà questa osannazione dei media verso una squadra che prova da 20 anni a vincere la champions facendo il catenaccio… dai su
Per qualsiasi dubbio potete consutare il nuovo regolamento.