Opinionisti e allenatori: ecco i finalisti 34 anni dopo

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NOTIZIE AS ROMA – Quel che sappiamo dei giocatori della Roma del 1984 è che, per sempre, rimarranno una compagnia di eroi mancati. A tenerli uniti in ogni tempo sarà il ricordo di un destino comune, e spietato; come fossero naufraghi scampati giusto per una casualità. Molti di loro in giallorosso han- no vinto il campiona- to dell’83, certo: ma, a pensarci bene, la gioia legata allo scudetto quasi stinge nella malinconia intrecciata alla notte nera del 30 maggio dell’84. Eroi mancati, si diceva. Come pezzi di una scacchiera inclinata già in partenza, quella sera hanno giocato una partita segnata, mossi dalla mano di un destino beffardo. Sono passati 34 anni. Non di rado, però, accade di vederli riuniti in qualche evento, per lo più commemorativo: e quel che brilla agli occhi è soprattutto l’amicizia che li annoda, forse l’ombra di sentimento, o la sofferenza taciuta ma viva, fissata a quella sera. Nel dispiacere, d’altronde, si sono scelti per una vita e quel resistere insieme al tempo è probabilmente una tardiva vittoria sulla rabbia o, chissà, un modo di vendicarsi.

È chiaro che ognuno, poi, abbia dovuto costruirsi un futuro: perché la carriera di un calciatore dura il tempo di un arcobaleno e condensa in appena vent’anni il vortice di una carriera di cinquanta. Così Franco Tancredi fino a poche settimane fa è stato il preparatore dei portieri dello Jiangsu Suning, in Cina, mentre a Sebino Nela, Ubaldo Righetti, Odoacre Chierico – assistente di De Rossi senior nella Primavera – e Ciccio Graziani viene naturale raccontare il calcio in radio e televisione. Piace pure a Roberto Pruzzo, che però ora è anche il direttore sportivo del Como in Serie D.

Particolare, al contrario, è la strada che si è costruito Michele Nappi, il terzino destro della Roma finalista: è il proprietario di un’agenzia di viaggi a Perugia. Di Dario Bonetti va annotato il cammino internazionale: ha allenato ovunque: dall’Ungheria alla Romania e allo Zambia. E Falcao? Come Toninho Cerezo, fa l’allenatore in Brasile, sia pure con poveri risultati. Mark Strukelj, poi, è il vice di Attilio Tesser: lo ha seguito ovunque, anche a Cremona fino all’esonero piovuto la settimana scorsa. Ovunque? Ovunque. Al contrario Bruno Conti non ha mai lasciato la Roma e adesso è responsabile delle Academy in Italia. Mancano il capitano, Agostino Di Bartolomei, e l’allenatore, Nils Liedholm. Loro, davvero, mancano a tutti.

(Il Messaggero, B. Saccà)

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4 Commenti

  1. Non so perché ma ho sempre amato di più Cerezo che Falcao. Il Barone non si discute semplicemente perché non è meglio o peggio di altri, é un mondo a parte.

    • Caratteri totalmente diversi. Aperto ed empatico il primo; algido, quasi “aristocratico” il secondo. Come calciatori, però, entrambi indiscutibili, entrambi importanti. Al di là dell’eleganza di Falcao e dell’apparente goffaggine di Cerezo, il primo è stato, a mio parere, più completo, riuscendo ad interpretare il ruolo di centrocampista totale con una qualità eccezionale. Comunque, due campioni veri.
      Quanto al Barone… hai ragione, è un mondo a parte! Non si può non amarlo. A parte i ricordi personali, mi piace ricordare anche quando mio Papà mi raccontava delle mirabilie del trio Gre-No-Li. Ed io, ancora bambino, cominciavo a formare il mio personale e immaginario album degli Eroi.

  2. La più grande Roma di sempre. Perdemmo per sfortuna perché eravamo superiori.
    Io giocatori così forti a Roma a parte Totti,nn li ho più visti.
    Altro calcio, bello e dove si poteva costruire anche senza mezzi. Quello che nn è mai cambiato sono gli errori arbitrali sempre in favore della juve..
    che però in quegli anni era fenomenale.

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