AS ROMA NEWS – Questa volta dura in tutto quattro ore l’interrogatorio di Luca Parnasi. Ma l’imprenditore, dopo il no del gip e il ricorso bocciato dalla Cassazione, racconta di più delle sue relazioni con la politica e dello stretto rapporto con il consulente ombra del Comune di Roma, Luca Lanzalone. Gli avvocati provano ad aggiustare il tiro, con qualche elemento in più rispetto alle circostanze già agli atti dell’inchiesta. Sembra l’unica via per ottenere dal gip Maria Paola Tomaselli un’attenuazione della misura cautelare, il rischio è che l’indagato numero uno dell’inchiesta sullo stadio resti a Rebibbia fino a dicembre.
RICHIESTA RESPINTA – Perché il giudice, contro il parere della procura, ancora ieri ha respinto l’istanza di scarcerazione di due stretti collaboratori dell’imprenditore, Gianluca Talone e Fabio Mangosi, che avevano reso davanti agli inquirenti dichiarazioni ritenute insufficienti. Il giudice ha chiesto elementi ulteriori rispetto a quelli già emersi dalle indagini e così, all’indomani del pronunciamento della Suprema Corte che ha definitivamente cristallizzato la detenzione degli indagati, i legali Emilio Ricci e Giorgio Tamburrini hanno concordato con la procura, che a questo punto ha una strategia diversa rispetto al giudice, un nuovo faccia a faccia. Si parte proprio da quegli elementi che, secondo Maria Paola Tomaselli, il costruttore non aveva chiarito nel lungo verbale del 27 e 28 giugno scorsi. I nodi riguardano il ruolo dell’avvocato Luca Lanzalone, delegato dal Campidoglio ad occuparsi del dossier stadio, nell’approvazione del progetto, i rapporti con il Mibact, attraverso Claudio Santini, che avrebbe consentito di raggiungere il soprintendente Francesco Prosperetti, le relazioni con la politica: dall’ex assessore del Pd Michele Civita (intanto scarcerato dal Riesame) al grillino Paolo Ferrara. Ma anche il funzionamento di una presunta associazione a delinquere della quale Parnasi sarebbe stato la mente. Ossia i rapporti con i suoi collaboratori, ritenuti veri e propri sodali, e ancora detenuti. E adesso, mentre le indagini dei carabinieri vanno ancora avanti, una nuova istanza di scarcerazione potrebbe arrivare sulla scrivania del gip.
IN PROCURA – Questa volta l’interrogatorio non si svolge a Rebibbia. Giacca chiara e camicia bianca, Parnasi arriva in procura intorno alle 11,15 scortato dagli agenti. Siede davanti ai pm e comincia a parlare dei rapporti con Lanzalone. Spiega quali fossero gli accordi con l’avvocato plenipotenziario del Comune, che sarebbe riuscito a far cambiare la rotta della giunta Raggi sul progetto Tor di Valle. Poi passa a Santini, a Civita, a Ferrara.
Quattro ore non sono tante, ma non si sa se siano bastate a fornire nuovi elementi. Spiega ancora come fosse la politica a chiedere i contributi economici durante le campagne elettorali e come, a fronte di un progetto sul quale aveva puntato tutto, abbia deciso di trovare sponde nelle amministrazioni che avrebbero dovuto dare parere o approvare l’impianto sportivo. Del resto era lo stesso imprenditore a sostenere in un’intercettazione che l’importante era «potere alzare il telefono», quando fosse necessario.
LA STRATEGIA – Una strategia imprenditoriale, per il gip: «Il modus operandi del suo gruppo – ha scritto il giudice – in cui il rischio di impresa viene sostanzialmente abbattuto dal ricorso a pratiche illecite tramite le quali si costruisce il buon esito delle diverse operazioni imprenditoriali intraprese». In questo calcolo rientrerebbero le consulenze garantire a Lanzalone, i soldi per Santini, della segreteria del ministro per i Beni culturali, i fondi alla politica. Parnasi pagava tutti. Ora davanti ai pm cerca di destreggiarsi. La posta in gioco, per l’imprenditore, non è soltanto la libertà personale, ma anche il rischio di pesanti ripercussioni per il gruppo imprenditoriale, con un rosso di 13 milioni di euro oltre il fido e un progetto ancora in ballo.
(Il Messaggero, V. Errante)


Il Messaggero è cartastraccia;è inutile che continui a sperare che lo stadio a Tor di Valle non si farà perchè si farà ;arrivederci Menzognero!
Di illegale in. Italia c’è tutto il sistema burocratico che alimenta la disperazione di chi deve fare impresa.,che deve impazzire. per un diritto, che passa per un favore, politici che come sciacalli mangiano alle spalle di chi deve lavorare… Si arriva alla disperazione più totale.
I magistrati che fanno? Nulla contro potenti, invece per i piccoli non fanno fare nulla…..
Bel sistema davvero. Complimenti…….
hai perfettamente ragione, i magistrati le loro attenzioni dovrebbero rivolgere verso altri esponenti della edilizia romani, molto ma molto più scorretti di parnasi. Il menzognero non fa altro che distorcere le informazioni solo per cercare di affossare con maliziosita il progetto stadio. Naturalmente il tutto a pro solo di un nome,anzi dell’innominato CALTAGIRONE, che annovera tra sue immense proprieta, il MESSAGGERO! Il magistrato nega i domiciliari a Parnasi perchè “non collaborativo”, ripete sempre le stesso cose, non dice quello che LORO vorrebbero sentire dirgli. SCANDALOSO!!!! sotto tutti i punti di vista. Neanche un capo mafia ha avuto un trattamento cosi restrittivo, in proporzione! Secondo me il popolo romanista dovrebbe farsi sentire contro tutto questo marciume
Quando tocca anche a Caltagirone?
Il Menzognero è il principe della disinformazione: “…l’indagato numero uno dell’inchiesta sullo stadio…”.
Ci fanno o ci sono? Avvertiteli che l’inchiesta NON E’ sullo stadio e che i PM (PM, non un giornalaio qualsiasi) hanno già detto che la Roma e lo stadio non c’entrano nulla.
D’altronde da un giornalista che di cognome fa Errante solo errori ci si può aspettare…
hai perfettamente ragione, i magistrati le loro attenzioni dovrebbero rivolgere verso altri esponenti della edilizia romani, molto ma molto più scorretti di parnasi. Il menzognero non fa altro che distorcere le informazioni solo per cercare di affossare con maliziosita il progetto stadio. Naturalmente il tutto a pro solo di un nome,anzi dell’innominato CALTAGIRONE, che annovera tra sue immense proprieta, il MESSAGGERO! Il magistrato nega i domiciliari a Parnasi perchè “non collaborativo”, ripete sempre le stesso cose, non dice quello che LORO vorrebbero sentirgli dire. SCANDALOSO!!!! sotto tutti i punti di vista. Neanche un capo mafia ha avuto un trattamento cosi restrittivo, in proporzione! Secondo me il popolo romanista dovrebbe farsi sentire contro tutto questo marciume
Il giornale di “Mangiafuoco ” è la sintesi di come questo paese abbia necessità d’un cambiamento radicale o di una rivolta popolare . Se un marziano scendesse sulla capitale e trovasse come unico problema le buche e “spennacchio ” ripartirebbe a gambe levate avendo trovato una città di 4 milioni di abitanti con queste 2 ataviche calamità . Il giornale di questo cialtrone e la stele di appecoronati manco fosse la scrivania de lele mora, ha dichiarato guerra alla Raggi e allo stadio da subito. Che questa inchiesta sia aria fritta almeno x quanto riguarda il nostro futuro impianto me l’ha fatto scoprire il porco con gli occhiali e la sua battuta su chi farà prima lo stadio, conoscendo il suo legame con Caltagirone e palazzinari vari. Queste sono le combriccole che tengono Roma aibtrmpi…
Per qualsiasi dubbio potete consutare il nuovo regolamento.