Più soldi per la Roma. Ma la filosofia sul mercato non cambia

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AS ROMA NEWS (Il Tempo, A. Austini) – Ai piani alti di Trigoria adesso si parla solo americano. Ci sono le firme. E i soldi, 33 milioni di euro «versati per intero al momento della sottoscrizione dell’accordo». Lo specifica, non a caso, il comunicato che ufficializza l’uscita di Unicredit dall’As Roma emesso in serata su richiesta della Consob (ieri +13.6% in Borsa). Il 31% della Neep, società controllante del club, passa al consorzio made in Usa guidato da Pallotta (As Roma Spv Llc). Ora la proprietà è riconducibile al 100% al presidente giallorosso, visto che il restante 9% di Neep è stato acquistato un anno fa dalla Raptor.

Di conseguenza, termina il patto parasociale sottoscritto con la banca ai tempi del passaggio di consegne dai Sensi e poi rinnovato l’anno scorso. La Roma, adesso, è gestita senza alcun vincolo da Pallotta, il «managing member» del consorzio costituito nel 2011 insieme ai soci DiBenedetto, Ruane e D’Amore. Da marzo il fondo Starwood Capital Group è diventato il quinto componente dell’«investor committee», grazie a un’operazione da circa 40 milioni di euro. Parte di quella cifra è servita proprio a far fuori Unicredit.

In sostanza Pallotta si è scelto il socio in America ed è riuscito a inserirlo nella Roma al posto della banca che, ormai, era uno scomodo «coinquilino». Spariscono i diritti di veto che aveva l’istituto di credito su alcune operazioni (tipo l’acquisto di giocatori oltre una certa cifra), i prestiti sono stati onorati, il resto dei crediti se li è accollati Pallotta e Unicredit è totalmente esclusa anche dall’operazione stadio. Al contrario di Starwood. Per completare il divorzio manca ora un ultimo passaggio formale: l’attuale cda, in cui siedono 5 uomini della banca, decadrà non appena approvato il bilancio d’esercizio a settembre. E la Roma si sentirà più libera da certe fastidiose ingerenze «politiche».

La prima nuova nomina è già avvenuta nell’ultimo consiglio. Ed è un anticipo della prossima mossa: l’ingresso nel board di Stanley Gold apre al possibile investimento a breve del ricchissimo (come Starwood) fondo Shamrock Holdings creato dalla famiglia Disney, e a un possibile aumento di capitale: l’obiettivo è uscire dalla Borsa.

Più soldi per la Roma e un futuro garantito dallo stadio. Ma non cambia la filosofia come dimostra il mercato in corso: sforato il budget di una quindicina di milioni, ora tocca a Sabatini realizzare una plusvalenza per rimettere a posto i conti. In chiusura una curiosa coincidenza. Proprio ieri la Consob ha comunicato di aver multato di 50mila euro il fantomatico sceicco Al Qaddumi, quello che per primo doveva diventare socio di Pallotta. È sparito (come i cinesi di Hna… ), ma ora deve pagare visto che, mentre il titolo schizzava in Borsa, non ha fornito «attestazione o altra documentazione idonea a comprovare la disponibilità dei fondi necessari ad acquisire il 50% del capitale di As Roma». Diceva che i soldi venivano dalla tribù Al Stewi, resta un mistero il suo fine.

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1 commento

  1. Al qaddumi e stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso,qualcosa mi fa pensare che proprio unicredit abbia abboccato appositamente pur di indispettire Pallotta,ma ora ci siamo tolti il peso finalmente così i lazziesi possono lasciare i loro soldi a unicredit senza credere di dare contributi a noi…..la roma e libera non ci sono più ceneri della società di Rosella Sensi

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