Tor di Valle, montano i dubbi dei consiglieri regionali

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AS ROMA NEWS (Il Messaggero, S. Canettieri) – Una gragnuola di domande che poi, a riunione terminata, si sono solidificate in «dubbi pesanti». Da una parte, in trasferta, l’assessore all’Urbanistica del Comune Giovanni Caudo, dall’altra il collega regionale con delega ai Trasporti Michela Civita e i capigruppo di maggioranza della Pisana. In mezzo: il progetto del nuovo stadio della Roma a Tor di Valle.

La pratica, dopo il sì con prescrizioni della giunta capitolina sull’interesse pubblico dell’opera, è ancora al vaglio dei municipi. Poi passerà a Palazzo Senatorio per il via libera definitivo dell’Aula Giulio Cesare, ultimo passaggio prima della conferenza dei servizi che sarà convocata dalla Regione.

Ma giocando d’anticipo, Caudo ieri pomeriggio ha deciso di portarsi avanti il lavoro, trovando però davanti a sé «la nostra cautela che stride con l’eccessivo entusiamo del Comune», racconta un consigliere della maggioranza di Zingaretti, che preferisce rimanere nell’anonimato.

I NODI – La domanda più frequente rivolta al responsabile capitolino dell’Urbanistica è stata: ma perché tutti questi metri cubi di compensazione? Il progetto presentato da Parnasi e da una società che fa capo al numero uno della Roma, James Pallotta, prevede che intorno allo stadio sorgano circa 900 mila metri cubi di direzionale e commerciale. Che comporteranno di fatto una variante al Piano regolatore. Su questo punto diversi consiglieri del Pd e della Lista Zingaretti hanno spiegato che «l’intervento è eccessivo a fronte di una compensazione tra opere pubbliche – e sono ancora da quantificare i costi vivi». Sempre nel corso della riunione si è trattato del nodo trasporti. E da più parti è arrivata questa considerazione: «I 50 milioni di euro messi sul tavolo dai costruttori per portare la metro B a Tor di Valle sono pochi».

Ultimo aspetto: la proprietà dell’impianto che dovrà essere vincolata alla Roma. Molti consiglieri hanno ribadito che al momento le assicurazioni contenute nelle prescrizioni (penale da 160 milioni e diritto di prelazione) possono essere ancora più stringenti.

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