ALTRE NOTIZIE (Repubblica.it, A. Sorrentino) – Benvenuto in Italia, mister Thohir, e benvenuto all’Inter, il club con l’elmetto perché intorno infuria sempre la battaglia. Ci mancava anche il popolare Viperetta a increspare le giornate dell’indonesiano, dopo una settimana che già era stata indimenticabile di suo: prima i conti in rosso porpora con oltre 100 milioni di passivo, poi le dimissioni di Moratti e conseguenti maremoti interni, infine le polemiche con la Juve e in mezzo il futuro di Mazzarri che rimane incerto e legato ai risultati, com’è ovvio dopo un inizio di stagione col singhiozzo. Per sovrappiù, ecco l’uscita sgangherata del presidente della Sampdoria Ferrero, con quel “l’ho detto a Moratti, caccia er filippino” che sulle prime avrà pure fatto ridere qualcuno, ma su cui pare che Thohir non abbia intenzione di passar sopra, anche se proprio domani è in programma a San Siro Inter-Samp. Dicono che il presidente nerazzurro si sia fatto spiegare bene l’uscita del suo collega doriano e abbia deciso che il club debba fare qualcosa per tutelare la propria immagine. La questione verrà analizzata nei prossimi giorni, ma in Corso Vittorio Emanuele l’ipotesi di una querela o di un esposto alla Procura federale è stata valutata.
La querela, per diffamazione o addirittura per frasi di discriminazione razziale, è la strada più impervia ma al tempo stesso la più clamorosa. Trattandosi di una questione tra tesserati, la querela violerebbe la clausola compromissoria e bisognerebbe chiedere alla Figc il permesso di andare in tribunale: ma su una vicenda che chiama in causa il razzismo potrebbe anche darsi che la Federcalcio, ustionata dalla storia di Optì Pobà , conceda all’Inter la facoltà di rivolgersi a un tribunale. Ma per ora si valuta la strada sportiva con un esposto alla Procura federale, oppure si attende che la Procura stessa apra un’inchiesta sulle frasi di Ferrero. Ne sapremo di più a giorni, intanto all’Inter non sono disposti a lasciar cadere la cosa.

