AS ROMA NEWS – Carlo Zampa, ex telecronista-tifoso di Mediaset Premium, ha rilasciato un’intervista a Il Romanista. Eccone uno stralcio:
Una lunga storia. Anche d’amore, Carlo?
«D’amore, sicuro. Stiamo parlando di 34 anni di vita legati a una doppia passione. Per la Roma e per il microfono. Ho iniziato il primo anno di Eriksson, dopo la finale di Coppa dei Campioni persa. Era il 1984».
La prima telecronaca te la ricordi?
«Avellino-Roma 0-0, dagli studi di Roma. Per Rete oro. La prima all’Olimpico fu invece col Como, seconda giornata, 23 settembre 84».
Come nacque Carlo Zampa telecronista?
«Mi chiamò Alberto Mandolesi. Per Rete Oro l’anno prima le telecronache per la Roma le faceva Ilario Di Giovambattista. Alberto lo avevo conosciuto quando cominciò una trasmissione su Radio Lazio, la radio di Claudio Villa, la sede era a via Giulia. Villa lo chiamò per fare una trasmissione sportiva, io fui il suo primo ascoltatore, il primo a chiamarlo. Ogni lunedì lo chiamavo, diventammo amici».
Come capì che eri portato?
«Da abbonato in Tevere io ad ogni partita facevo le radiocronache da solo, portandomi un piccolo registratore. La gente intorno mi prendeva per matto, ma poi si abituò. Quando il lunedì chiamavo Alberto gli facevo sentire anche i miei gol registrati. E gli piacquero».
Urlando come sempre.
«Sì, ai gol. Mi mettevo in piedi tra Tevere e non numerata».
A quel tempo lavoravi gratis, suppongo.
«Avevamo solo un modesto rimborso spese. Ma vuoi mettere l’emozione? Io la settimana prima dell’esordio non dormii un minuto. Si lavorava così, senza tessere professionali, solo tramite accrediti, per avere la linea bisognava fare una richiesta alla Sip, la mamma di Telecom, non esistevano telefonini, s’improvvisava».
La Roma come l’hai scelta?
«Papà giocava nella Mater con Fulvio Bernardini, trasmise questo amore a mio fratello e a me. Mio fratello è più grande di me di due anni, lavora in Banca d’Italia. Papà morì nel 2007, io mi presi un po’ di riposo. Un anno».
Un talento naturale. Che un giorno fu chiamato dalla Roma.
«Non finirò mai di dire grazie al presidente Franco Sensi. Io all’epoca lavoravo per Radio Incontro, allo stadio lo speaker era un tizio che il Coni metteva a disposizione dei due club. Con un problema: era laziale. Secondo Sensi distorceva volontariamente alcuni nomi dei giocatori della Roma. Sensi voleva creare un’atmosfera diversa allo stadio. Due colleghi, Renga e Ferretti del Messaggero, gli parlarono di me. Così mi chiamarono dall’ufficio che gestiva la fonia dell’Olimpico: “Sensi vuole uno speaker, te la senti?”. “Di corsa”. “Ci vediamo per una prova?”. “Non serve”. “Ma non abbiamo budget…”. “Non voglio soldi, per la Roma lo faccio gratuitamente”. Cominciai. Era il 14 febbraio 1999».
San Valentino
«Non un giorno a caso… Era Roma-Sampdoria con lo sciopero in curva. Vincemmo 3-1, segnò Fabio Junior. Sulla panchina della Samp c’era Spalletti, sulla nostra Zeman, fece doppietta Paulo Sergio».
Come nacque il tuo stile? Gli annunci dei gol, la formazione, i soprannomi…
«Tutto sul momento, non mi sono mai preparato niente. E il presidente Sensi non mi ha mai messo paletti di alcun tipo. Quando mi incontrava mi diceva, che farai oggi? E io non sapevo rispondere, decidevo tutto al momento. Tranne una volta. Per quel Roma-Juventus».
La partita che ti costò il posto.
«Sì, possiamo dire così. Era il 2005, la partita la perdemmo, l’arbitro era Racalbuto, ricordi?».
Indimenticabile. Un fuoriclasse, nel suo genere.
«Mezz’ora prima dell’inizio l’episodio scatenante: io per abitudine preparavo le formazioni e le consegnavo alla regia dello stadio, poi andavo di corsa in tribuna per curare la radiocronaca. Per avere le formazioni andavo nel baretto fuori dagli spogliatoi e aspettavo Tempestilli. Quel giorno mentre aspettavo chiacchieravo con Franco Baldini, finché non entrò Moggi, da una porticina. Borioso, arrogante, con i suoi guardaspalle. Ci passò davanti come se fosse il Papa, senza neanche guardarci. Baldini mi sorrise: “Carlo, fai qualcosa tu…”. Ci pensai, ma non volevo danneggiare la Roma, né potevo citare Moggi. Così decisi di non nominare nella formazione juventina Emerson, Zebina e soprattutto Capello. Quando fu il suo turno rimasi in silenzio trenta secondi mentre sullo schermo c’era il suo nome. Lo stadio diventò una bolgia».
E poi?
«La Roma fu multata, mi assunsi ogni responsabilità, in radio dissi che sarei stato disposto a pagar io».
Forse nella Roma stava cambiando qualche equilibrio politico.
«Io volevo solo sbattere in faccia a Moggi la sua arroganza. Ignorando chi era andato da loro. Tutto sommato posso dire che funzionò».
Ma tu perdesti il posto.
«Non lo scoprii subito, solo a fine stagione. Andai in vacanza, tornai qualche giorno prima, per poter fare come al solito la presentazione, ma nessuno mi chiamava. Finché non lessi proprio sul Romanista che ero stato rimosso dall’incarico. A me nessuno disse mai nulla. Franco Sensi non l’ho mai rivisto. Fui mandato via anche da Roma Channel e, quel che è peggio, da quel momento diventai un nemico personale della famiglia Sensi. Non mi rivolsero più la parola».
E quando hai avuto la certezza che tutto dipendesse da quella “presentazione”?
«Seppi da altre persone che a Torino avevano chiesto la mia testa. Peccato, se me lo avessero spiegato lo avrei accettato. In molti in quegli anni furono mandati via dalla Roma così, senza neanche un grazie».
Hai continuato a fare cronache.
«Sì certo, cambiando radio ma continuando sempre. Poi durante l’anno sabbatico, 2007, mi chiamò Sandro Piccinini, Mediaset aveva deciso di fare per le squadre che considerava maggiori il doppio telecronista. Avevano sperimentato l’idea nella finale di Champions con Pellegatti, riscosse un successo enorme, così ho cominciato anche io, undici anni fa. E mi sono trovato benissimo. Nessuno mi ha mai fatto pressioni, né ha provato a cambiare qualcosa del mio stile. Come al solito, ho dato retta solo a me stesso fidandomi del mio istinto».
Finché Mediaset non ha perso i diritti.
«Si sapeva che sarebbe finita così, molti big erano già andati via. Ora Sky ha i suoi, Dazn anche, e non prevedono il doppio speaker. Ora penso che sia una storia finita».
Ti sei abbonato a Dazn?
«No, e non lo farò. Hanno fatto una cosa allucinante, i diritti venduti per fascia oraria è uno stratagemma solo per vendere il doppio abbonamento. La colpa però è della Lega e di chi gestisce il calcio. Ma leggi i nomi. Non ci si può stupire se rimaniamo sempre tanto indietro…».
Fonte: Il Romanista


Mitico carletto….
Poi se dici che i sensi erano schiavi degli strisciati sei un pallottaboys.
L elemosina per Borriello
L elemosina per Burdisso
“Seppi da altre persone che a Torino avevano chiesto la mia testa”
Il mio sogno è solo di risentirti fare la formazione all Olimpico.
a Zampa va comunque riconosciuta una cosa:
tenta sempre di descrivere la Variabile-Pallotta in modo fresco ed originale,distinguendosi da questa zuppetta cacchetta delle Radio.
Sue le frasi
“BALLOTTA NUN CE GABISCE GNENTE DE GARCIO”
“QUANNO BARLA BALLOTTA NUN LO STO A SENTI’ ”
considerazioni che devono avergli richiesto mesi di meditazione in Clausura.
Romanista vero. Caldo ed appassionato
Lasciando stare Zampa che, al di là di tutto, è un romanista vero, il dramma di oggi è non poter più sentire il vero principe dei radiocronisti tifosi, quel Bingo Bongo, Guido De Angelis all’anagrafe di Formello, che domenicalmente offre al (suo) pubblico (giallorosso) indimenticabili momenti di gioia pura. Sul tubo c’è una pregevole carrellata delle sue esibizioni nei derby passati. Per me BB (che non è Brigitte Bardot) è il monolite delle quaglie. In fondo gli voglio bene per tutte quelle sguaiate risate che m’ha strappato. Mio fratello (antilaziale prima che romanista) è pazzo di lui. Dopo ogni partita persa dei Pippanera m’invia in presa diretta i momenti migliori delle sue (affrante) radiocronache. E poi, a ogni derby vinto, ascoltare in radio i suoi tragici soliloqui del giorno dopo…
Amedè,sottoscrivo! e tuo fratello dev’essere uno spasso!!
Forza Roma e spero di risentirti presto a Carlè!
Caro Amedeo, concordo pienamente. Guido De Angelis è veramente impagabile ed imperdibile, un vero patrimonio dei tifosi romanisti ed io da anni non riesco proprio a farne a meno. La sua perdita rassomiglia ad una mezza tragedia!
Che è allucinante il modo in cui hanno venduto i diritti ha perfettamente ragione.
In un paese serio sarebbe intervenuto il governo.
In alto i cuori fuori la voce:… “Onore a te, Carletto Zampa”.
“Per la Roma lavoro gratis”.
Ti… Romanista vero, romanista nell’anima, romanista nel cuore.
Forza Magggica Roma è Magggica Zampa
Ma come, non erano i dirigenti di oggi LOBOTOMIZZATI verso gli strisciati? Ma come???
Credo che sia il tifoso per eccellenza…..
Non conosco l uomo…..
Ma non conosco neppure una persona piu innamorata della Roma….
Contro tutto e tutti ….
Il simbolo di Romaaaaaaaaaa…..
Quando pianse in diretta…..
Che romantico….
Pure Carletto le ha prese di botte ma con il ruggito vero del romanista non l’hanno mai scalfito. Un esempio per tutti noi.
Se ripenso al 2001 ancora mi vengono i brividi. Grazie Zampa
Tutto sommato credo che camperò lo stesso
Mitico Carletto, Un grande, Un Romanista Vero, peccato che il suo forum e rovinato da pessimisti cosmici, un tempo quel forum era unico.
I sensi erano veramente dei cafoni di prima qualita, non il povero Franco per lui sempre rispetto.
Carletto, trovati un lavoro. Basta a magná urlando le solite tre o quattro caxxate
Per qualsiasi dubbio potete consutare il nuovo regolamento.