De Rossi, ultima chiamata per riprendersi la Roma

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RASSEGNA STAMPA AS ROMA – La sua non è stata una Pasqua di resurrezione, ma chissà se sarà rimasto sorpreso davvero oppure no. La Roma di Daniele De Rossi all’improvviso è diventata sbiadita, ma non per questo vissuta con meno passione perché lui è uno di quelli (dei pochi) che ha davvero il giallorosso nel cuore. Certo, fa impressione notare come gli ultimi tre weekend abbiano raccontato questa storia un po’ malinconica: il 19 marzo in campo per un minuto nel recupero di Roma-Inter; non convocato per le due partite della Nazionale contro Spagna e Germania a cavallo della Pasqua e il 3 aprile non impiegato nel derby (!) contro la Lazio. Impressioni? Fino a un anno fa sarebbe stato impensabile che in un filotto del genere uno come De Rossi non sarebbe stato mai protagonista. Ma uno come lui ha carattere a sufficienza per non abbattersi, e se è vero che a volte i libri del cuore descrivono le persone, basti pensare che il suo preferito, «Shantaram», racconta la storia dell’autore, Gregory David Roberts, cioè di un australiano che è stato rapinatore, eroinomane, carcerato, evaso e poi rifugiato in India. Come dire, le rinascite al centrocampista della Roma affascinano parecchio.

Lui e Spalletti Il problema (o l’opportunità) per lui si chiama Luciano Spalletti. Ormai l’allenatore ha scelto una chiara linea che tende a non privilegiare più il «nome» (chiedere a Totti per informazioni), ma la condizione, e finora anche De Rossi – al netto della ricaduta al polpaccio – lo sta sperimentando. Nonostante girino persino pettegolezzi a Trigoria su frizioni tra i due protagonisti (zero conferme), così invece Spalletti ha sintetizzato il loro rapporto prima del derby, in cui non il centrocampista fu impiegato: «Daniele può giocare negli undici, ma bisogna considerare anche gli equilibri di squadra e quello che possono proporre altri giocatori come lui. Però sono tranquillo: De Rossi sa quale è il modo di pensare di un allenatore». Fu l’anticamera della panchina, così come le parole spese ieri dal tecnico non sono state chiarificatrici. «Daniele? Bisogna tener conto delle condizioni generali di tutti. Ci sono tanti giocatori pronti a dare il loro contributo con la loro qualità».

Lui e l’azzurro Ecco, De Rossi sarebbe fra quelli che scalpitano per mettersi a disposizione, anche perché l’equivalenza di una Roma che brilla (anche) per la sua assenza – avanzata da gente di scarsa memoria – sarebbe troppo amara da metabolizzare. Certo, pensare che a rubargli il posto è finora un campione come Keita, che però ha 34 anni, aiuta a inquadrare la situazione psicologica di Daniele, dalla quale però forse la partita di oggi contro il Bologna potrebbe liberarlo. Rivedendo Donadoni, poi, per il centrocampista sarebbe un modo per ricordare il tempo in cui era protagonista in azzurro, visto che il tecnico del Bologna è stato c.t. in quel biennio 2006-2008 forse troppo sottovalutato. In questi mesi, tra l’altro, De Rossi sembra essere scivolato via pure dalla Nazionale, nonostante il c.t. Conte all’inizio del suoi biennio contasse tantissimo su di lui. Ma lo sport (come la vita) a volte ha bisogno di slogan, e così le 7 partite che mancano da qui a fine campionato possono essere decisive per Daniele per riprendersi la Roma e – se ci sarà tempo – anche l’Europeo. E poi? Il contratto del centrocampista scadrà a giugno 2017 e di sicuro da tempo cantano per lui sirene statunitensi (soprattutto da New York). La sensazione, però, è che De Rossi resterà ancora in giallorosso per cercare di vivere un’ultima stagione da protagonista e da vincente. Ma per arrivare a quel futuro, occorre riappropriarsi del presente. Quello che Daniele vorrebbe con tutto il cuore.

(Gazzetta dello Sport, M. Cecchini)

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6 Commenti

  1. Un paio di annotazioni per Cecchini:
    1) Keita non ha 34 anni,ma 36
    2) “Spalletti non privilegia il nome”,innanzitutto ci mancherebbe altro,e poi dove sta scritto che il “nome” di DeRossi sia piu’pesante di quello di Keita?
    3) “pettegolezzi non confermati da Trigoria”? Ah beh certo,quindi stai scrivendo caxxate.

  2. pssss che è ricicciato er sorcetto O cecchini lo sta cercando nella speranza che prima o poi s’installi a trigoria ? Misteroooooooooooo, ma che er sorcetto se chiama speedy gonzales visto la velocità con cui da informazioni (per lo più false?)

  3. Anche qui.. mi piacerebbe sapere CHI informa Cecchini sull’esistenza dei pettegolezzi a Trigoria..con CHI ha parlato? Oppure s’è fatto topino lui stesso per andare a origliare? In quest’ultimo caso, caro c@zzettino rosa… occhio alle supposte!

  4. Ed eccoli là! Non è ancora finita con Totti che parte il teatrino con De Rossi! Se pensiamo che il problema sia solo della stampa non professionale (cosa che mi trova d’accordo) però siamo fuori strada. Il problema vero sono proprio questi due calciatori che oramai stando da una vita a Roma sono ammanicati alla grande con la stampa capitolina. Per cui tutti gli articoli e le polemiche che ne scaturiscono x me sono scritti a 4 mani! Prima se.ne vanno e meglio è per la ROMA. Se poi si vuole tifare il singolo è una scelta che non condivido ma che rispetto.

  5. ma la cosa marcy è più subdola da parte della stampa prima l’incensa poi quando viene un allenatore e li considera in primo luogo persone , giocatori il cui servizio è in funzione della squadra allora una volta attaccano la società , poi l’allenatore , poi e non farà meraviglia a turno ddr e totti ,perchè questo è il lavoro subdolo della stampa prima l’incensa (qui ce cascamo tutti non solo loro giocatori ,poi poi per distruggere la società te li mette contro , poi usa anche loro come zerbini ,noi abbiamo questa stampa , ma me dispiace non la meritiamo , speravo a un certo punto che il romanista ce la facesse ,invece per motivi economici e anche politici (vedi lega calcio) ha chiuso ,intatto alcuni giornali con tiratura molto inferiore al romanista ancora li tengono in vita, fondi politic

  6. “Il problema per lui si chiama Luciano Spalletti. Ormai l’allenatore ha scelto una chiara linea che tende a non privilegiare più il «nome» (chiedere a Totti per informazioni), ma la condizione, e finora anche De Rossi lo sta sperimentando.”

    “Ormai l’allenatore ha scelto una chiara linea che tende a non privilegiare più il «nome» ma la condizione.”

    “Ormai l’allenatore ha scelto una chiara linea che tende a non privilegiare più il «nome» ma la condizione.”

    “Ormai l’allenatore ha scelto una chiara linea che tende a non privilegiare più il «nome» ma la condizione.”

    “Ormai l’allenatore ha scelto una chiara linea che tende a non privilegiare più il «nome» ma la condizione.”

    “Ormai l’allenatore ha scelto una chiara linea che tende a non privilegiare più il «nome» ma la condizione.”

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