È davvero una Rometta ma Garcia per ora si salva

0
507

garcia

NOTIZIE AS ROMA – Travolta dall’ormai solito destino fatto di crisi esistenziali, beghe intestine, formazioni strampalate e partite regalate, la Roma si è finalmente resa conto di essere ancora prigioniera di se stessa e della sua arroganza di credersi forte. In otto giorni, il pari acquatico offerto al Bologna, la batosta incassata dall’astronave del Barça e la lezione di ieri (firmata Gomez e Denis su rigore) presa all’Olimpico dall’Atalanta hanno fotografato i tanti punti deboli e i troppi nei di una presunta grande squadra davvero mai nata. Già, perché la Rometta attuale è proprio questo: un abbozzo, un’idea di qualcosa che, a seconda dello stato di ispirazione di qualche singolo, può ruminare un po’ di calcio qua e là, ma alla lunga, di fronte alla minima organizzazione altrui, si scioglie come neve al sole. « È un momento drammatico – ammette il ds Walter Sabatini, forse non pensando che i veri drammi sono altri – siamo tutti responsabili».

Immobilismo – Tutti colpevoli, dopo dieci reti incassate nelle ultime tre sciagurate uscite, ma nessun condannato: il paradosso è servito. Nel dubbio se tutto questo sia colpa di giocatori involuti, fuori posto o non messi in condizione di fare al meglio il proprio mestiere (sintomatico l’avvistamento in tutte le zone del campo di Dzeko, alla disperata ricerca di qualche pallone giocabile) o di un’organizzazione di gioco sempre più latitante, specialmente con le assenze degli «anarchici» Gervinho e Salah, la Roma, nonostante i fischi dell’Olimpico, continua a scegliere la via dell’immobilismo decisionale.

Champions decisiva Per ora, quindi, non cambierà nulla. «Garcia resta perché merita la Roma», si affretta a dire Sabatini. «Non mollo e non ho mai pensato alle dimissioni», fa sapere il diretto interessato. «Sarebbe da infami addossare tutte le colpe a Garcia», sentenzia De Rossi. Tutto vero, anche e soprattutto perché quello che momentaneamente passa il convento del mercato degli allenatori disoccupati non entusiasma nessuno sia ai piani alti di Trigoria che di Boston. La rivoluzione in panchina è comunque in agenda, in barba a un contratto che vincola la Roma e Garciafino al 2018, ma per giugno: la primissima scelta, con cui i dirigenti giallorossi hanno già scambiato più di quattro chiacchiere, si chiama Antonio Conte, in scadenza con la Nazionale. Solo la voce del padrone James Pallotta, atteso a Roma per lo spareggio europeo con il Bate Borisov, e l’esclusione dagli ottavi di Champions (con relativi introiti mancati) possono levare il panettone dalla bocca di Garcia e farlo mangiare a un traghettatore semestrale.

(La Stampa, M. De Santis)

Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime notizie della Roma sul tuo cellulare? Iscriviti subito al canale Whatsapp di Giallorossi.net!
Articolo precedente“Così facciamo il botto”
Articolo successivoSabatini scuote la squadra: “Tutti a testuggine”

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci qui il tuo commento
Inserisci qui il tuon nome