NOTIZIE AS ROMA – Unay Emery, allenatore del Siviglia, ha rilasciato un’intervista a Tele Radio Stereo. Il tecnico spagnolo, che ha appena centrato la terza finale di Europa League consecutiva con il club andaluso, ha parlato dei punti di forza della sua squadra e del suo punto di vista sulla situazione del calcio italiano, nonchè della Roma di Spalletti. Queste le sue parole:
“La Roma con Spalletti è diventata molto forte. Sono convinto che con lui riuscirà a fare benissimo anche in Europa a livelli di competitività importante. Mi fa piacere che il lavoro che stiamo portando avanti abbia eco anche in Italia, è una grande soddisfazione ottenere questi risultati. La nostra forza è il gruppo, lo si evince dai gesti, per esempio dalla solidarietà per i compagni infortunati: è stata un’emozione grande quando Gameiro ha alzato la maglia dell’infortunato Krohn-Dehli. Questo è uno dei nostri segreti. Le squadre italiane? Sono convinto che torneranno a fare bene in Europa come la Spagna, che grazie al lavoro porta tre squadre nelle finali delle coppe continentali. La Juventus è già una realtà”.


E noi infatti c’è lo teniamo stretto stretto il nostro Spallettone ….
E guai a chi lo tocca.
Inoltre c’è da considerare che Spalletti ha reso forte una formazione che non era la sua, con crepe tecniche e comportamentali
Se la Roma saprà investire e donare fiducia a Big Luciano allora potremmo veder sorgere una Roma simile a quella del 2008 ma in versione estremamente potenziata (considerare che prima i nostri punti di forza erano Taddei, Perrotta, Riise, Carew ecc…).
Ora che possiamo vantare dei Nainggolan, Strootman, Pjanic e altri grandi giocatori, con i giusti innesti possiamo diventare molto pericolosi: una Roma 5.0.
Calcio spagnolo?
No, grazie
Il calcio, lo sport in generale e l’economia della Spagna sono “dopati” da almeno 15 anni. Lo sanno tutti. La Spagna, antica potenza decaduta negli ultimi 5 secoli, in quest’ultimo ventennio è assurta gradatamente ai vertici mondiali in ogni campo. Nel 2006 l’arresto del medico Eufemiano Fuentes fu il primo episodio a confermare i sospetti sullo sport spagnolo, ovunque primeggiante. Le prove sono decine, l’ultima, sotto gli occhi di tutti, la “resurrezione” del Nino “Lazzaro” Torres (lo ricordate al Milan?), ma si può parlare della evidente differenza atletica fra il Messi blaugrana e quello in nazionale argentina – non sarà mai Maradona, parere personale – idem per Cristiano Ronaldo (nel tennis basta vedere il “chiacchierato” Nadal, per non parlare del ciclista Contador). Il doping atletico è solo una realtà all’interno di un’altra, più vasta, legata all’alta finanza. Queste sono le ragioni per cui non seguo e non mi appassiono alla moda del “cholismo”, come del “guardiolismo”, e a tutto ciò che gira intorno. Il Barça, per esempio, non è una squadra di Club come tutte le altre, non può esserlo, perché è una vera e propria Nazionale (quasi un Brasile), che, in più, può schierare giocatori stranieri (quasi sempre i migliori del mondo). Il Barcelona FC non solo assorbe tutte le potenzialità e le energie di un intera nazione, la catalana, ma gode anche della copertura delle potenti banche locali, a loro volta protette dalla UE (ancora con la storiella degli 80 mila soci! Nel 2012 la Banca Centrale Europea ha risanato i debiti del calcio spagnolo, che ammontavano a 5 mld di euro. Praticamente, Ronaldo, Messi, Neymar e, con essi, i loro trionfi, li hanno pagati i cittadini dell’UE). Qui trattasi di palese, e voluta, concorrenza sleale (altro che fair play finanziario), cui solo gli scialacquatori arabi e russi possono fungere da freno.
Stesso concetto per il Real Madrid, la squadra della Corona dei Borbone, dinastia al potere da ben 3 secoli (una delle più ultime,
antiche, ancora influenti). Il problema è che la storica rivalità fra catalani e castigliani, potere locale contro quello centrale, cortes vs Corona (ossia, un fatto interno tutto spagnolo) ha portato le cose del calcio iberico all’estremo – con il tacito avallo delle autorità europee.
Questo è lo sport che ci appassionia: un vasto fenomeno globale – cui partecipano tutti, per la verità, non solo le società spagnole – fatto di spostamento, da un continente all’altro, di ingenti capitali, sotto forma di acquisti e contratti, spesso a copertura di ben altre operazioni finanziarie, in cui le partite sono solo un dettaglio (basta vedere le cifre “gonfiate” degli acquisti spagnoli, il 20/30 per cento sopra ogni quotazione di mercato – vedi il caso Sanchez dall’Udinese e Bale dal Tottenham).
Ciò che non capisco, o forse si: UEFA e FIFA, qui prodest tutto ciò?
Peccato che in Europa abbia collezionato solo tonfi. Alla guida dello Zenit prulimiliardario, tra Champions ed EL, il pelatone non ha mai superato gli ottavi..con zeru titoli internazionali.
Grande grandissimo emery.
Terza finale consecutiva di europa League. Tanta roba davvero.
Per qualsiasi dubbio potete consutare il nuovo regolamento.