Falcao mette ordine: “Francesco, decidi tu”

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AS ROMA NEWS – Lo Sport Recife, tradizionale squadra del Nordest brasiliano, è la sua nuova casa. I chilometri e il fuso orario, però, non gli impediscono di essere vicino alla Roma con la mente. Paulo Roberto Falcão racconta questo nuovo capitolo della sua vita, fra qualche difficoltà e uno sguardo agli amori del passato.

Buongiorno, Falcão. Come vanno le cose allo Sport Recife?
«Stiamo andando bene. Abbiamo cambiato più di metà gruppo, ci vorrà tempo. Non siamo ancora nelle condizioni ottimali».

Secondo lei, in Italia, chi vince lo scudetto?
«La Juventus aveva avuto un inizio preoccupante e quest’ultima rimonta può impressionare solo le persone che non conoscono la loro storia».

La Roma?
«Comincia a rimontare. Otto punti sono tanti, non tantissimi. Nel calcio nulla è definitivo».

Quindi la Champions è un obiettivo più che alla portata?
«L’ha già raggiunta negli ultimi anni. A inizio stagione pensavo che la Roma poteva lottare per il titolo. C’è ancora tempo, però ha avuto dei problemi che non mi aspettavo».

Lei apprezzava Garcia: dispiaciuto dell’esonero?
«Sì,ma fa parte del calcio. Credevo anche che Dzeko fosse l’uomo giusto per la Roma, perché mancava un attaccante d’area che finalizzasse il grande volume di gioco. Purtroppo non sta facendo un bellissimo campionato nel complesso, ma se s’inserisce bene può fare la differenza. C’è ancora tempo per una scalata della Roma. Il problema è che ha tre squadre davanti».

Come valuta lo strappo tra Spalletti e Totti?
«Non conosco nei particolari il vero motivo della frizione. Non sarebbe serio da parte mia, anche perché stiamo parlando di due personalità forti e di primo piano. Spetta a loro mettere a posto la situazione»

Cosa consiglierebbe a Totti?
«Conosco Francesco. È un ragazzo molto intelligente e sa come comportarsi. Spetta solo a lui prendere una decisione sul suo futuro, non ad altri».

Lei si lasciò male con la Roma: pensa che anche Totti rischi andar via rompendo con la società?
«La mia storia nella Roma è stata più breve della sua e quindi non si può paragonare. Tra l’altro io ero sotto contratto e arrivammo a sfidarci in tribunale con la società. Ma vedrete che tutto si sistemerà. Ne sono sicuro. Faranno pace».

Alcuni tifosi cominciano a pensare che questi anni di gestione americana siano stati sprecati. Lei che idea s’è fatto?
«Non penso proprio, la Roma è arrivata seconda negli ultimi due anni. È riuscita a fare cose importanti, almeno giudicando i risultati».

Quindi queste sarebbero le basi per un buon futuro?
«Il futuro è sempre difficile da indovinare. Quest’anno è difficile arrivare allo scudetto, magari l’anno prossimo».

Quali sono, invece, suoi obiettivi nel Brasileirão?
«Abbiamo un grave problema: viaggiamo troppo. L’anno scorso sono state fatte più di 40.000 ore di aereo. Non dico che voglio il titolo e non prometto nemmeno la zona Libertadores, ma spero di fare un bellissimo campionato giocando bene»

Quale idea di calcio sta cercando di proporre?
«Bisogna cercare il bel gioco imponendosi tramite l’atteggiamento. Il campionato brasiliano, forse, è il più difficile al Mondo è imprevedibile. In Italia s’alternano Juventus, Inter, Milan. La Roma ha vinto tre volte. In Spagna non ti sbagli: Barça o Real. In Brasile invece possono vincere tutti»

Finalmente ha avuto una squadra dall’inizio della stagione.
«Sì, l’anno scorso quando sono arrivato lo Sport aveva fatto 7 pareggi, 5 sconfitte e una sola vittoria, un momento bruttissimo. Abbiamo concluso a 3 punti dalla Libertadores. Potevamo arrivarci se non fosse stato per due direzioni arbitrali scandalose».

Il calendario, a quanto pare, non le facilita la vita.
«Esatto. Abbiamo cominciato gli allenamenti il 10 gennaio, e l’esordio è stato il 31. Gli impegni sono tanti, non c’è tempo di allenarsi e non si entra in forma con le partite. Però devo dire che lo Sport è un club che sa aspettare il lavoro dell’allenatore».

Ultimamente si discute molto dell’atteggiamento del Barcellona con gli avversari: mancanza di rispetto o genialità di grandi campioni? «Non vedo alcuna provocazione. Vogliono divertirsi e far divertire la gente, facendo una cosa in più. Non so se l’avrebbero fatto sullo 0-0».

Nel 2012 ha passato un periodo a contatto con tanti allenatori europei. Chi l’ha colpita?«Ancelotti, Guardiola, Mourinho, Capello: hanno vinto tanto e mi piacciono. Carlo (Ancelotti) è un fratello, tifo per lui. Ha vinto tutto ed è una persona straordinaria. Non è cambiato per nulla da quando l’ho conosciuto quando sono arrivato a Roma e lui aveva 20-22 anni al massimo»

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6 Commenti

  1. Paulo Roberto Falcao, eccetto Totti, il più grande giocatore giallorosso. Nella storia della Roma c’è un “prima” e un “dopo” Falcao. Personalità impressionante, leader assoluto in campo e non, intelligenza fuori del comune. Centrocampista da favola, con i piedi di Iniesta, il dinamismo di Nainggolan, la capacità di segnare di Vidal (praticamente un mostro). Andai alla sua prima nell’agosto 1980 contro il Porto Alegre, la sua ex squadra. Abituato com’ero con i vari Maggiora, Chinellato e soci, quando vidi Falcao stoppare di petto un rinvio di Tancredi, per poi portarsi avanti la palla con la spalla, mi resi conto di trovarmi di fronte a un extra terrestre. Il resto è storia.
    In termini di mentalità vincente, nessuno è stato come lui. Purtroppo ce lo massacrarono a colpi di tacchettate violente, ben mirate, sempre sullo stesso ginocchio. Ci vollero ben 4 killer, assoldati dal sistema, con la complicità degli arbitri, per fermare questo fenomeno della natura: Briaschi (Genoa), Beppe Baresi (Inter – un mese prima del Liverpool, ringraziamolo ‘sto bastardo), Manfredonia (Lazio) e Fanna (Verona).
    Con Falcao sano avremmo vinto la Coppa dei Campioni.

  2. Che spettacolo che era vederlo in campo. Sempre a testa alta, pallone fra i piedi, guardava il posizionamento dei compagni ed era come se disponesse la squadra con il pensiero.
    Era regale, in ogni suo movimento.

    Come giocatore quello che più gli è assomigliato per questo modo di stare in campo penso a Beckenbauer.
    Fra i moderni non c’è uno come lui.
    Anche se… stilisticamente non c’entra niente, ma per come si muove pensando a tutta la squadra, dettando il posizionamento dei compagni, Strootman me lo ricorda.

  3. Caro Orazio, concordo su tutto, specialmente sul paragone con Beckenbauer, un altro marziano. Con Falcao la Roma si reimposseso’ del suo “nome”, lasciando “quello” di Rometta al passato remoto. Purtroppo l’epilogo fu quasi drammatico. Viola non gli perdonò mai il ricatto a cui fu sottoposto dal procuratore del brasiliano, circa il rinnovo del contratto, a pochi giorni da Roma-Liverpool (Falcao ormai aveva il ginocchio fracassato). Come ben ricordi, la vicenda fini’ in tribunale. È il nostro destino, quello di non godere appieno delle nostre gioie..

    • All’epoca mi sembrava tutto più semplice. Falcao si era fatto male giocando con la Roma e non potevo credere che non potesse tornare a giocare. Ero decisamente dal sua parte contro la società. Ma in effetti Viola non era fesso… Falcao non ha più giocato.
      E così arrivò Boniek, dalla Juve (appena dopo l’Heysel) e Ericsson lo mise dietro, a fare più o meno il ruolo di Falcao.
      Una delle più belle squadre che ho visto, in assoluto. Tranne quel 20 aprile.

  4. Qualche tempo fa su RomaTv mi son rivisto un pezzetto di Roma-Dundee….che ricordi eh? La prima partita che vidi all’Olimpico fu Roma-Pisa 3-1,l’anno dello Scudetto…Maldera tiro’una sassata terrificante nel “7”,si senti’il calcio PUM!!! avevo 10 anni…lasciamo perdere va’…

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