Il problema? Non sappiamo più formare i fuoriclasse

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ALTRE NOTIZIE – Non credo possa essere subito un’altra Italia. Ci sono novità importanti, come Chiesa, il nuovo Immobile, lo stesso Insigne, ma siamo quasi dovunque nel conosciuto con in più l’handicap di arrivare in molti solo dal campionato medio, nemmeno dalle grosse squadre, mentre l’Argentina è la squadra più internazionale che ci sia. Non ho sentito in questi mesi nessuna risposta alle vere domande che ci hanno eliminato: perché non abbiamo più grandi giocatori? Essendo il calcio sempre un aspetto profondo del paese che lo genera, se da vent’anni non portiamo un fuoriclasse significa che qualcosa è cambiato nelle abitudini del paese. Gli stranieri, il modo di crescere bambini e ragazzi ormai in balia di genitori manager; la mancanza di tanti piccoli campi sparsi dovunque dove ricreare gli spazi stretti della strada. La qualificazione degli insegnanti. Parliamo solo del nuovo c.t. che dovrà accontentare gli sponsor, quindi avere un grande nome.

Ma non siamo in grado di costruire giocatori. Parliamo di centri federali come se ogni club non lo fosse. E non avesse per primo l’interesse e la specializzazione per far crescere i ragazzi. Parliamo di tattiche, come se ce ne fosse una universale e ogni partita fosse uguale. Non vedo una novità forte, una visione per restituire qualità al nostro calcio. C’è un piano per il nuovo c.t., ma non ne sento uno per ristabilire qualità di gioco, il controllo dello spazio stretto, la corsa da quattrocentisti, l’agilità di un dribbling, tutto quello che fa la sapienza di un bambino. Di Biagio invita a divertirsi, ma nessuno si diverte quando l’avversario è sempre più forte. Il problema è quello: perché non lo siamo più? Qualcuno se lo sta chiedendo? In fondo è questo mistero che rende bellissima la partita di stasera.

P.S. Per Arrigo Sacchi. Non è vero che gli ultimi italiani con mentalità offensiva sono stati gli eserciti romani. È solo che per i 1600 anni successivi non c’è stata l’Italia. Mussolini attaccò poi l’Albania e la Grecia, ma perdemmo in contropiede.

(Corriere della Sera, M. Sconcerti)

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7 Commenti

  1. Veramente l’esercito Romano non era offensivista, ovvero faceva prettamente della pazienza, la strategia e il genio ingenieristico le sue armi migliori.
    In pratica come la frase di moda oggigiorno “Vince la miglior difesa”, i romani avevano solide basi.
    Un Impero votato all’attacco era quello di Alessandro Magno e infatti si videro i sorprendenti risultati e la prematura fine; i romani erano molto di più.
    Gli Imperi, non solo con le battaglie, si costruiscono con la “politica” e “passo cauto” ed è quello che sta facendo Pallotta rispetto all’Allegra Brigata Milanello.
    Comunque basare il Calcio odierno su esempi del passato fa comprendere quanto siamo alla frutta. Pensiamo al futuro e non dormiamo sugli allori.

    • uh uh uh..il passo cauto di Pallotta è il passo del GAMBERO..eh eh..più che Cesare questo è come ..CARACALLA..perchè..CARACOLLA..eh eh eh..

  2. Sconcerti nel panorama desolante del giornalismo sportivo di questo paese passa per un vate, poiché ha imparato a dire banalità dando l’aria che siano distillati di conoscenza calcistica semplificati dal buon senso.
    In realtà di intellettuali prestati al commento del calcio se ne vedono sempre meno.

    Ma è ovvio che di fronte a un Sacchi, appaiono giganti.

  3. Il giocatore più forte italiano in attività ad oggi è Insigne, bisognerebbe chiedere a quel genio di sVentura, come mai non ha giocato come titolare inamovibile del suo 4-2-4, tra l’altro in un modulo che gli calzava a pennello visto il ruolo di esterno offensivo sinistro.
    Per lo sviluppo del calcio italiano ci vogliono le squadre B, se ci saranno ragazzi italiani che valgono si faranno.

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