Il rivoluzionario Ratti al fianco di Libeskind

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NOTIZIE AS ROMA – Per il grande pubblico è un nome poco conosciuto. Per gli addetti ai lavori è un «Leonardo 2.0» come lo ha ribattezzato la rivista Wired, la «bibbia» dei super tecnologici. Lui è Carlo Ratti, quarantenne italiano, ingegnere che vive a Boston e lavora nel celeberrimo Massachusetts Institute of Technology, il non plus ultra in fatto di tecnologie. Al Mit, Ratti dirige un laboratorio all’avanguardia, il SenseAble City Lab un posto dove ingegneri e architetti ripensano le città cercando di renderle più pulite, più abitabili, più a misura d’uomo. Un lavoro partito nel 2004: Cannes ripensata o progetti per la Biennale di Venezia come un’analisi su Roma in tempo reale che, usando dati sui cellulari, gli autobus e i taxi, entrava nelle dinamiche urbane degli spostamenti con l’obiettivo di studiare strategie di riduzione delle inefficienze. Ma anche uno studio sui movimenti dei calciatori del Milan durante una partita utilizzando analisi psicologiche dirette a migliorare la performance della squadra.

Una quantità di studi, approfondimenti e analisi che hanno portato Ratti ed essere uno dei massimi esperti mondiali in termini di edifici moderni. L’ultima fatica è The Mile, un progetto per realizzare un edificio a torre, il più alto al mondo, che raggiungerà i 1600 metri e che sulla sommità ospiterà una terrazza d’osservazione aperta al pubblico. Certo, fortunatamente non sarà a Roma, altrimenti già sentiremmo le sirene lamentevoli di quelli che «è troppo alta». Insieme a LendLease (che lavora anche al progetto Stadio della Roma), a Ratti è stata affidata, con un concorso internazionale, la progettazione del Parco della Scienza, del Sapere e dell’Innovazione di Area Expo Milano 2015 che, tra l’altro, ospiterà il primo quartiere al mondo progettato per veicoli che si guidano da soli. Insomma, l’arrivo di Ratti insieme a Daniel Libeskind avrà l’effetto di riunire nel Business Park due delle menti più brillanti di questo inizio di secolo. Un respiro internazionale per lo Stadio.

(Il Tempo, F. Magliaro)

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5 Commenti

  1. Shhhh…non ditelo all’Ecostronxo Di Cicco…
    Però, almeno questo se chiama Ratti e, nel contesto, je dovrebbe anna’ bene.

  2. … and a Fullbright fellow… il che, per chi conosce questo programma, è un titolo di assoluto prestigio (ed aumenta di molto le probabilità di vincere un Premio Nobel…). Ottimo. Solo che non ho capito bene cosa farà per il progetto Stadio / Business Park.

    • A me per la verità le Torri non mi sarebbero dispiaciute affatto. A parte la straordinaria bellezza architettonica dell’opera mi sembra che le cubature proiettate in verticale avrebbe accresciuto di molto il verde orizzontale. Non mi sembra certo una conseguenza trascurabile. Ma così è stato deciso e per me, alla fine, conta solo che lo stadio si faccia al più presto e che la Roma ed i romani (non solo i romanisti!) ne traggano gli inevitabili benefici, dal punto di vista sportivo, di posti di lavoro e di sviluppo. Ratti un genio? certamente si, ma bisogna chiedere a Berdini, luminare del no ideologico e dei “calci sui denti” ad ogni progetto di cambiamento.

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