Le sette fatiche di Ercole Florenzi

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NOTIZIE AS ROMA – Alessandro Florenzi, Roma, 15 febbraio 2015: «Non so più qual è il mio ruolo, sono un po’ confuso. Fare il “tappabuchi” ha i suoi pro e i suoi contro». Alessandro Florenzi, Roma, 27 novembre: il fantasma di Dani Alves che lo insegue, il Barcellona che si informa davvero sulla sua quotazione, nonna Aurora che sta per diventare bisnonna (ma questa è un’altra storia…), il matrimonio in estate, un gol da centrocampo di cui si parlerà anche tra 20 anni, la fascia di capitano della Roma indossata per la prima volta. E poi? E poi la stessa infinita, perenne confusione intorno al suo ruolo. Ma ve lo immaginate un Dani Alves — il metro di paragone è copyright Walter Sabatini — che un giorno fa il terzino, e vabbé. Ma la partita dopo lo sposti a centrocampo, l’altra ancora gli fai fare l’intermedio, quella dopo ancora l’esterno offensivo. Cosa accadrebbe? Che Dani Alves qualche spiegazione andrebbe a chiederla, di sicuro. Ma vuol dire pure che evidentemente non c’è la sensazione, da parte dell’allenatore, di avere un numero uno indiscusso nel ruolo di terzino destro. Perché altrimenti la formazione inizierebbe a mo’ di ritornello, sempre con il numero 24 dopo Szczesny. Oppure, ipotesi numero due, che la particolarità di essere un jolly è dote considerata più funzionale alla Roma rispetto a un terzino destro qualunque, forse pure a un… Dani Alves qualunque.

Fino a sette Come la metti la metti, è una storia che convince poco. Neppure armandosi di pazienza e contando fino a sette, perché tante sono le posizioni fin qui ricoperte da Florenzi. Magari anche simili, ma all’interno di un spartito tattico sempre diverso, dunque con movimenti che — a volte di poco — in ogni caso cambiano. Terzino destro, esterno offensivo nel 4-2-3-1, ala nel 4-3-3, intermedio di centrocampo ancora nel 4-3-3, di nuovo esterno alto nel 4-4-1-1: fin qui solo con Rudi Garcia. E poi mettici la Nazionale. Mettici Antonio Conte, che l’ha schierato esterno di centrocampo nel 4-4-2 e intermedio nel 3-5-2. Il tutto, prendendo in esame solo le posizioni all’ingresso in campo. Altrimenti ci sarebbe da discutere anche del ruolo di centrale di centrocampo nel 4-2-3-1 con la Roma e attaccante esterno nel 4-2-4 dell’Italia anti Norvegia. Ma è bene fermarsi a sette. Come i peccati capitali, tra cui quello di non addestrarlo davvero alla Dani Alves: mica bastano i dvd. In teoria sette sono pure le meraviglie. A quel punto, forse, sarebbe corretto cambiare metro di paragone: Alaba, non Dani Alves. Campione per campione, meglio inquadrare chi della duttilità ha fatto un capolavoro.

(Gazzetta dello Sport, D. Stoppini)

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