Mariani: «Totti e quelle viti ancora nella gamba»

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AS ROMA NEWS – Le otto viti di Francesco Totti. Non è solo un modo di dire, come per i gatti e le loro sette vite, l’ex capitano della Roma ha un cuore d’oro e una caviglia di ferro: una placca di metallo fa parte di lui da oltre 11 anni. La storia la conoscono tutti, era il febbraio del 2006 quando Vanigli in tackle fece urlare di dolore Totti: «Mi sono rotto», il messaggio disperato al medico romanista Brozzi. E infatti gli esami recitavano:frattura del perone con associata lesione capsulo-legamentosa complessa del collo del piede sinistro. Operazione immediata, affidata alle mani esperte del chirurgo Pier Paolo Mariani, che ci ha raccontato un retroscena di quel periodo, quando tutto il Paeseera in ansia per sapere se l’ex numero 10 ce l’avrebbe fatta a giocare il Mondiale in Germania e lui, formato robot, sì ce la fece eccome: «Quando l’ho operato gli ho detto che dopo 7 mesi doveva tornare da me perché dovevo levargli le viti, ma lui non se l’è fatte togliere perché aveva paura. Non è una buona cosa avere quel pezzo di metallo in corpo. Con la placca non potrei fargli una risonanza alla caviglia, se dovesse riavere un piccolo trauma lì la presenza delle viti mi creerebbe dei problemi. Ma tanto ormai fa il dirigente…». La seconda vita di Totti, iniziata quest’estate dopo tanti pensieri, e chissà se gli è passato per la testa di andare da Mariani ora che gli scarpini sono al chiodo. Riaprire la vecchia ferita avrebbe comportato allora uno stop di un mese e mezzo circa, i buchi lasciati dalle viti avrebbero dovuto essere riempiti con l’osseina, e non avendo accusato problemi post-operatori l’ex capitano ha preferito non fermarsi di nuovo ai box.

Di botte su quella caviglia ne ha prese parecchie in carriera, anche dopo la ricostruzione chirurgica, ma ha retto bene. Fino alla bellezza di 40 anni. Le viti metalliche diventano un problema più serio quando vengono usate nella ricostruzione del legamento crociato del ginocchio, ma i luminari del settore hanno punti di vista differenti sulle varie tecniche di ricostruzione dell’LCA e nella sala conferenze del Campus Bio-Medico, a due passi da Trigoria, si sono riuniti per trovare una soluzione all’aumento esponenziale dei casi di rottura del crociato, ben 8 in questa stagione di Serie A. «Stiamo cercando – confida il Professor Papalia, cattedra di ortopedia al Campus – di puntare su nuove tecniche chirurgiche perla ricostruzione del legamento e su programmi di neuro riabilitazione che non guardano solo al muscolo ma al ritorno psicologico delle motivazioni di cui lo sportivo necessita. Ci preoccupa in particolare la gestione delle lesioniassociate, quelle ai legamenti periferici, che possono portare ad un non ottimo risultato chirurgico e ad un non ritorno allo stesso livello di sport di prima degli incidenti». Un ginocchio «originale» e uno operato non potranno mai fornire le stesse prestazioni ed è Mariani a spiegarci il perché: «Noi facciamo un trapianto, è il nome esatto dell’intervento, e quando andiamo afare un trapianto difegato abbiamo delle problematiche sì o no? Sì. Io faccio un trapianto di un tessuto che si chiama tendine al posto del legamento. Quindi costringo una struttura a lavorare come se fosse un legamento. Faccio una cosa contro natura per dare stabilità, non per rifareil ginocchio com’era prima». Il Professore che opera a Villa Stuart utilizza il tendine rotuleo nel 60-70% dei casi: «Per un calciatore è meglio, perché può lavorarci mattina e pomeriggio ed è più funzionale. Poi ci sono sportivi che con il semitendinoso stanno giocando, non c’è una sola soluzione,ma tante. Ogni paziente ha una reazione diversa, basta vedere le cicatrici: ci sono quelle più dure e quelle che si slabbrano, è tutto soggettivo».

(Il Tempo, E. Menghi)

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9 Commenti

  1. “Ogni paziente ha una reazione diversa”.. ecco perché KARSDORP ci ha messo più tempo del dovuto per una semplice pulizia al menisco..come dite? E’rotto? Si ma l’altro ginocchio non quello della pulizia..se non e’sfortuna questa. Come dite? Non dobbiamo parlare di sfortuna??eh già pero PJACA NON E’UN FLOP A TORINO NOOO E’STATO SFORTUNATO. .se il palo lo prendono contro di noi ATLETICO E ATALANTA, loro sono stati sfortunati o noi fortunati dipende, se invece i pali li prendiamo noi, non siamo sfortunati no no, siamo pippe, se poi le pippe vengono cedute..siamo pezzenti…ma che ca** dico sempre la stessa cosa..ah già come i mariones quando perdiamo uguale uguale..

    • Gaetano, ti voglio bene. Sei una compagnia impagabile, ogni giorno riesci a strapparmi un sorriso. Il tifo, per come lo vedo io, dev’essere questo. Di fronte a tanta passione, e altrettanta pazienza, mi faccio da parte anch’io, con tutto il fottuto carico di trasferte e soldi spesi dietro la Roma in tanti anni.
      Resta sempre così, Gae, innocente e incaxxato. E non dar retta a chi ti attacca: solo invidia. Una passione come la tua non riescono a provarla. Garantito.
      FORZA MAGICA ROMA!!!!

  2. Haeta’(Gaetano) lascia fottere gli scurnacchiati iettatori che sono la rovina di tutto il bello della Roma!
    Sei uno spasso sincero divertente e irriverente.
    Ave a te Gaeta’
    Forza Roma sempre!

  3. Ciao Lando, scusami, ho letto solo ora.
    Quante trasferte? Di preciso non so: la massima parte concentrate fra il 1979 e il 1987. Ho cominciato presto a 10 anni, la prima nel 1974, a Terni (eravamo in 10 mila), mi portò il papà di un amico, l’ultima col Chievo nel 2010. Poi ho visto la Roma a Ascoli, San Benedetto, Pescara, Avellino, Bari, Napoli, Firenze, Perugia, Pisa, Pistoia, Empoli, Parma, Bologna, Rimini, Genova, Torino, Milano, Como, Brescia, Bergamo, Cremona, Verona, Udine.

    Ovviamente San Siro, Comunale (ero presente il giorno di Turone), Delle Alpi, Bentegodi, Franchi e Marassi tante volte. Al San Paolo, invece, solo due volte.
    All’estero soltanto a Monaco di Baviera e Monaco in Francia.
    Buonanotte.

  4. Credo che davanti ad Amedeo da tifoso romanista non posso che togliermi il cappello . Il sottoscritto pur passionale in vita sua non ha neanche lontanamente partecipato fisicamente alle vicende della ns. squadra come egli ha fatto anche e soprattutto in gioventu’. Impressionante la conoscenza dei dettagli e la memoria storica di cui e’ provvisto e di cui anche io mi avvalgo e che mi aiuta a riportare alla mente particolari e aneddoti che ritenevo ormai persi nelle pieghe della memoria….

  5. Buongiorno Robbo, ringrazio della sua gentilezza. Parlare con gente così mi permette di tornare su terreni più alti, e apprendere a mia volta. (Ultimamente, con mia colpa, mi sono lasciato trascinare nelle sciocche polemiche dovute alla pochezza di alcuni utenti. Solo la Roma riesce ancora a non farmi ragionare, poiché detesto chi la offende).
    La memoria storica è frutto, in gran parte, di avvenimenti vissuti in gioventù con grande trasporto, lo stesso che prova lei, Robbo. Non ci sono differenze quando si ama. Anzi, la lontananza può rendere il sentimento ancora più potente.

  6. Io sono stato ad Atene, Manchester, Lione, Madrid, Milano, Bergamo e Torino.
    Poi ho seguito la Roma in tutto il Sud Italia:
    Catania, Palermo, Reggio, Messina, Bari, Lecce e Napoli.

    Proprio al San Paolo, ho “esordito” da piccolo in uno stadio infuocato e bellissimo. Ricordo ancora la sportività dei napoletani, tutti in piedi al raddoppio di Marco Delvecchio, dopo il vantaggio di Thern, grande ex di turno.
    Lì ci sono stato molte volte; da avversario, purtroppo, non ho mai potuto ammirare Maradona dagli spalti.

    Anche quello sarebbe stato un grande evento

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