AS ROMA NEWS (IL TEMPO, A. AUSTINI) – Lo champagne è rimasto in frigo. Pjanic e la Roma stavano per stapparlo a cavallo dell’ultimo Capodanno per celebrare la firma sul rinnovo di contratto. Poi qualcosa sembra esserci inceppato e la penna è rimasta nel cassetto. Accanto al frigo. L’accordo, a grandi linee, è stato trovato: prolungamento fino al 2019 e stipendio che balza dai 4.5 lordi di oggi a oltre 6 più premi. Pjanic si metterebbe quindi in tasca circa 3.2 milioni netti e la società potrebbe gestire con più forza le eventuali trattative per cederlo. Sì, perché la firma del bosniaco non garantisce la sua permanenza nella prossima stagione. Ma questa è un’altra storia.
Intanto la Roma ha fretta (più del giocatore e del suo entourage) di firmare il contratto. Mentre il padre, piuttosto «agguerrito», e il procuratore tengono aperti i contatti con altri club (Psg su tutti), il centrocampista ha chiesto ai dirigenti di aspettare l’arrivo di Pallotta a Trigoria. Lo stesso che ha avuto un ruolo importante la scorsa estate, quando la Roma è stata vicina a cedere Pjanic all’Atletico Madrid. Dopo aver ascoltato il parere di Garcia, durante la cena della squadra a Boston nel suo ristorante il presidente ha preso da parte Miralem e gli ha ribadito la piena fiducia. «Ti considero un giocatore fondamentale per noi», le parole di «Jim», che hanno aiutato il bosniaco a tranquillizzarsi e ripartire.
Adesso, forse, ha bisogno di sentirsi ripetere certe cose, ecco perché vuole parlare di nuovo con Pallotta prima di prendere la penna in mano. Il «boss» è già intervenuto di nuovo, garantendo alla società la necessaria copertura economica per il prolungamento. A quanto pare non basta. Potrebbe trattarsi anche di una mossa «tattica» del giocatore per prendere altro tempo. Ma ormai il bivio si avvicina. Senza rinnovo, la Roma sarà costretta ad aprire un’asta: oltre al Psg c’è il Manchester United e potrebbero rispuntare Barça e Atletico. Sempre che il ragazzo non decida di restare giallorosso fino alla naturale scadenza dell’attuale contratto a giugno 2015. Un’eventualità che a Trigoria continuano a scartare. Anche se i dirigenti sono preparati a tutto. Anche a dover respingere, se sarà possibile, diversi attacchi dai grandi club su altri obiettivi: gente come Benatia e Strootman sarà inevitabilmente tentata da offerte milionarie la prossima estate.
Parola a Pallotta, dunque, che era atteso a inizio mese ma ha dovuto rinviare il suo blitz romano a una data non ancora fissata. Il presidente vuole tornare con il progetto e il business plan definitivi dello stadio in mano e portarli in Campidoglio per il lancio ufficiale. Ci vorrà un altro mesetto probabilmente, il tempo necessario per chiudere gli accordi sulla copertura finanziaria della maxi-opera. La Roma dovrà accollarsi anche i costi delle opere di urbanizzazione (strade, trasporti etc.) e sta definendo il piano con l’advisor Goldman Sachs. La Parsitalia di Parnasi e il Comune sono pronti, manca solo l’ok da Boston. Marino aspetta. Insieme a Pjanic.

