Ritorno a casa Totti, il senso di Spalletti per le rivincite

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NOTIZIE AS ROMA – Allineare i pensieri con rigore tattico, non farsi assalire dalla tentazione della nostalgia o di qualche rappresaglia, pensare nerazzurro, non pensare al numero 10. E soprattutto, mordersi la lingua, e sorridere, anche a denti stretti. Quando sbarca a Roma Luciano Spalletti avverte sensazioni discordanti, e si dovrebbe stare nella sua testa per apprezzare il frastuono dei pensieri, anzi forse meglio di no, che già a volte i discorsi sono torrenziali e inafferrabili, figurarsi i sobbalzi dell’anima.

È stata la sua città, l’ha amata e vissuta tutta, l’ha lasciata da reietto perché la gente lo considerò l’artefice dell’addio di Totti. C’era chi lo apostrofava ai semafori o lo insultava per strada, non era più vita, anche se quel lavoro da cattivo della favola altri gli avevano chiesto di farlo, lui al massimo si era detto d’accordo, e in fondo non era un’assurdità accompagnare all’uscita un calciatore di quasi 41 anni, ma Roma è Totti e Totti è Roma, chi si mette in mezzo finisce trinciato e amen.

Stasera, anche se i ritorni all’Olimpico sono stati felici ( due vittorie contro la Lazio, una con la Roma), per lui non è una partita normale, ci arriva dopo giorni difficili, gonfi di un malumore che cela a fatica. «Ho rivisto Tottenham- Inter, abbiamo giocato una partita forse migliore di quella dell’andata» , è per ribadire che l’Inter di Londra non è dispiaciuta, e si sa che Spalletti fino a venerdì era molto seccato per certi commenti critici, ieri anzi era pronto a controbattere duramente, poi ha cambiato idea o gliel’hanno fatta cambiare: meglio non andare allo scontro frontale, non ora che si avvicina il filotto Roma- Juve-Psv, aspettiamo e poi, semmai, parleremo. Per lui l’Inter, che pure ha perso due delle ultime tre gare (vinto solo col Frosinone) e 3 delle ultime 4 trasferte, e si trascina i problemi dell’infortunato cronico Nainggolan ( «Lui stesso è dispiaciuto») o del panchinaro cronico Lautaro che si è lagnato per interposto padre («Il papà ha sbagliato, ha danneggiato tutta l’Inter: nei club di vertice certe uscite non sono permesse»), è in linea con le attese: «Anche se voi tentate di metterci delle pressioni, stiamo facendo quel che dovevamo, siamo dentro il più roseo percorso immaginabile».

Rifiuta l’etichetta di favorito per le gravi assenze nella Roma: «Partita difficilissima. Mi fa piacere se ci considerate favoriti, ma in questi anni siamo stati dietro alla Roma, che è arrivata seconda e terza, l’Inter era anche a 30 punti di distanza mentre loro facevano il record di punti» . Cioè 87, con lui in panchina, e nell’anno dell’addio di Totti. Luciano non dimentica, anzi allude. E alla domanda sul Capitano, risposta standard da due mesi in qua: «Non ho letto la sua autobiografia, prima o poi preciserò alcune cose». Stasera gli interessa solo vincere, e dare dispiaceri ai suoi nemici. A Roma ne ha un mucchio, e tutti orgogliosi di esserlo.

(La Repubblica, A. Sorrentino)

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