Roma, addio modulo Barça. Col Chievo torna la difesa a quattro

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NOTIZIE ROMA CALCIO – Arrivederci difesa a tre. La Roma cambia e il modulo-Barça, quello dell’impresa, dopo gli sganassoni di Liverpool va in prepensionamento. Da oggi contro il Chievo all’Olimpico Di Francesco tornerà all’antico: 4- 3- 3, da qui alla fine si prosegue su questa linea. Perché in questo momento la squadra ha bisogno di certezze, e quello è il sistema che secondo il tecnico conosce meglio e su cui può costruire le prestazioni migliori. Difficile però dire che l’accenno di rimonta a Liverpool sia passato per questa soluzione. Di differenza non ne passa tanta tra un 4- 3- 3 e un 4- 2- 3- 1, eppure ad Anfield quella distanza ha pesato. Al punto che ne è nata una discussione animata tra Di Francesco e Strootman.

Lui chiedeva di insistere con i 3 centrocampisti, la squadra invece pareva continuare a muoversi su quel 4-2-3-1 che già in passato ha quasi “ chiesto” al tecnico di adottare. Anche l’allenatore romanista non lo nega: « Dipende dalle caratteristiche di qualche giocatore, Strootman è più portato a venire a prendere palla e abbassarsi che ad andare dentro, eppure quando lo fa, poi facciamo gol, come a Liverpool. Ma per le scelte prendetevela con me e lasciate lavorare la squadra » . Magari nello spogliatoio la questione del modulo resta un elemento di confronto, ma la spiegazione dell’allenatore pare dire nitidamente che indietro non si tornerà più: nelle ultime 4 giornate di campionato ma pure nella semifinale di ritorno di Champions contro Salah, che la Lazio ha invitato ad allenarsi a Formello, quasi a voler “vendicare” l’ospitalità a Trigoria che la Roma offrì alla Juve prima della Supercoppa del 2013 contro i biancocelesti.

Il primo avversario della Roma, stasera all’Olimpico, più che il Chievo di Maran sarà la testa. Troppo spesso, in questa stagione, l’attesa di una grande sfida ha tradito i giallorossi. Che prima di Chelsea- Roma persero in casa col Napoli passando una lunga fetta di partita senza quasi giocarla. E pure prima dell’attesissima doppia sfida col Barça, steccarono due volte: pareggiando a Bologna prima dell’andata al Camp Nou e soprattutto crollando all’Olimpico contro la Fiorentina prima di quella notte trionfale contro Messi. « In certe situazioni viene meno la determinazione – ammette Di Francesco – e nella crescita della squadra dobbiamo imparare a trattare tutte le partite allo stesso modo. Ora c’è il Chievo e non si potrà più sbagliare». Perché per ripetere anche il prossimo anno la cavalcata in Champions, bisognerà mettersi dietro almeno una tra Inter e Lazio, ma in casa la squadra ha subito il doppio dei gol presi fuori, 18 contro 9, e fatto 6 punti in meno. Ieri al Viminale il ministero, la polizia, Roma, Liverpool e Uefa hanno discusso il piano sicurezza verso mercoledì. Lunedì si rivedranno, per i dettagli, tra cui il divieto di vendita degli alcolici per tre giorni in città. Effetti del caso Cox, il tifoso dei Reds in coma dopo l’aggressione che ha portato all’arresto di due romanisti in Inghilterra.

(La Repubblica, M. Pinci)

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9 Commenti

  1. Se una squadra e’ piu’ forte di te,ti puoi mettere come ti pare ,magari limiti i danni, ma perdi sempre.adesso bisognera’ vedere all’ olimpico,se e’ stato solo merito loro o demerito nostro.perche ‘ se e’ stato un risultato scaturito per il nostro debosciato atteggiamento,allora forse qualche speranza c’e.

    • Non è vero. Rigiochiamo la partita con Gerson al posto di Under e Elsha al posto di Kolarov o addirittura Silva e poi ninja dietro Shick e Dzeko.

    • I moduli tattici sono come le leggi elettorali: non esiste quello perfetto. Anche perché, sennò, lo adotterebbero tutti. Banalmente, la scelta dovrebbe dipendere dalle caratteristiche dei giocatori a disposizione del mister, e da quelle degli avversari di turno.
      Personalmente preferisco giocatori capaci di adattarsi a più moduli, anche nel corso dello stesso match. E’ quella che definisco “intelligenza tattica”, dote piuttosto rara.

  2. Si chiama tattica. Studi l’avversario è poi giochi tatticamente una partita cercando di limitare i danni se pensi che sono più forti e poi magari al ritorno sfruttando il fattore campo , provi a ribaltare il risultato. È un atteggiamento che lascia capire se un allenatore è bravo o no altrimenti andiamo per simpatia. Giocare a tre la partita contro il barca è stata un’ottima intuizione, giocare a tre contro il Liverpool è stata una grossa fesseria. Il tuo ragionamento non funziona perchè Il barca è molto più forte di noi. La differenza è la determinazione che riesci a trasmettere solo quella riesce a trasformare una squadra più debole se poi in questo gioco l allenatore della squadra più forte è più bravo e manda in campo la squadra carica succede che becchi 5 pappine e sono state poche.

  3. I primi 25 minuti il gioco ha funzionato perche’ siamo stati sulle nostre posizioni.dopo abbiamo cominciato a pressarli in avanti sguarnendo le retrovie.loro scavalcavano il centrocampo e si trovavano uno contro uno con i difensori.con il barcellona il pressing ha funzionato,perche’ loro non lanciano lungo ma palleggiano.per me non bisognava fare quel pressing,klopp ha capito che la roma lo avrebbe fatto e ha trovato le contromisure.

  4. Non sono d’ accordo, Alex.

    Contro il Barca, si è vinto al ritorno (meritavamo anche all’ andata) grazie ad un ottima prestazione nostra e pessima dell’ avversario.

    Se il Barcellona avesse avuto un tecnico, un gioco e dei ritmi decenti, per noi non ci sarebbe stato nulla da fare con qualunque modulo.

    Il Liverpool ha tuttociò che è mancato al Barca. Di Francesco ad Anfield ha sbagliato tutto: uomini, modulo, tattica ed atteggiamento. Ma il Liverpool, questo Liverpool è troppo superiore a noi

  5. Secondo me è invece tutto molto semplice. Al di là delle caratteristiche a 3 o a 4 conta l’atteggiamento Di squadra. Se stai in 20/25 metri è un conto, se stai in 50 metri ti si aprono le praterie. Sia a 3 che a 4.

  6. Ma non è vero ci hanno pressato loro a centrocampo, erano in superiorità rubavano palle e ripartivano, stesso gioco della Roma di Garcia con gervinho che devastava le difese avversarie.

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