Roma, mancano presidente e attacco

8
641

pallotta

AS ROMA NEWS (Repubblica.it, E. Sisti) – Quella mezz’ora furente di bel calcio che sbatte contro mille stinchi blucerchiati, inganna. A Genova la Roma disastrata e senza identità avrebbe meritato di vincere. Ma non è questo, purtroppo, il punto. O i tre punti. O i zero punti. Non è una questione di classifica ma di identità e di rendimento costante. Non è una questione di “sfiga”, di coincidenze e non è solo colpa dell’autobus che Zenga aveva parcheggiato davanti alla propria porta. La Roma di Garcia è ancorata, più che legata, a due parole cruciali, strettamente connesse fra loro, come in un amplesso promettente ma alla fine rovinoso: presidente e attacco. Il presidente Pallotta non c’è. Sembra un dettaglio?

La Roma sconta un vuoto gestionale assordante, che rimbomba persino tra i fili dell’erba dei campi di Trigoria. La squadra in campo ne è il riflesso, non ci si può far nulla, è una conseguenza quasi automatica: la Roma non ha la continuità che avrebbe se qualcuno la manovrasse, non soltanto dal punto di vista tecnico e tattico (almeno si spera che su questo ci sia copertura…), ma anche dal punto di vista morale, economico, banalmente societario, non ha la continuità  che le consentirebbe di superare le difficoltà (ogni volta è un dramma), di mostrarsi nel tempo (è iniziato il terzo anno di Garcia), di credere nei propri mezzi (anche le buone prestazioni non incidono sulla crescita complessiva).

Il senso del collettivo prospera quando viene esibito, vissuto in condizioni particolari: deve essere protetto da un sistema. La squadra corroborata dalla presenza di una guida ufficiale, in giacca e cravatta, ma andrebbe bene anche il maglione di Marchionne, avrebbe altra convinzione nella buona e nella cattiva sorte. E’ come se una scuola, per quanto arricchita da ottimi insegnanti, non avesse un capo che li stimolasse a fare sempre meglio, perché conviene a tutti. La sensazione, alla Roma, è questa: che non ci sia un futuro, che non si lavori per la stessa causa, che la riuscita di un’impresa non sia un traguardo d’insieme, bensì un passaggio, anche scomodo, verso la fine. Che fatica.

La mano del padrone, la voce del padrone che diventa sostenitore onnipresente, basterebbe anche un “viperetta” di Boston, sono elementi che la Roma non può permettersi e che forse varrebbero più dei milioni spesi sul mercato. Ci vuole più struttura, più cemento, più cuore per tenere in piedi una casa e far capire a tutti la differenza, come ricorda un’immortale canzone di Bacharach, fra una “house” e una “home”. Ecco, la Roma è “a house not a home”. Non è calda, malgrado i colori. Non si sente il lavoro dolce e preoccupato di una famiglia, che anche nel calcio ha un odore tutto suo.

Peccato che Pallotta abbia altro per la testa, che il suo entusiasmo, autentico, si scolorisca negli impegni dell’imprenditore, come se avesse paura di affondare le mani, di carezzare la sua creatura. Se viene a Roma lo fa per seguire, chissà quanto da vicino, gli sviluppi della costruzione dello stadio. E una società ha un solo presidente. Nessun altro che ronzi nell’ambiente ha il diritto o il dovere di fingersi tale. Sono rogne, responsabilità.

L’assenza del manico rende tutto precario, c’è sempre un’aria di cospirazione, da fuori arrivano soltanto minacce o cattiverie. E che diamine. Ci pensi, il presidente.Così, con o senza Garcia, non si va da nessuna parte. Soprattutto se alla parola “presidente” si incastra la parola “attacco”. A causa delle difficoltà provenienti dalle scrivanie, la Roma di Garcia ha subito un’angosciante trasformazione. L’attacco dei grandi nomi, le pulsioni motorie di Gervinho appena arrivato, ricorderete, la qualità diPjanic, le promesse di Iturbe, la fiducia in Destro, la presenza “unica” di Totti, l’attuale rinnovamento che dovrebbe ruotare intorno a Dzeko e Salah, l’intelligenza che fu di Ljajic e che è di Iago Falque, la speranza che circondava Doumbia e Ibarbo (dissoltasi per la verità in poco più di cinque minuti): ebbene tutto questo non ha prodotto che il 14° attacco italiano del 2015.

Un vero capolavoro rovesciato, in perfetta media retrocessione perché peggio della Roma hanno fatto soltanto Atalanta, Udinese e Chievo, delle attuali partecipanti alla massima divisione. E questa sarebbe la squadra che per due volta è arrivata seconda dietro la Juventus e che lo scorso anno, ad agosto, era considerata la squadra da battere, cascasse il mondo? Nelle ultime 38 partite giocate in campionato solo una volta questa accolita di fenomeni (senza ironia) ha realizzato più di due gol: in Sassuolo-Roma del 29 aprile. E quella sera andò a segno persino Doumbia. I fenomeni sono abbandonati al loro destino, giocano a intermittenza, non credono in se stessi, forse nessuno gli ha più parlato di “progetto”. Ecco perché la splendida e infruttuosa mezz’ora di Genova fa ancora più rabbia. O tristezza.

Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime notizie della Roma sul tuo cellulare? Iscriviti subito al canale Whatsapp di Giallorossi.net!
Articolo precedenteGarcia sotto esame: decide Pallotta
Articolo successivoIl sindaco rimprovera l’assessore: “Progetto ok”

8 Commenti

  1. L’Inter che le vince tutte 1 a 0 é una squadra cinica, la Roma una squadra senza attacco; sicuramente una visione coerente. La presenza o meno di Pallotta é una scusante, perché il calcio è uno dei pochi mestieri in cui il futuro, pardon aumento, del tuo stipendio é rapidissimo. Un giocatore che non fa una bella stagione si deprezza come cartellino e diaria. Quindi non credo che sia l’assenza di Tizio o Caio a far rendere meno dei venditori di se stessi come i calciatori. La motivazione può casomai essere che al netto dei tre romani/italiani, il resto della truppa é formata da giocatori che non sentono la maglia, come può fare un Bonucci o un Buffon o un Marchisio. La Roma di questo periodo non è per me un mistero ma solo una squadra che per colpa sua e per un po’ di sfortuna (si parla di due partite) non riesce a trovare un filotto di risultati e quindi vive di paure. Già l’anno scorso accadde questo, cito su tutte le partite con la Fiorentina in Coppa Italia ed Europa League, dove in campo scese un gruppo di fantasmi. Allora mi domando se é davvero il famoso ambiente il male di questa squadra. Speravo e credevo che fosse solo una leggenda e invece sono giorni che leggo solo e soltanto dei tifosi il cui unico obbiettivo è la sistematica derisione e sminuimento del tecnico e la costante bocciatura di tutti quanti scendono in campo ad eccezione dell’eroe di giornata. Vi chiedo scusa per il lungo post e premetto che non è mia intenzione offendere il vostro pensiero, soni visioni diverse. Però vi chiedo questo: se davvero amate la Roma proteggetela, sostenetela, tifatela.

  2. Articolo di un delirio..la verità è che la Roma ha diversi problemi in difesa che per un motivo o per l’altro ancora non ha risolto. Bene o male il gol lo fa sempre ma finché ne prenderà così tanti..

  3. Articolo delirante….. Quelli che per mestiere scrivono considerazioni sul nulla andrebbero puniti in qualche modo…..professionalmente intendo…. Comunque chiacchiere da bar di basso livello

  4. in attacco non c’e’ ampiezza sulle fasce, salah si accentra , se una squadra avversaria gioca chiusa, abbiamo i soliti problemi, perché’ a crossare lo devono fare i terzini, l’unica soluzione sarebbe una difesa a cinque. ma non co ddr centrale . ma mancano soluzioni.

  5. ATTENZIONE: La moderazione dei commenti è ora più rigorosa.
    Per qualsiasi dubbio potete consutare il nuovo regolamento.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci qui il tuo commento
Inserisci qui il tuon nome