Roma, un flop di nome Garcia

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BARCELONA, SPAIN - NOVEMBER 24: AS Roma head coach Rudi Garcia looks on during the UEFA Champions League Group E match between FC Barcelona and AS Roma at Camp Nou on November 24, 2015 in Barcelona, Spain. (Photo by Luciano Rossi/AS Roma via Getty Images)

BARCELONA, SPAIN - NOVEMBER 24: AS Roma head coach Rudi Garcia looks on during the UEFA Champions League Group E match between FC Barcelona and AS Roma at Camp Nou on November 24, 2015 in Barcelona, Spain. (Photo by Luciano Rossi/AS Roma via Getty Images)

NOTIZIE AS ROMA – La qualificazione è a un passo. Proprio come la resa dei conti. Basta vincere il 9 dicembre contro il Bate all’Olimpico, per andare agli ottavi di Champions, mettere altro cash nel forziere giallorosso e buttarsi alle spalle l’ultima umiliazione. Se l’obiettivo minimo, però, non sarà centrato, il ribaltone sarà l’unica via percorribile. Rischia, più degli altri, Garcia, il bersaglio più facile da colpire. E’ nel mirino da tempo, abbandonato al suo destino già prima dell’estate e ormaisfiduciato, in alcuni casi pubblicamente, dalla proprietà Usa, Pallotta e i suoi consiglieri, dai dirigenti italiani, per primi il dg Baldissoni e il ds Sabatini, e anche da gran parte dei giocatori, senatori e giovani, per motivi diversi e più o meno comprensibili. Il francese, dopo il 6 a 1 del Nou Camp, si gioca il posto e in assoluto il futuro nelle prossime 5 gare (6 se si conta la sfida di Coppa Italia che dovrebbe essere in calendario a metà dicembre): in casa con l’Atalanta (domenica prossima), in trasferta con il Torino (sabato 5 dicembre), all’Olimpico con il Bate (mercoledì 9), al San Paolo con il Napoli (domenica 13) e ancora a Roma con il Genoa (domenica 20). Dentro o fuori, da qui alla pausa di Natale. Ma se va via il tecnico, il fallimento coinvolgerà pure il management italiano.

SEPARAZIONE ANNUNCIATA – Incredibilmente è stata ammainata la bandiera della presunzione che, a Trigoria, sventola ormai quotidianamente da 4 anni e mezzo. Nessuno stavolta ha potuto negare l’evidenza, come è sempre accaduto anche nel recente passato, quando ogni errore è stato insabbiato, magari esaltando, per sviare l’attenzioni dai problemi reali, iniziative che poco hanno a che vedere con il calcio. Nessuno, dopo la figuraccia contro il Barça, ha avuto il coraggio dire che non è successo niente. Perché il ko vergognoso di martedì sera ha fatto imbestialire Pallotta. E la telefonata a Zanzi, a caldo, è diventata l’aut aut per dirigenti e allenatore. «Inaccettabile» la definizione che il presidente ha trovato per la sconfitta. Perché non ha mai chiesto di vincere contro ilBarça, ma perdere in quel modo proprio non gli è andato giù. L’immagine del club, da esportare nel mondo, è crollata proprio come contro il Bayern di Guardiola che, il 21 ottobre 2014, umiliò i giallorossi: 7 a 1 all”Olimpico. Di qui l’intervento, inquadrato da Mediaset, di Sabatini, svelto a chiedere, per conto del Capo, spiegazioni a Garcia. A brutto muso o coccolandolo, poco conta. Il francese ha dovuto chiarire al ds (a dicembre ne parlerà pure di persona con Pallotta che verrà nella capitale) come mai la Roma ha alzato il fazzoletto bianco prima di entrare in campo. In discussione più la preparazione della partita, contestata apertamente anche da Maicon e Florenzi, che la scelta degli interpreti.

CRESCITA ZERO – Garcia non è imputato per caso. Si è capito prima che la stagione iniziasse, quando ha accettato il ridimensionamento di ruolo: via il preparatore atletico di fiducia e al tempo stesso escluso dalle strategie di mercato. «Allenatore e basta» l’input di Pallotta per la felicità diSabatini che fa e disfa la Roma dal 2011. Il francese, per non rinunciare a 2 milioni e 800 mila euro netti all’anno (fino al 2018), si è messo in riga. Ha parlato meno (di scudetto), è ha cercato di fare di più. Al momento non ne è stato capace. La Roma, quarta in campionato, è fragile psicologicamente e tatticamente. Dopo 2 anni e mezzo, l’identità non esiste, si sopravvive con l’anarchia. Le punizioni di Pjanic e le accelerazioni di Salah e Gervinho. Soluzioni che bastano in Italia, non in Europa. La difesa, 31 gol subiti in 18 gare, è il tallone d’Achille. Sono più giustificabili i 6 gol presi dal Barça di Messi e Suarez che i 3 incassati dal Bate e i 4 subiti dal Bayer. Black out, dunque, pure a Borisov e a Leverkusen: colpa dei singoli impreparati e delle esercitazioni insufficienti. Non basta piazzare 10 uomini sotto la linea della palla per non prendere gol o incassarne uno meno dell’avversario. Può andar bene una volta (come a Firenze), non sempre. Improvvisazione, difesa alta contro il Barcellona, è uguale a disperazione. Sarri in 4 mesi ha dimostrato che anche con Koulibaly e Ghoulam non si possono prendere gol (in campionato: 0 nelle ultime 5 gare, 2 in 10; in Europa League: 1 in 4): scarsi fino all’anno scorso, ora semplicemente addestrati. Chissà se imparerebbero pure i difensori chiamati a Trigoria da Sabatini.

(Il Messaggero, U. Trani)

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5 Commenti

  1. il flop e’ di sabatini !!!!!!!!!!! poi mettiamo garcia e gli over 30 della rosa ,logori pieni di soldi, sono ex giocatori!!!!!!!!! FORZA ROMA

  2. era ora che qualcuno aprisse gli occhi. Il francese e una fotocopia (brutta) di ranieri.Nom sa valutare appieno i giocatori ne utilizzarli al meglio e ne dare gioco e schemi alla squadra. Del resto nel suo libro (SIC!!!) scrive testualmente che nel calcio la tattica nn serve ma conta solo la comunicazione. Lo dice lui mica io.Ora cosa ci si puo aspettare da uno con queste idee?? da uno che dichiara che vedere i filmati delle partite dei propri avversari nn serve (sempre parole sue).? Averlo ancora in panchina e semplicemente raccapricciante.E qui emergono le pesanti responsabilita della soceta che lo ha confermato

  3. Analisi perfetta. Anche io quoto in pieno Pinguino. Anche tu per favore traduci il tuo pensiero in inglese e invialo a Pallotta…magari lo legge e si sveglia!!!

  4. è dalla passata stagione che aspetto che lo mandino via, troppi soldi buttati e altrettante grosse delusioni, forte con i deboli e deboli con i forti

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