Roma, una difesa indifesa

0
572

NOTIZIE AS ROMA – Il mal di gol, debellato domenica sera con la manita a Puggioni, è rimasto al centro del dibattito a Trigoria tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018. Da metà dicembre, guardando almeno la frenata in classifica e l’eliminazione dalla Coppa Italia, è diventata sicuramente la priorità di Di Francesco per uscire la Roma dal tunnel. Il risultato contro il Benevento ha dimostrato che il periodo peggiore è forse passato, ma al tempo stesso ha confermato che, analizzando solo il rendimento fiacco dell’attacco, non si è data la giusta importanza all’improvvisa fragilità della difesa. Che, da sabato 6 gennaio, non è più la migliore della serie A. Oggi è il 3° reparto meno battuto con 19 reti subite, insieme con quello dell’Inter. Il Napoli e la Juve, entrambe con 15 gol incassati, sono al momento più affidabili.

TREND NEGATIVO – La vulnerabilità della difesa è certificata dal numero delle reti prese dal 20 dicembre, in Coppa Italia contro il Torino all’Olimpico. Skorupski, schierato al posto di Alisson, incassò 2 reti, mai più successo alla Roma, per un mese e mezzo, dopo le 2 prese il 5 novembre al Franchi contro la Fiorentina. Contando quel ko di coppa contro i granata, in 8 delle ultime 9 partite della stagione, i giallorossi hanno sempre subito almeno 1 gol (2 contro il Torino, l’Atalanta e il Benevento, 1 contro la Juventus, il Sassuolo, l’Inter e nelle 2 sfide contro la Sampdoria). Solo il 4 febbraio, contro il Verona al Bentegodi, non ne hanno incassate, per il 13° cleen sheet di Alisson in 31 partite. Da sottolineare, però, come gli altri 12 siano arrivati nelle prime 22 gare dell’annata. Il momento chic da metà a fine ottobre: 4 clean sheet consecutivi, in campionato contro il Torino, il Crotone e il Bologna (3 successi per 1-0), in Champions contro il Chelsea (vittoria per 3-0). Di Francesco, però, non ha mai sottovalutato la questione. Il 3 febbraio, confermando il cambio del sistema di gioco (dal 4-3-3 al 4-2-3-1) per la partita contro il Verona, ha insistito sull’equilibrio che «resta il primo pensiero» per assemblare la squadra e renderla competitiva, a prescindere dal modulo scelto.

ALLARME ANNUNCIATO – L’assetto più offensivo, amplificato nel match successivo contro il Benevento con la presenza di 4 punte, non lo ha mai convinto. Ne conosce, avendolo usato all’alba della sua carriera, i pregi, ma anche i difetti. È vero che il 4-2-3-1 avvicina più giocatori alla porta avversaria e di conseguenza fa aumentare le chance di realizzazione. Così come, quando si perde palla, cresce il rischio di subire le ripartenze e i gol. Il comportamento da squadra, dunque, fa la differenza. Ma quanto quello dei singoli. Che, provati fisicamente più che psicologicamente, incidono sulla tenuta di ogni reparto. In difesa Florenzi e Kolarov non riposano mai, a centrocampo lo stesso sta accadendo a Strootman che ha ultimamente giocato da play per la contemporanea assenza di De Rossi (non è titolare dal 30 dicembre) e Gonalons, in attacco Dzeko non ha avuto la possibilità di lasciare spazio a Defrel (in campo, dopo 2 mesi, solo lo scorso 24 gennaio) e Schick (riapparso, e appena per 240 secondi, domenica sera). Di Francesco ne terrà conto sabato a Udine, anche pensando alla partita di mercoledì a Kharkiv contro lo Shakhtar.

(Il Messaggero, U. Trani)

Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime notizie della Roma sul tuo cellulare? Iscriviti subito al canale Whatsapp di Giallorossi.net!
Articolo precedenteUnder chiede spazio in Champions
Articolo successivoTrigoria, striscione in vista dello Shakhtar: “Onorate questa maglia. Due partite, una battaglia” (FOTO)

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci qui il tuo commento
Inserisci qui il tuon nome