SPALLETTI: “La squadra ha svoltato, ora siamo un gruppo. Nainggolan? Dà un senso di guerra alle partite” (VIDEO)

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NOTIZIE AS ROMA – L’allenatore giallorosso Luciano Spalletti parla a Roma Radio del momento della sua squadra e dei prossimi impegni che attendono i suoi ragazzi.

Queste le sue dichiarazioni all’emittente ufficiale del club di Trigoria:

Si è parlato molto dello schieramento della squadra a Genova. Nainggolan lì davanti, è solo un esperimento?
Siccome lui è uno a cui piace dare un senso di guerra alla partita durante le gare, questo fatto di andare a far buttar via palla subito senza farli iniziare è una cosa che gli piace. Si trova a suo agio a fare battute sul pressing, crea difficoltà a loro e un po’ di vantaggio a noi. Andando al di là di El Shaarawy e di Salah, bisogna che rientri velocemente e gli si allungano le distante del centrocampo con De Rossi e Strootman.

Il cambio modulo dentro la partita è una cosa imprescindibile?
Noi non abbiamo cambiato tantissimo lo schema di gioco, siamo rimasti abbastanza fedeli alla nostra idea: mettere in campo un squadra che gestisca la partita e abbia il possesso palla, che abbiamo la convinzione di portare la partita a un livello dove noi siamo più a nostro agio. Poi è chiaro che si può scegliere di cambiare le posizioni, ma dobbiamo sempre essere padroni del gioco e della partita.

Bologna, Torino, Genoa e Chievo sono squadre che danno fastidio…
Quando non ci sono il nostro calcio è un pochettino corroso dall’esasperazione e dalla tensione. Il fatto che si può giocare senza tensione o rumore alle spalle ti fa esprimere il meglio di te stesso, e questa è la cosa rischiosa: quando vai a giocare contro squadre o contro giocatori che hanno giocato di meno e che si devono mettere in vetrina per il prossimo anno. A Genova ci ha vinto solo la Juventus.

Non si è annoiato a Genova, ho visto una dialettica con la tribuna…
Io sono stato allenatore della Samp, succede. Lì siamo molto a contatto, chi mi sta dietro sembra essere un assistente. Sentirli per novanta minuti è anche fastidioso.

E’ tornato Strootman dal primo minuto. Contro il Chievo aumenta la scelta a centrocampo…
Ci sono state delle partite in cui eravamo risicati, se siamo in più è meglio. La squadra ha fatto passi in avanti importanti, ha svoltato nel modo di stare nel gruppo ed essere disponibile nel risultato. E’ una crescita fondamentale. E’ sempre stato così ma nell’ultimo periodo questa sensazione di essere contenti dell’altro è una cosa che si percepisce e si tocca facilmente, un risultato importantissimo dentro una squadra.

Maggior disponibilità in campo dell’uno verso l’altro?
Sì è vero, però poi deve anche giocare, non solo difendere. Recupero e gioco, che è una cosa diversa da la rendo giocabile per il compagno, e poi si va a innescare quel meccanismo del possesso palla dove si trovano le qualità che noi abbiamo. L’unico rischio nella continuità di questo possesso è di essere attratti dal metro più, quello che è successo al Bayern contro l’Atletico Madrid. Questa è la cosa più difficile: essere vogliosi di costruire, di fare, d’inventare e poi allo stesso tempo di non avere distanze e corridoi libere quando si perde palla.

Gestire una panchina con Totti, Dzeko, Maicon, Strootman: com’è?
Noi abbiamo nel limite del possibile anche provato qualcosa in questa metà del campionato. Alcune hanno dato esito negativo, altre positive. E son visibili a tutti. Durante il terzo tempo, ovvero il tempo che trascorriamo a Trigoria durante gli allenamenti, li sviluppano e poi le scelte devono essere coerenti da quello che viene lì. La formazione la devi scegliere, però se quella che scegli dà un esito positivo che dimostra che la strada da percorrere è quella, poi ci si adegua perché bisogna a esser bravi a inserirsi in quella strada lì e ad essere più bravi di quelli che la stanno percorrendo.

Roma-Chievo 55.000 unità e oltre. L’ultima in casa meglio tardi che mai?
Questo fa sempre grande piacere. Il calcio è fatto perché ci sia la partecipazione del pubblico. Abbiamo parlato sempre progetto, di stadio pieno, non di divisioni. Si deve stare tutti insieme, e se s’impara si sta più comodi. Son convinto che i giocatori restituiranno la goduria di avere poi il nostro pubblico a sostegno.

Napoli?
Non ci dobbiamo preoccupare di altro che non sia il nostro lavoro. Chiedevi di quelli che son rimasti fuori. Loro sono entrati e hanno ribaltato la partita. Il gol è vero che lo ha fatto El Shaarawy, ma Dzeko ha giocato una grande palla. Totti ha rifatto un altro grandissimo gol e ha partecipato alla manovra della squadra, ha preso punizioni ed è venuto a lottare nella nostra metà campo… si incomincia a fare simpatico il gioco…

Mister non le rubiamo altro tempo, altrimenti i giocatori si arrabbiano.
Ma loro sono contenti se non mi vedono e se possono non mi invitano, come è successo ieri al compleanno di Radja (ride, ndr).

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5 Commenti

  1. lui è uno a cui piace dare un senso di guerra alla partita durante le gare, questo fatto di andare a far buttar via palla subito senza farli iniziare è una cosa che gli piace. Si trova a suo agio a fare battute sul pressing, crea difficoltà a loro e un po’ di vantaggio a noi. TRADUZIONE: il Ninja non si muove da Roma! Con buona pace di Conte, dei laziali e dei giornalai da strapazzo!

  2. Va bene così.
    Uno fa l’allenatore gli altri i giocatori.
    Questa la regola.
    Mio Padre era mio Padre e non un mio amico.
    Da me aveva affetto(immenso) e rispetto quando parlava.
    Questo deve essere un allenatore.
    All’allenatore amico e complice dopo un po’ si prendono le misure e si fa quello che si vuole….. Garcia Docet.

  3. mister….non ci deludere, per la campagna acquisti e cessioni …impuntate e tieni i cardini forti della nostra ROMA….è sempre stato una grave mancanza di garcia non mettere becco nelle cessioni…..abbiamo fiducia in te……

  4. Sarebbe un gravissimo errore smontare questo gruppo.
    Non solo è forte, ma è forte perché è una squadra che gioca in 11, con Spalletti ha trovato quell’anima che aveva perso con Garcia.
    I giocatori più rappresentativi devono assolutamente rimanere, se si vuole sperare di vincere.
    L’alchimia di gruppo non è “casuale”.
    Molti giocatori importanti in questa squadra c’erano nella bellissima Roma del primo Garcia, c’erano col Bayern e col Barcellona, c’erano quando la squadra era morta, ci sono adesso che è risorta.
    E’ un’esperienza di gruppo che è fondamentale per costruire quella mentalità irriducibile che tanto ci manca.

    Ci serve solo un buon terzino destro. E non vendere nessuno dei titolari.

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