Zeman aveva capito tutto

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IL MESSAGGERO (P. LIGUORI) – Un capitano immenso. L’orgoglio della maglia e la passione dei tifosi. Qualche lampo di generosità dei giovani. Questo ci resta dal derby e poco più. Niente gioco, niente schemi e perfino la conferma della precaria condizione atletica, che avevamo tristemente registrato a Palermo. Per forza: nel caos totale della società, gli allenamenti sono ridotti al minimo, solo i più scrupolosi come Totti seguono un programma individuale per tenere la forma. E in campo la differenza con gli altri si vede.

La ultime due partite della Roma ci hanno intristito e della gara di Torino c’è poco da dire. Quasi tutti la considerano una tappa di preparazione per la semifinale di Coppa con l’Inter. In quell’appuntamento ci giochiamo la stagione, perché entrare in finale è la chiave d’accesso per l’Europa l’anno prossimo. L’ultimo, esonerato, aveva avvertito in tempo che c’erano problemi con Osvaldo e De Rossi. Tecnici e comportamentali. I fatti successivi gli hanno dato ragione e anche il calo di condizione atletica. Ma Baldini e Sabatini, con un mazzetto di altri dirigenti, tanto folto quanto inutile, hanno favorito una bella rivolta di spogliatoio e hanno cacciato Zeman. Se Pallotta vivesse a Roma, caccerebbe loro e cambierebbe i giocatori riottosi con giovani giusti, rimetterebbe in panchina il Boemo, ancora sotto contratto anche per l’anno prossimo. Sbagliare è umano, perseverare diabolico.

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