AS ROMA NEWS – Daniele De Rossi ha rilasciato una lunga intervista a Sky Sport durante questo periodo di emergenza a causa del Coronavirus. L’ex capitano ha parlato della Roma, del suo futuro da allenatore e della sua esperienza al Boca Juniors. Ecco le sue parole:
Come stai?
Bene. Come tutti mi sento un po’ stretto. C’è la salute quindi non posso lamentarmi, c’è gente che sta molto peggio.
Ti strappammo una promessa: tornare alla Roma da allenatore. Che percorso ha in mente per arrivare li?
Ho fatto un percorso da calciatore unico e raro, non posso pretendere di fare lo stesso se diventerò allenatore, non esisto allenatori che resistono così tanto. Mi piacerebbe allenare la Roma, ma prima devo diventare allenatore, c’è un percorso di crescita da fare. Mi sono ritrovato in pochi giorni da calciatore vecchio ad allenatore giovane. Devo ancora iniziare questa carriera e prendo tutto con calma. Mi piacerebbe ma non ho fretta, spero che un giorno succederà, ma se avverrà è perché sono diventato bravo, non per il mio passato da calciatore.
Lo vedi come un percorso naturale essere pronto ad essere responsabile di un gruppo?
Inizierò questo percorso da allenatore perché penso di poterlo fare. In Italia lo pensano un po’ tutti (ride, ndr), ma penso di poterlo fare, mi è sempre stato riconosciuto il ruolo di leader. Ma l’allenatore è anche altro, deve fare scelte e subire pressioni da solo. Da calciatore facevo da collante, ma da allenatore se perdi sei da solo e se vinci è merito dei giocatori, è qualcosa che ho sempre annusato, i miei tecnici erano sempre sottoposti a questi giudizi.
Quali sono state le tue sensazioni nel giorno d’addio alla Roma?
Credo si sia visto: l’ho vissuta con serenità. Non ho finto nemmeno un secondo. Ci sono stati dei momenti di vuoto, durante la partita. Non avevo stimoli come le partite che contano. Nelle sostituzioni mi giravo intorno e vedevo casa mia ed ho pensato che non avrei più visto quel posto da lì dentro. Ero sereno, perché era un percorso e mi sono detto di arrivarci pronto perché prima o poi arriverà. Non conta quello che hai fatto, fa male a chiunque, c’è malinconia ed era importante fargli vedere alla famiglia che non era una tragedia. Volevo far vedere ai tifosi che me ne andavo col sorriso, perché era giusto così.
Il discorso nello spogliatoio ti è venuto di getto?
Non preparo mai niente. Inizio a pensarci un minuto prima di farlo. Lo dicevo sempre negli allenamenti, loro mi facevano un applauso anche per un passaggio di cinque metri. Bastardi… (ride, ndr). Non è il derby del cuore, non voglio sempre la palla, voglio giocare alla mia maniera ed una partita vera. E’ finita zero a zero, triste, ma è quello che volevo io.
Aveva qualche rito scaramantico prima di entrare in campo?
Ne ho avuti tanti e ne ho cambiati tanti. Vi dico subito che non servono a niente, non funzionano e quando va bene è perché va la squadra. Non ho mai cambiato solamente questa cosa, i tre saltelli quando eravamo tutti allineati a centrocampo. L’ho iniziato tanti anni fa per sgranchire le gambe. Lasciate stare a correre come me, perché non serve a niente (ride, ndr).
Non ha scelto di abbandonare la Roma, ma ha scelto di lasciare il calcio. Ha più sentito qualche dirigente della Roma e che rapporto ha avuto con Riquelme al Boca?
Assolutamente, è vero, sono stati due momenti difficili. In entrambi i casi ho preso decisioni che non volevo prendere, una volta perché non ho deciso io e l’altra volta perché ho dovuto scegliere per la mia famiglia, anche se poi non è successo nulla di grave ma la mia famiglia ha avuto un gran beneficio dalla mia scelta. Non ho sentito dirigenti, ho incontrato De Sanctis una volta, l’altro giorno mi ha scritto un dirigente della Roma per sapere come stavo, ma sul futuro non ho sentito nessuno. E se mi conoscete non chiamerò nessuno nemmeno io… Con Riquelme il mio rapporto è stato semplice e diretto, ho spiegato le mie ragioni, mi sono sentito in dovere di farlo, lui mi ha chiesto di restare e mi ha detto che puntavano su di me. Visto che a parlarmi è stato un giocatore che per me è stato un esempio mi ha fatto un grande effetto. Mi sono allenato 5 giorni con tutti che mi chiedevano di restare. Ho deciso di andarmene perché altrimenti avrei deciso di restare, creando però un danno alla mia famiglia. Ho una nostalgia di quel posto molto forte, io e la mia famiglia la sentiamo.
Arrivano i saluti di Marchisio…
Mi fa piacere vederlo, è di una sensibilità diversa dagli altri. Si prende responsabilità sul sociale, mette bocca dove tanti calciatori non entrano. Lui ha gli attributi e la pulizia intellettuale per farlo. Lo incontrai la prima volta in un Roma-Empoli, c’erano lui e Giovinco che erano in prestito dalla Juve e ci misero in una difficoltà imbarazzante. Lui ha vinto tantissimo, era incredibile. Ha giocato anche davanti alla difesa ed era tagliato per quel ruolo, ma ha avuto due o tre infortuni. Marchisio era incredibile, di giocatori come lui si fatica a trovarne, ma ne stanno uscendo un po’ in questi ultimi anni.
Quanto è stata fondamentale Sarah in questo tuo percorso?
Lei ha solamente un difetto: è molto social. Ogni tanto mi giro e sono ripreso. Dal punto di vista umano è stato fondamentale. Non trovi un calciatore che viene in tv e dice che è una zavorra. Mi ha migliorato molto, il mio umore, la mia serenità e della famiglia. E’ stata fondamentale perché mi ha detto di decidere e che mi avrebbe seguito. Ogni tanto usciva qualche destinazione che le piaceva di più ed altre meno. Ha accettato di venire in Argentina e se ne è innamorata prima di me ed era dispiaciuta di andare via, perché lì aveva creato una sorta di nuova famiglia. L’altro giorno in televisione guardavamo la Casa di Carta, abbiamo sentito due parole prettamente argentine e ci siamo guardati. C’è entrato nel cuore. Non ha detto una parola, mi ha seguito.
Perché ha scelto il Boca e non il River?
Ho scelto il Boca da ragazzino, guardando i filmati dei tifosi che mi entusiasmavano e guardando Maradona. La tifoseria del Boca? Tutti la conoscono, ma nessuno la conosce. Se vai lì, ti rendi conto che i tifosi hanno qualcosa di diverso. Difficile dire chi è il più grande, ma quello che da più amore è il Boca.
L’esperienza in Argentina?
Meravigliosa, ma non solo dal punto di vista umano. Mi sono reso conto di quanto talento senza organizzazione vada sprecato. Organizzare per farli suonare insieme, altrimenti è confusione. Riuscire a far coesistere giocatori meravigliosi, ruvidi ma al tempo stesso continui e tecnici sarebbe il primo passo di ogni squadra. Gallardo al River c’è riuscito, ha giocatori fortissimi, ogni volta che ne perde uno ne aggiunge un altro. Se ci riesce l’Argentina come Nazionale cambia le sorti del calcio mondiale.
Sul Mondiale del 2006, quanto è stata importante la figura di Lippi, anche per il coraggio che ha avuto a farti tirare uno dei rigori decisivi?
Ovviamente non posso non ricordare quanto fu importante per quella nazionale, che aveva un attacco mostruoso ma non era la più forte, Francia e Brasile forse avevano più talento. Abbiamo vinto perché siamo stati grandi lottatori, lui ha creato una squadra di club a livello di rapporti e con una nazionale non è mai facile. Ha creato un gruppo di amici nell’arco di 2 anni e l’ha gestita bene a livello tattico-tecnico. Si è visto quando c’è stato il momento di soffrire. Grande importanza per quel trionfo e per me, se non ci fossero stati quei 60 minuti e quel rigore il sapore sarebbe stata agrodolce, avrei rovinato tutto con quella gomitata (a McBride, ndr). Ho sempre sentito la sua fiducia, anche quando era incazzato per la gomitata, quando ero squalificato. 2-3 giorni prima della finale Peruzzi venne da me dicendomi “Questo è matto, vuole farti giocare la finale dall’inizio. Preparati perché ti butterà dentro”. E’ andata così, è andato tutto bene e rimane un ricordo memorabile della mia carriera calcistica.
Che ne pensi di Heinze come allenatore? Quali saranno i tuoi primi appuntamenti in agenda da allenatore?
Mi avevano detto che Heinze era un allenatore interessantissimo. Avevo l’opportunità di vederlo ogni domenica ed è veramente bravo. Al Velez ha fatto bene e anche parlando con un ds italiano mi ha detto che in Europa si sa quanto Gabi sia bravo. Sono contento se gli si riapriranno le porte del calcio europeo. Sono in tanti ad andare bene, penso a Crespo, che con il Banfield, una squadra medio piccola che ci ha messo in difficoltà. Posso imparare da tutti, dovrò sentire tanti allenatori. C’è un proverbio africano che ho trovato nelle fiabe che leggo a mia figlia: vede più un bambino in piedi che un vecchio seduto. Oggi sono un bambino che deve apprendere dagli altri. Penso che devo imparare dal migliore, ossia Guardiola, quindi partirò da lui per il mio percorso. Gattuso è bravo, De Zerbi mi fa impazzire e poi altri allenatori. Farò dei viaggi professionali e di divertimento, perché questo mondo mi piace molto. Poi gli allenatori degli altri sport. Sarei curioso di conoscere Pozzecco, perché mi piace il modo che ha di interagire con i suoi giocatori. Voglio imparare, se poi non riuscirò a farlo vuol dire che sono un asino e che forse non sono tagliato, ma almeno mi sarò divertito.
Ci descrivi come è stato mimetizzarti in Curva Sud per il derby?
E’ nata come uno scherzo tra amici, avevo voglia di andarci ma non sollevato da eroe come Oronzo Canà. Volevo andare a Firenze, ma la Roma veniva da una serie di vittorie consecutive e non sono andato per scaramanzia. Poi sono andato, un ragazzo dietro di me mi ha riconosciuto dopo un secondo e lo ringrazio per essere rimasto zitto e per avermi fatto vivere una serata indimenticabile.
Qualche tempo fa mi hai detto che il giorno più difficile sarebbe stato l’ultimo a Trigoria. È stato davvero così?
“Voglio chiarire una cosa. È stato il giorno più difficile della mia ultima esperienza. Non significa che abbia smesso a Roma, non è stato lasciare la Roma, ma chiudere quella porta per l’ultima volta. È stato difficile, io lì dentro non ci rientrerò più, perché è la camera dove ho dormito di più in vita mia, è un posto che non rivedrò mai più. È stata una bella botta, un momento nel quale mi hanno tremato più le mani”.
Domanda di Luca Marchegiani: qual è la difficoltà principale che ti aspetti per cominciare la carriera da allenatore? Ho sentito nomi di allenatori che pensi di andare a vedere, tutti abbastanza innovativi. Come giudichi il livello del nostro calcio rispetto alle nuove proposte dal punto di vista tecnico-tattico?
“Difficoltà ne incontrerò, mi aiuto da solo pensando così. Non so se so fare alcune cose: dovrò organizzare un precampionato, formare uno staff, parlare alla gente da un’altra prospettiva. Tutti ti devono seguire, magari inizierò da un livello più basso di quello che ho vissuto da calciatore e dovrò accettarlo. Difficoltà che spero di superare. Riguardo gli allenatori, ho citato allenatori innovativi, ma devo imparare tanto dagli altri, più pragmatici. Il livello del calcio in Italia si sta direzionando verso lo spettacolo: la sensazione è che anche le piccole squadre abbiano iniziato a proporre qualcosa di interessante. Il Barcellona di Guardiola ha cambiato la percezione del calcio, il pericolo è abusarne, abusare del palleggio e di idee propositive quando la squadra non è all’altezza. Posso citare altri allenatori, come Fonseca. Mi complimentai con lui dopo Roma-Shakhtar, mi aveva fatto una grande impressione”.
Da chi rubiamo qualcosa di quelli che hai avuto?
“Non voglio dare risposte paracule, ma devo rubare da tutti, anche da chi mi è piaciuto di meno. Si ruba anche cercando di non ripetere errori gravi. Se penso a chi mi ha segnato penso a Spalletti, insieme a Luis Enrique. Come gestione del gruppo sono un tranquillone, ma un pizzico di atteggiamento à la Capello non guasta mai”.
Quale soprannome ti è pesato di più? Capitan Futuro o Nino?
“Questo non è di Roma, è di Ostia! Da piccolo avevo questa scodella bionda, a Roma non c’è nessuno che non abbia un soprannome, ero Nino riferito a Nino D’Angelo, finché non sono diventato Capitan Futuro”.
Domanda di Paolo Condò: hai avuto modo di pensare ai tuoi progetti tecnici? Puoi raccontare il primo giorno al campo di allenamento del Boca?
“I progetti sono tutti in stand-by. Pensare a queste cose in questo momento non mi sembrerebbe giusto. Ho grande voglia di fare questo lavoro, ho fretta, smanio, ma mi sento circondato da un alone di tristezza, di difficoltà, di tutto il mondo. Andare a pensare al corso, alle squadre mi sembra un po’ ridicolo. Il primo giorno, non ricordo se fosse il primo o il secondo, facemmo questa partitella. Ero abituato ai Primavera della Roma, che tendono a levare un po’ il piede. Ci fu questo contrasto con questo torello di 170 cm per 100 kg e mi ha ribaltato, un animale. Si è subito fermato, pensando di fare qualcosa di male, gli dissi di continuare così. Da loro era inverno, campo fangoso, il paradiso”.
Domanda di Leonardo Bonucci: ricordi quando ti ho tirato la scarpetta? Raccontalo!
“Questa è lunga. Parliamo di un ragazzo del quale tutti i miei conoscenti mi dicono che è odioso. C’è una percezione di Leo che è totalmente sbagliata. Un professionista incredibile, mi spiace che si pensi che sia antipatico. A volte lo è in campo, ma è frutto della maglia che indossa, quella squadra ti dà quell’impostazione là ed è un motivo per cui vincono sempre. In allenamento lui mi tirò uno scarpino, che slittò e mi prese col tacchetto. La cosa era diventata un po’ meno scherzo, poi dopo un minuto passò tutto. È uno dei ragazzi che ricordo con più piacere, quel tavolo era una bolgia. Grandi momenti insieme”.
Domanda di Luca Marchegiani: hai un rammarico in carriera?
“Senza entrare nel dettaglio: non aver vinto qualcosa di importante, di strappalacrime, con la Roma. Ieri vedevo uno speciale su Di Bartolomei, o lo scudetto di Francesco. È un rammarico grande. A volte vengo tacciato di aver avuto poche ambizioni, ma ho avuto l’ambizione di provare a vincere dove non si vince mai, in una squadra meno forte delle sue avversarie. Mi sento in pace con la mia coscenza, ma il rammarico c’è. Le cose non vanno sempre come uno spera. Se guardo la mia carriera sono fortunato, se guardo la bacheca è abbastanza vuota e mi dispiace”.
Domanda di Paolo Di Canio: il calcio inglese? Ci hai fatto qualche pensiero? In che squadra ti saresti visto? Con Roy Keane o con Paul Scholes? O con Gerrard? O con Mourinho, insieme a Lampard?
“Risposta secca: da quando sono piccolo ho sempre amato molto il Manchester United. Proprio perché mi ha citato loro è giusto che non ci sia andato. Riguardo al Boca, era proprio un mio desiderio. A posteriori era fare un paio di stagioni delle mie, con 50-60 partite in quello stadio, con quella maglia”.
Cosa ci lascerà un momento del genere? Come ripartire?
“Penso che porteremo via da questo momentaccio delle cose positive se in questo momento remeremo nella stessa parte. È adesso che dobbiamo sentirci sulla stessa barca, tra nord e sud c’è una differenza gigante. Penso che questo popolo possa risollevarsi, una delle cose più intelligenti la disse Balotelli, prima di politici e dottori: ha detto di avere una madre di una certa età e che non le vuole attaccare nessuna malattia. È facendo le cose normali che ne usciremo, poi ci sono scienziati e politici che si devono occupare di cose più importanti. Siamo una popolazione che ha sempre dimostrato di avere la pelle dura”.
Fonte: Sky Sport

…co Luca marchegiani Paolo “er nulla” dicanio.
Vabbè,Daniele, posso capire.
Però…..
Un tirocinio affiancando Gasperini,rubandogli idee tecniche tattiche e tattiche di mercato,sarebbe interessante per la sua crescita
IDOLO. COME ROCCA, AGOSTINO, BRUNO, PEPPE E FRANCESCO. E ci metto dentro anche Paolo Baldieri e Amelia, TUTTI ROMANISTI NEL CUORE, NELL ANIMA, NEL SANGUE E NELLA TESTA…
Anche se non era di Roma lasciamo fuori Giacomo?
Forza Roma
Io NON sono d’accordo in un ritorno di DDR! Se n’è andato sbattendo la porta e sbraitando contro la Dirigenza ed ora vorrebbe ritornare?? Inoltre, dov’è la sua denuncia per ciò che è stato svelato circa le sue dichiarazioni di farci arrivare decimi???
Stai bene a riposo Daniele! COME TOTTI….. Già avete fatto abbastanza danni alla Roma!
Prima devo meritarlo è giusta questa cosa, probabilmente come allenatore potrebbe anche riuscire i requisiti gli ha tutti
Steno, certo che no… core de Roma, PUREI LUI IDOLO… A maggior ragione quando a maggio scorso disse che il gestore si comporto’ male con capitan futuro mettendolo alla porta… e se l ha detto pure Losi…
“L’ultima volta che ho lasciato Trigoria mi tremavano le mani”. Proprio come a Pallotta. E qualcuno osa pensare che gente come Daniele e Francesco siano il male della Roma. Sarebbero i primi ad andarsene se si rendessero conto di essere il problema della Roma. A differenza del vostro Pallotta.
vero! ma qualcuno sa a che punto è la sua denuncia al giornalista?
Deve essere nell’ufficio dove c’è la querela di James al Bordeaux e Barca.
Ce credo che ie tremavano le gambe, gli hanno offerto di fare il vice di Fienga che non è nessuno nella storia della Roma, un idiota raccomandato che se scorda anche di rinnovare i contratti ai giocatori validi…lascia sta Daniè quando va via tutta sta baracca di burattini sei sempre il benvenuto!
Cervello da vendere, raffinatezza di pensiero non comune, volto vincente. Lo vedo, con DDR allenatore ed un’altra proprietà con l’ambizione di vincere (e non come questa mezza tacca di amministrazione controllata mendace che non ha mai avuto un briciolo di ambizione vera e non plus-economica) un giorno vinceremo la Champions e poi posso morire felice. DDR è la Roma.
Sempre interessante ascoltare Daniele De Rossi !
Mi ha fatto esultare,incaxxare,reso orgoglioso tantissime volte ….
Gli faccio un grande in bocca al lupo per la sua futura carriera di allenatore !
PS : faccio veramente fatica a capire il perché si debbano per forza mettete in mezzo Pallotta,Fienga ecc.
Bonucci simpatico?mah non lo conosco personalmente,ma non credo ci andrei in vacanza insieme…un Viterbese che odia Roma te lo poi tene’Danie’
PENSA un po’ QUANTI pollici versi prendono i ROMANISTI…😏 me sa’ chè qua stamo su n artro mondo…
Daniele ha dato tutto alla Roma, ma sinceramente doveva andare via un paio di anni prima, ormai era diventato un alibi per i giocatori, e in verità non era più quel DDR di una volta.
Cmq lo vedo benissimo come allenatore della Roma, ha carattere, autorevolezza, sa parlare e conosce l’ambiente.
Credo che sarà più utile come allenatore rispetto agli ultimi anni da calciatore.
come tutti gl’esseri umani avrà fatto anche qualche errore nella sua carriera, ma rimarrà sempre un simbolo dell’ASRoma!!!
Ti aspetto mitico Romanista..ti aspetto perche’ come penso e come molti allenatori che ti hanno allenato hanno affermato, tu sei un leader nato e per giunta ti scorre sangue giallorosso nelle vene. Mi piacerebbe che al tuo esordio futuro campeggi la frase Veni, vidi, vici come monito per tutti gli avversari.
Tranquillo Daniele, che se le ambizioni della società restano queste, basta che dici sì ad ogni campagna di ridimensionamento e ti fanno firmare a vita.
DDR ❤️💛
Per qualsiasi dubbio potete consutare il nuovo regolamento.