Svolta Friedkin: la romanità torna un valore aggiunto

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Tutto, in casa Roma, sembra ricondurre lì. A Francesco Totti. Non come operazione nostalgia, ma come naturale punto di equilibrio di un percorso che il club ha intrapreso quasi senza accorgersene. Perché la domanda, in fondo, è semplice: com’è possibile che il simbolo assoluto della storia giallorossa non sia ancora stabilmente dentro Trigoria?

I numeri raccontano una carriera irripetibile, ma non bastano a spiegare il peso specifico di Totti. Quello è identità pura, appartenenza, riconoscibilità immediata. Ed è proprio su questo terreno che si è consumata, negli ultimi mesi, una svolta silenziosa ma profonda della proprietà americana.

I Friedkin erano partiti da un’idea chiara e lineare: un modello internazionale, manageriale, distante dai localismi. Lo dimostrano scelte forti e coerenti, da José Mourinho ai dirigenti stranieri inseriti negli anni. Poi qualcosa è cambiato. Non per abiura, ma per evoluzione. Perché accanto alle competenze, a Trigoria si è tornati a sentire il bisogno delle radici.

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Il primo segnale è stato il ritorno di Claudio Ranieri, uomo che aveva chiuso con la panchina e che solo per la Roma ha deciso di rimettersi in gioco. Una scelta identitaria, prima ancora che tecnica. In mezzo, un passaggio delicato come l’esperienza di Daniele De Rossi, interrotta tra incomprensioni e cortocircuiti gestionali, ma che ha comunque contribuito a riaprire il discorso sul senso di appartenenza.

Dentro questo percorso si inserisce oggi, con sempre maggiore forza, la figura di Totti. Non come semplice volto da esibire, ma come risorsa da utilizzare. Sarebbe un errore ripetere il passato, limitandolo a un ruolo ornamentale. Perché Totti non è solo memoria: è conoscenza del calcio, lettura dei talenti, capacità di parlare alla squadra e alla città.

Il suo peso, ancora oggi, si riflette anche sui più giovani. Niccolò Pisilli, ultimo prodotto di un vivaio curato per anni da Bruno Conti, non ha mai nascosto di essersi ispirato a lui. E chissà che un ritorno strutturato di Totti non possa incidere anche su chi oggi appare a un bivio, come Lorenzo Pellegrini, sempre più vicino alla scadenza e in cerca di nuove prospettive.

Non è romanticismo. È strategia. La Roma sta lentamente riscoprendo se stessa, cercando un equilibrio tra modernità e appartenenza. E se davvero esiste un volto capace di tenere insieme questi due mondi, quel volto è inevitabilmente quello di Francesco Totti.

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Fonte: Gazzetta dello Sport

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7 Commenti

  1. A me sembra una campagna promozionale con l’aiuto/ausilio dei mass media..
    Sta cosa dura da tempo e ufficialità non c’è ne sono, quindi dove sta la verità..???
    Insomma fossi uno dei presidenti mi sentirei “accerchiato”…
    Attenderemo di capire..

  2. Ancora altre sponsorizzazioni. Oggi su tre articoli Totti è sempre il protagonista.
    Cosa è successo che io non conosco ?

    • E’ successo che non hai vinto contro la Juventus e, calendario alla mano, probabilmente non andrai in Champions League neanche quest’anno. Quindi bisogna dare qualcosa di forte in pasto alla piazza.

  3. Tutto bello, tutto ok, ma la Champions League dopo 6 anni di gestione nei quali ci sono andate anche Atalanta, Bologna e Lazio ?

  4. Dai, era un concetto, idea, abbandonato, quasi abiurato. Se si recupera, tanto basta per capire che si era sbagliato. Ciò non vuol dire che il nuovo percorso era errato: aveva delle falle, molte dovute a presunzione (Souloukou) o superficialità (assenza dei Friedrick) . Non che non ne abbia ancora, di difetti, ma sembra che si vada avanti in modo più riflessivo. La romanità fa parte degli strumenti di riflessione.

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