L’INTERVISTA | Sabatini: “La Roma è la mia vita, ma con Gasp mi sarei scontrato. Ho portato il mio angelo custode ai supplementari”

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Walter Sabatini torna a raccontarsi e, inevitabilmente, a parlare anche della Roma. L’ex direttore sportivo giallorosso, oggi nuovamente al lavoro alla Pro Patria, ha affrontato numerosi temi in una lunga intervista al Corriere della Sera: dal suo ritorno nel calcio al rapporto con il talento, passando per Gasperini, Dybala, l’Inter e il legame mai spezzato con la Capitale.

La prima domanda che viene spontanea rivolgere a Walter Sabatini è: ma chi glielo ha fatto fare? Il leggendario ds che ha portato in Italia campioni come Nainggolan, Dzeko, Pastore, Ilicic e Kolarov, a 71 anni compiuti e con i polmoni compromessi da migliaia di Marlboro, ha accettato nel mese scorso di tornare nell’arena. Ma non in una squadra qualsiasi: si rimette in gioco nella società con la quale ha ultimato la carriera da calciatore.
“Ho voluto ricominciare, con una sorta di catarsi. Sono tornato per offrire una consulenza alla Pro Patria, la squadra dove smisi di giocare 43 anni fa. Ho avuto una vita professionale più o meno bella ma, con una scelta romantica, sono di nuovo alla casella di partenza”.

Ha lanciato decine di campioni, come scoverà il talento giusto per la squadra di Busto che milita tra i Dilettanti?
“Intanto devo ammettere che sto facendo fatica ad agire all’interno di un contesto dove non si assecondano le mie idee dinamiche. Ho bisogno di agilità e velocità. Non nascondo che mi sto trovando a disagio e io non voglio sprecare i miei ultimi anni. Sono entrato nella terza, forse la quarta età”.

Eppure a dispetto della carta d’identità ha un piglio battagliero.
“Dentro sento l’entusiasmo di quando iniziai a lavorare per la Triestina e avevo 39 anni. Vorrei tornare a quella fase della mia vita, e creare il mio laboratorio calcistico”.

Il suo metodo è ancora all’avanguardia nel terzo millennio?
“Non ce l’ho con chi fa ricorso ai big data, non voglio essere manicheo. Ma quando vedo un giocatore devo sentire qualcosa subito al primo incontro. Mi deve fulminare. L’unico metro di valutazione che concepisco è l’occhio, la sensibilità, la passione”.

Cosa la emoziona ora?
“Negli ultimi giorni il Como, che in Champions ha debuttato disputando una gara di altissimo livello proponendo un calcio divertente ed esaltando le sue individualità. Tutti celebrano Fabregas ma anche i suoi giocatori sono stati straordinari”.

Quale romanzo si adatterebbe al cammino del Como?
“I promessi sposi e non solo per quel ramo del lago… Anche i comaschi hanno iniziato dai bassifondi trovando punti di incontro con gli umili del romanzo. E, come nella storia manzoniana la gente del popolo alla fine trionfa, anche la squadra di Cesc è soggetta a ulteriori miglioramenti. Competerà a lungo e fino alla fine, poi non so se vincerà, ma anche in campionato rimarrà in corsa”.

Ha lavorato in tanti club ma dove ha lasciato il cuore?
“Alla Roma. È la mia vita, non mi faccia dire altro perché mi è venuto il complesso di essere un uomo noioso”.

Lei sarebbe andato d’accordo con un allenatore come Gasperini?
“No. Ho grande ammirazione per il suo lavoro come tecnico ma sarei entrato in rotta di collisione”.

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Il giocatore che la diverte?
“Paulo Dybala, un campione residuale del nostro campionato. Negli anni Novanta avevamo Ronaldo, Platini, Rummenigge. Ora di quella stirpe di fenomeni, c’è solo Paulo in Serie A”.

Trova interessanti le gare del campionato?
“Tutte le guardo, me le gusto con i popcorn. In ogni sfida trovo uno spunto: una giocata, la disperazione di chi è con l’acqua alla gola, l’euforia data dalla consapevolezza del più forte”.

Chi ha più valori in questo momento in Italia?
“Nell’ambiente romanista c’è grande euforia. Una coesione spirituale che fa sentire tutti imbattibili. Ma per qualità della rosa e profondità delle scelte l’Inter è un gradino sopra tutte”.

Non ha rimpianti per non aver sfruttato l’occasione nerazzurra?
“Molti. Sono stato una meteora, gli abitanti della Terra neanche mi hanno visto passare”.

Il punto di forza dell’Inter?
“Chivu, che conosco bene. È un pragmatico elastico. Sa cambiare idea quando serve. La coerenza è una malattia dell’uomo”.

Lei che malattie ha?
“Io sono bulimico della vita. Peccato che il mio apparato scheletrico non assista le mie volontà. Ogni tanto ripenso alla mia carriera e mi dico ‘ma eri un acrobata, non un direttore sportivo'”.

Da quando siamo al telefono ha tossito molto.
“Ho un angelo custode che mi veglia e che ho portato ai tempi supplementari. Mi sento come il protagonista del Processo di Kafka. Colpevole ma non si sa di quale reato. Ma io mi condanno al massimo della pena”.
FONTE: Corriere della Sera

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12 Commenti

  1. Sarebbe senz’altro entrato in rotta di collisione con Gasperini,perchè questi i giocatori forti intende tenerli mentre Sabatini era dipendente dal trading.
    Opinione personale,non penso che Pallotta gli avesse detto di fare tutte quelle cessioni che lui ha fatto, è stato Sabatini a movimentare di sua iniziativa diecine di calciatori in entrata e in uscita.

    • Zeno come fai a imputargli questo autolesionismo mediatico e non solo. E’ lapalissiano che era il business di Pallotta. Sabatini è sicuramente egocentrico come tutti i grandi personaggi ma non stupido.
      Se non ti piace OK è una tua opinione rispettabile però con obiettività.

    • La schizofrenia della As Roma in quel periodo aveva uno scopo ben preciso. In tutte queste compravendite, gira una montagna di denaro a mio parere, altrimenti non si spiega. Gli ultimi disastri di Milan e Juve , sono passati per quelle logiche, con dissidi interni enormi (tare, Ibra e compagnia) e poi la Juve. Il mondo del calcio, tutto , è ormai contaminato, metterci le mani , oggi, con quella voragine di debito è molto pericoloso. Una lavatrice difficile fa fermare.

  2. Personaggio di altri tempi, guascone e umile allo stesso tempo. Le sigarette lo hanno rovinato ma lo ammette ed è un esempio di sincerità. Non mi interessa per chi tifa ma il periodo romano mi è rimasto dentro e quei campioni portati da lui difficilmente li rivedremo, è vero ha acquistato anche mezze tacche ma è un uomo quindi non perfetto.
    Tiferò sempre per lui.

    • Romano, non esistono esseri umani perfetti, anche (non solo) perché il concetto stesso di perfezione è soggettivo. Ahimé.

  3. Zeno come fai a imputargli questo autolesionismo mediatico e non solo. E’ lapalissiano che era il business di Pallotta. Sabatini è sicuramente egocentrico come tutti i grandi personaggi ma non stupido.
    Se non ti piace OK è una tua opinione rispettabile però con obiettività.

  4. L’unico ds che fu capace di farmi rinnamorare del calcio.
    Gervinho, Naingonlan, Strootman, Pjanic , Marquinho, Ddr, Totti che squadra che avevamo.
    Quest’anno sono tornato quas ai quei livelli con Gasperini.
    Sabatini era sul punto di creare uno squadrone ma si è perso con Iturbe, Doumbia, Angel. Goicochea….Quello che ci ha massacrato è stato Monchi.

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