DAI QUOTIDIANI | Gasperini cambia pelle: ora la Roma ha imparato anche a non perdere

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Gasperini urla a un giocatore della Roma

Un pugno chiuso, quasi un’esultanza, dopo uno 0-0. Per capire quanto stia cambiando la Roma di Gian Piero Gasperini forse basta partire dall’immagine con cui si è chiusa la partita di Como. Il tecnico non festeggiava il pareggio in sé, ma il modo in cui la sua squadra era riuscita a conquistarlo: in dieci, sotto pressione, accettando per una volta di non poter vincere.

Può sembrare un dettaglio. Per Gasperini, invece, è quasi una piccola rivoluzione. Il suo calcio è sempre stato costruito sull’idea di andare avanti, cercare un altro gol, portare uomini nella metà campo avversaria anche accettando qualche rischio. A Como, dopo l’espulsione di Donyell Malen, non c’erano più le condizioni per farlo. E Gasp non ha provato a forzare la realtà.

La Roma ha cambiato pelle. Ha abbassato il baricentro, ha lasciato il pallone al Como, ha riempito gli spazi e ha trasformato una partita nata per essere giocata a viso aperto in una lunga prova di resistenza. Nell’ultimo quarto d’ora il dato del possesso è quasi impressionante: 83,8% Como, 16,2% Roma. Numeri lontanissimi dalla filosofia abituale di Gasperini, ma perfettamente coerenti con ciò che chiedeva quel momento della partita.

Ed è proprio questo il punto. Non sempre crescere significa aggiungere qualcosa. A volte significa imparare a rinunciare. La Roma ha rinunciato alla pressione alta, alla ricerca ossessiva della riconquista e alla possibilità di attaccare con tanti uomini. Ma non ha rinunciato alla partita. Ha difeso il risultato con ordine, lucidità e una solidità che un anno fa, nello stesso stadio e ancora in inferiorità numerica, non aveva avuto.

È forse il passaggio che serve alle squadre che vogliono restare in alto per un’intera stagione. Le partite non si possono dominare tutte, soprattutto dentro un calendario che obbliga a giocare ogni tre giorni. Ci saranno pomeriggi nei quali sarà necessario vincere attaccando e altri nei quali il risultato passerà dalla capacità di soffrire. Como ha dimostrato che questa Roma può fare entrambe le cose.

Non significa che Gasperini abbia rinnegato se stesso. Tutt’altro. Nel primo tempo la Roma era stata aggressiva, verticale e probabilmente anche più pericolosa del Como. L’espulsione ha semplicemente imposto un’altra partita e il tecnico ha avuto la lucidità di accettarla. È questa la novità: non una Roma meno ambiziosa, ma una Roma capace di riconoscere quando il massimo possibile non è più vincere, bensì evitare di perdere.

In un campionato lungo, anche i punti sporchi possono diventare pesantissimi. E forse quel pugno chiuso al Sinigaglia raccontava proprio questa consapevolezza. Gasperini sta costruendo una Roma che vuole comandare le partite, ma che comincia anche a sapere come sopravvivere quando non può farlo. E per una squadra che vuole arrivare fino in fondo, potrebbe essere un salto di qualità molto più importante di quanto dica uno 0-0.
FONTi: Il Messaggero, La Repubblica, Gasport

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8 Commenti

  1. Controcorrente: la Roma scesa in campo a Como non mi è piaciuta. Capisco che il paragone con le partite precedenti è difficile, il secondo tempo poi è stato tutto in 10. Però nemmeno nel primo tempo ho visto la miglior Roma.
    Speriamo sia stata solo una pausa o una tappa di un percorso di crescita.

    • La “miglior Roma”, anche in 11 contro 11, avrebbe rischiato contro una squadra he ha palleggiatori-corridori in media superiori ai nostri. La miglior Roma è quella che gioca le partite adattandosi agli avversati senza rinunciare alla pericolosità dei due davanti (Malen Dybala). Se avessimo segnato nel primo tempo, anche due gol, sarebbero emersi (certo, in 11) il possesso palla e l’aggressione alta. Ma Dybala pare aver il piede stregato: persino sottoporta.
      Ma non sarà sempre così

    • Dybala da quando è a Roma è stato l’unico calciatore ad avvicinarsi a Totti, ogni volta che calciava era gol o quasi, a Como invece ha staccato il tiro. Speriamo si un caso isolato.

  2. Direi che abbiamo imparato anche a vincere, questi due pareggi dovevano essere due vittorie, con l’Inter ci è mancato ancora quel pizzico di determinazione che hanno le grandi squadre consolidate da anni, da poco che ci siamo consacrati squadra Top, con il Como lasciamo perdere… Gasp oltre a creare un bel gioco ha creato un gruppo inossidabile, coeso, forte come una Legione Romana. Grazie per tutto quello che sta accadendo, stento ancora a crederci

  3. Gli scudetti o in ogni caso i piazzamenti continui si costruiscono anche tramite i punti “sporchi” e se li accenti è un grosso passo avanti. Il gioco di Gasperini è ben altro rispetto al secondo tempo di Como e questo rende merito a lui di non intestardirsi quando non serve.
    L’unica paura è diventare troppo spigolatori pensando o sognando addirittura uno scudetto inaspettato. L’appetito vien mangiando.

  4. Ora ci manca un giocatore veloce, di gamba, un contropiedista per quando ci chiudiamo.

    Non possiamo stare 100 minuti nella metà campo avversaria.

    Un Gervinho?
    anche un Naninggolan, forse ci avrebbe fatto comodo Frattesi che nelle ripartenze lo ricorda (anche se il Ninja era più forte su tutto)

  5. Non si può sempre vincere, e non si può sempre dominare. A maggior ragione se giochi 45 minuti in inferiorità numerica. Le grandi squadre questo lo capiscono e cercano di portare il risultato a casa. Questo si chiama pragmatismo e lo posseggono solo le grandi squadre. Bravo Gasperini a far di necessità virtù.

  6. Peccato che Dybala non sappia più come fare goal, anche contro il Como lo ha dimostrato, purtroppo. La partita avrebbe preso un’altra strada, favorevole a noi.

  7. ATTENZIONE: La moderazione dei commenti è ora più rigorosa.
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