Baldissoni: «La maggioranza non si discute». Ma la trattativa tra Feng e Unicredit va avanti

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AS ROMA NEWS (IL TEMPO, A. AUSTINI) “November rain” cantavano i Guns’n’ Roses. Una colonna sonora che calza a pennello con il mese della Roma, che ha annacquato la fantastica partenza da record. Dopo la decima vittoria ottenuta il 31 ottobre con il Chievo ecco tre pareggi di fila, il sorpasso della Juve e, per restare in tema di precipitazioni, la tempesta societaria scatenata da Pallotta e Unicredit.

Dopo le notizie incontrollate sulla trattativa dei cinesi e la reazione violenta del presidente da Boston, ieri ci ha messo bocca il dg Baldissoni, primo tramite tra Trigoria e la proprietà. «Queste possibili operazioni sull’azionariato riguardano i soci – ha detto il dirigente prima della gara con il Cagliari – non la società e la squadra. Qualora fossero confermati questi interessi ad entrare nel capitale, per noi sarebbe un motivo d’orgoglio: vorrebbe dire che stiamo lavorando bene. E lo sarebbe anche per i giocatori, significa che si attraggono investitori». Poi una precisazione non casuale: «Si tratta comunque di operazioni che riguardano una quota di minoranza, non l’intera proprietà, che resta a Pallotta».
Appunto. Il «boss» non ha alcuna intenzione di lasciare lo scettro al cinese Chen Feng, che invece considera l’acquisto della quota di Unicredit un primo passo per prendersi tutta la Roma. A patto che la trattativa con la banca si chiuda davvero, come continua a filtrare da Piazza Cordusio dove prevedono un’accelerazione entro il weekend.«Queste operazioni – sottolinea Baldissoni – hanno una sede che non è quella della pubblica piazza, sono informazioni riservate. Non so dire da dove parta la fuga di notizie, ma è sicuramente quello che ha fatto infuriare il presidente Pallotta».
Dietro al risentimento degli americani c’è anche la voglia di scegliersi in autonomia il futuro socio, mentre in questo caso è stata la banca, supportata dall’advisor Rothschild, a scovare il gruppo Hna tra cinque potenziali investitori. Ritrovarsi in casa un partner così forte può comportare dei rischi. E delle tensioni, quando ad esempio ci sarà da concordare la strategia di finanziamento per il futuro del club. Il tam-tam sulla trattativa non poteva lasciare insensibile la Borsa. Ieri il titolo As Roma è stato inizialmente sospeso per eccesso di ribasso, poi riammesso alle contrattazioni, quindi in salita e infine a chiusura in leggera perdita: -0,35% a 1,41 euro. La Consob temeva di peggio.
Ma non finisce qui, perché le discussioni tra Unicredit e Chen Feng vanno avanti spedite. In occasione di Roma-Chievo il vicepresidente (in quota della banca) Cappelli ha accompagnato due emissari cinesi all’Olimpico, dove li aspettava Fiorentino. Un noto studio legale milanese sta facendo da advisor agli asiatici, pronti a investire 30-35 milioni per una quota intorno al 20% della controllante Neep. Sarebbe solo l’inizio. Prima o poi dovranno fare i conti con Pallotta, che ieri, privatamente, è tornato a farsi sentire con la banca. Ma la rottura ormai è netta. I Guns’n’Roses cantavano anche Paradise City, che Pallotta inserì nella sua playlist personale. L’atmosfera di questi giorni assomiglia di più all’Inferno.
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