Balzaretti, Gervinho: ecco perchè si stanno facendo largo

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AS ROMA NEWS (Corsport, M. Evangelisti)BALZARETTI: IL BUON SOLDATO NON PERDE MAI L’ORIENTAMENTO
Lo scorso anno sulla fascia sinistra non c’era competizione. Ogni volta che bisognava mettere Dodò, e accadeva spesso perché il povero Federico Balzaretti da Torino aveva giocato talmente tanto nella prima parte della stagione che non riusciva più a raccogliere la lingua, il terrore correva sul filo della linea laterale. Il ragazzino brasiliano non difendeva, semplicemente non ne era capace, e poi anche lui si trascinava dietro un ginocchio smontato e ricostruito.
Adesso le cose sono cambiate e non può essere solo merito di Rudi Garcia, che ha preso in mano la squadra a estate avviata. (…) Balzaretti ha giocato 180 minuti su 180 di campionato disputati, più i recuperi rituali, sempre e comunque. Abbiamo appena cominciato, ma Dodò per il momento rimane al posto a cui sembra appartenere, la panchina.

BENZINA – Balzaretti (…) sbaglia spesso l’appoggio anche banale, di rado riesce a saltare l’uomo – operazione che per un esterno equivale a non lasciarsi sfuggire di mano il bisturi per un chirurgo – e non arriva così spesso al cross pulito. Eppure lui è lì e Dodò non c’è. Quindi non è vero che Garcia sia costretto a far giocare Balzaretti per mancanza di alternative. E’ tutto molto più ovvio: gioca Balzaretti perché a Garcia piace Balzaretti così com’è e se nelle prossime settimane il giocatore ritroverà anche la linearità di tocco allora preparatevi a vederlo per buonissima parte del campionato. La benzina che gli serve è facilmente rintracciabile: la prospettiva di ripescare un posto in Nazionale prima che scada il ciclo del Mondiale 2014. (…) Garcia apprezza la sua disciplina tattica. Sa di poter chiedere a Balzaretti qualsiasi cosa, anche la più incomprensibile sul momento. Balzaretti eseguirà, buon soldato che non abbandona mai il posto di guardia una volta che gli hanno indicato come raggiungerlo.
GERVINHO: LA MINA VAGANTE CHE FA SALTARE QUALSIASI DIFESA

(…)Il rasta-ballerino-stilista-calciatore se l’è cavata bene contro il Marocco, ha guadagnato per sé e per la sua squadra il passaggio alla seconda fase delle qualificazioni mondiali e nelle scorse ore è tornato a casa – la casa attuale, Roma e la sua appendice Trigoria – per riprendere gli allenamenti in giallorosso. Con una preparazione differenziata, talmente differenziata da essere anche più impegnativa di quella degli altri, con il campo da percorrere a piedi mentre il resto della squadra tirava i muscoli in palestra.

DIALETTICA – Si sa che Gervinho gode di una sua specifica popolarità all’interno della Nazionale della Costa d’Avorio, dov’è stato votato dai compagni come il giocatore più veloce oltre che il più brutto (tutto vero, non è una battuta). L’aspetto fisico poco rassicurante tende a far sottovalutare le sue capacità dialettiche, che invece sono notevoli. Garcia non commetteva questo errore e lo utilizzava come corriere tra sé e gli altri giocatori, come riferimento culturale nello spogliatoio e come interlocutore privilegiato, all’interno del gruppo di saggi che il tecnico francese è solito creare all’interno della rosa.

Non è per avere un amico in più e qualcuno di lingua madre francese in squadra che Garcia tiene Gervinho il più possibile in campo, disinteressandosi di qualche gol mangiato, di qualche passaggio pesante come l’alito di un alcolista, del rischio di vedersi chiedere conto di un dribbling inciampante. A parte il fatto che Gervinho sa dribblare e dispone dello scatto breve di una cavalletta, l’ivoriano serve all’allenatore per la posizione che tiene in campo. Dovunque in quel momento decida di essere. Attorno a Gervinho la difesa avversaria è costretta a raggrumarsi, perché non si può lasciare solo un uomo capace di avviare la prima marcia in qualsiasi momento e perdipiù di dettare il lancio laser a uno come Totti.

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