BRIATORE: «Pallotta? Nel calcio gli investitori seri sono altri, quelli che mettono soldi»

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NOTIZIE AS ROMA (Il Messaggero,  S. Riggio) – Il calcio italiano non attira gli investitori stranieri, quelli pronti a sborsare tanti soldi per i nostri club. Il grido di allarme arriva da Flavio Briatore, che in passato è entrato nel mondo del calcio, ma in Inghilterra, ai tempi del Qpr.

Flavio Briatore, con gli arrivi di giocatori come Tevez o Higuain il calcio italiano si è rinforzato?
«No, non credo si sia rafforzato. Questi acquisti possono anche portare interesse, ma non bastano per migliorare la qualità tecnica della serie A. Il vero football è quello inglese».

La Premier è il torneo più bello?
«Sì, decisamente. Il campionato inglese lo puoi vedere in qualsiasi parte del mondo. Al contrario, non vedi quello spagnolo, italiano o francese. Se vai in Kenya, in albergo ti fanno vedere la Premier».

Ma come può la serie A colmare il gap?
«In Italia c’è tantissimo lavoro da fare: da una legge sugli stadi a tutti i fattori organizzativi, che da noi mancano. Poi è anche una questione di soldi».

Intende che ci sono pochi investitori?
«In Inghilterra c’è una diversificazione di proprietari non inglesi: al Fulham ci sono i pachistani, allo United gli americani, al City gli sceicchi e al Chelsea i russi. A testimonianza che in giro ci sono capitali importanti, ma che questi capitali finiscono tutti in Inghilterra»

Erick Thohir all’Inter potrà essere di aiuto?
«Sì, ma uno solo non basta».

A Roma ci sono gli americani…
«Gli investitori seri sono altri, quelli pronti a mettere tanti soldi in una società. Esistono gli Abramovich o i Mansour, e loro investono in Inghilterra. Perché lì ci sono le condizioni, economiche e burocratiche; in Italia invece abbiamo troppi problemi».

Lei investirebbe nel campionato italiano?
«Non ci penso proprio. Ho fatto una bella esperienza in Premier, al Qpr e mi sono divertito. Ho preso questo club quando era in serie B e l’ho portato in A senza rimetterci nulla. Aè stato uno dei miei più grandi successi».

Quindi sta sconsigliando a chiunque di investire nel calcio italiano?
«Sì, direi di sì. Solo se hai una grande fortuna e vuoi farla diventare piccola entri nel calcio italiano. Ci sarebbero grosse perdite e sinceramente non credo ci sia qualcuno disposto a farlo».

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