Garcia: «Lo scudetto? Per ora la Roma è da Champions»

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AS ROMA NOTIZIE (GASPORT, A. PUGLIESE)«Ancora non ho sentito la domanda sullo scudetto. Arriva?». Ovvio. Anche perché la Roma capolista non può non far sognare. Ma il bello di una chiacchierata con Garcia è che si può parlare un po’ di tutto, con schiettezza. Perché a Rudi piace così. «E dico che è presto per parlare di scudetto, Juve e Napoli sono solo a 2. Si può dire che in Spagna l’Atletico vincerà il titolo? No, anche se ha fatto 8 su 8, ma ci sono sempre Barça e Real. Per noi è più importante il distacco sul sesto posto».

Sesto o quarto?

«È vero, sul quarto…».

Eppure la Juventus che è solo a 2 è molto criticata…

«Forse per il rendimento europeo. Vincere è sempre difficile, rivincere ancora di più. Conte è un combattente, ci ho parlato dieci minuti e mi sono bastati per capire che è un grande tecnico, ma anche una persona interessante».

La parola scudetto è tabù?

«Adesso non è nella nostra testa, pensiamo a vincere gara dopo gara. Di certo, non giocare le coppe per noi oggi è un vantaggio».

De Rossi, in fase difensiva, scala spesso a fare il terzo centrale. È uno dei segreti della compattezza della sua Roma?

«È una sua qualità, lo fa benissimo. In alcuni momenti possiamo restare stretti nelle linee, in altri andare a fare pressing alto, come nel primo gol di Milano. Con Daniele abbiamo stabilito una data, oltre la quale non sarebbe partito. Poi, prima di Livorno, è arrivata l’offerta dello United, ma lui ha detto no. È uomo di parola».

Ha già studiato delle contromosse per quando Totti scenderà di rendimento?

«Una squadra che ha un solo modo di giocare è limitata. Ora giochiamo così, con Francesco centrale. Ha bisogno di toccare tanto la palla: quando ce l’ha lui, può illuminare il gioco».

Gervinho-Ljajic duello infinito?

«No, Adem può giocare anche al posto di Totti o Florenzi. Ha avuto problemi alla schiena, ma ha un talento immenso e può crescere. Ora Gervinho è più maturo, aiuta la squadra. E la testa fa la differenza, ha fiducia in se stesso».

Cosa pensa della discriminazione territoriale?

«Il razzismo va combattuto in ogni modo. Lo sport è la più importante scuola di vita: qui non conta il colore della pelle o la religione, ma il talento. Poi ci sono delle regole, in Inghilterra con i video hanno risolto: si prende il colpevole e lo si punisce, senza penalizzare tutti. Il campanilismo esiste pure in Francia, ma il vero problema oggi è che la famiglia è un po’ distrutta come aggregazione. Bisogna lavorare sui bambini, che poi sono i tifosi del domani».

Con 7 vittorie su 7, si sente più bravo di prima?

«No, penso solo a lavorare. L’ho fatto sul modo di giocare e sulla testa dei giocatori. Non si può amare una squadra e insultarne i calciatori. Il Consiglio dei Saggi? Alla fine decido io, ma con sei teste spesso si ragiona meglio che con una».

Roma-Napoli il 18: è felice?

«Sì, era la mia prima scelta. E mi sono piaciute le parole di Prandelli: “So che c’è una partita, farò le cose con buon senso”. I miei giocatori devono dare il 100% e poi tornare qui presto».

Per chiudere, è vero che voleva fare il giornalista?

«È vero: mestiere fantastico, uno dei più belli al mondo».

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