BOMBER, CLARKS E RAY-BAN L’ABBIGLIAMENTO RICHIESTO – Esiste un dress code per entrare a Wimbledon, il tempio londinese del tennis: persino per giocarci bisogna stare attenti a non violare norme rigidissime, come sanno le tenniste costrette negli anni a cambiare reggiseno perché quello che portavano non era bianco. Da qualche giorno esiste un dress code pure per entrare in curva. In quella laziale, almeno. Che non sarà Wimbledon, ma forse non a caso tradisce da sempre una certa vocazione “british”. Sugli smartphone di tanti tifosi della Lazio, da qualche ora, rimbalza un opuscolo, firmato dal gruppo degli “Irriducibili”, distribuito domenica pomeriggio all’interno dell’Olimpico. Un decalogo, con tanto di illustrazione, su come vestirsi per andare a tifare per Immobile e Parolo: “Lo stile esteriore è sempre stato lo specchio di ciò che rappresentiamo”, descrive orgoglioso il “manifesto“, prendendo le distanze “dai capelloni di Bergamo e Brescia”, dalla “colorita decadenza dei nostri cugini“, inteso come romanisti. Persino, con una vena di discriminazione tutt’altro che accennata, dagli “zingari di Pescara“. A render necessario, quasi indispensabile, un distinguo da tutta questa marmaglia, il fatto che “nella nostra curva cominciano ad affacciarsi personaggi figli dei tempi e di un declino sempre più visibile della nostra società “. Inevitabile allora per chi ne tiene le fila intervenire: con un messaggio “moralizzatore” ben descritto dal volantino.
Nell’immagine sul retro del foglietto, bianco con testo in azzurro perché “lo stile esteriore” è importante ma i colori sociali di più, compaiono allora i disegni nemmeno troppo stilizzati di due figure: da una parte, il “vero” laziale. Che veste rigorosamente “casual”, e quindi indossa, come da didascalie accanto al disegno, “cappello di cachemire o cappello del gruppo“, al massimo “da baseball con visiera curva”. Occhiali da sole solo Ray-Ban o Persol, giubotti come bomber, militari, oppure di marche specifiche: ovviamente, in stile casual. Scarpe New Balance o Clarks, con tolleranza verso le Adidas. Insomma, da pariolino, o al massimo di “Roma nord”: il tipo da aperitivo a Ponte Milvio, ecco. Arricchito ovviamente dalla sciarpa: del gruppo – dunque, degli Irriducibili, come si vede dalla sigla “Irr” nel disegnino – o del merchandising ufficiale della Lazio. Non delle bancarelle, come quella che invece indossa, legata in vita (e con la scritta, tipicamente romanista, “che dio ve furmini”), l’immagine del tifoso che in Curva Nord rigettano. Lo indicano sotto la scritta “Gli altri”, per esser chiari. E sono quelli con i capelli con il “doppio taglio, il “bananone” (ossia il ciuffo all’indietro) o le scritte. E poi, quelli che portano “occhiali enormi oro e argento, i piumini con colori sgargianti, tuta o o pantaloni col cavallo basso”, magari tenuti alzati sulla caviglia con il risvoltino. E ancora, i calzini di spugna, scarpe con il carrarmato, o le borchie. Insomma, per il “coatto” in Nord non v’è posto.
Il problema è che le foto di quel foglietto sono finite pure sui telefoni degli “odiati” romanisti. E sfortunatamente quel così accurato sfoggio di identità , si prestava anche moltissimo a diventare materia di sfottò tra tifosi: e quindi l’omino del volantino, il “vero” laziale, s’è ritrovato protagonista di locandine reinterpretate (“Il laziale veste prada”), di immagini simboliche, di viaggi lunari stile “trova l’intruso”. Con grande rammarico di tutti quegli ultrà che da anni discutono di come si debba vestire un tifoso vero. Nel 2006, quello del dress code da curva era diventato addirittura un argomento su cui si dibatteva nei blog degli ultrà di mezzo mondo. Innescando uno scontro fra titani: da una parte la vecchia filosofia del “portare sempre la maglia del club” (ufficiale, ça va sans dire), dall’altra il dilagante stile casual da trasformare nella “uniforme” da stadio. E si rischiava persino l’incidente diplomatico sul mitico cappellino Burberry (sarà per questo che non lo producono più?). Di certo, il volantino evoca un po’ quegli strani inviti per feste a tema: ora non resta che scegliere se andare in curva vestiti da pariolini o a quel compleanno in stile Anni ’70.
(Repubblica.it – M. Pinci)


Che imbecilli
I BURINI cercano di darsi una truccatina…..ma sempre CACIOTTARI rimarranno….
sono dei pagliacci.punto
ah pensavo a un look da zampognaro
………..QUANTA TRISTEZZA!
Dici Alessia? Pensa che a me m’hanno sempre fatto ride… e continuano! Un saluto giallorosso.
ma perché devono sempre guardare agli altri e pensare di poter giudicare? Parlano di noi per avere una propria identità , parlano dei vestiti degli altri per crearne una propria, ma solo io ci vedo qualcosa di narcisista e mitomane? Che effemminati!
Se i rapporti tra le curve si limitassero a queste prese per il c**o credo che tutto il movimento ne trarrebbe vantaggi e basta. Non me ne vogliate romanisti di Roma, ma da esterno queste sono cose che fanno sorridere in maniera sincera ?
Come vuoi chiamarli se non i figli stupidi di Roma!
Unica tifoseria europea perculata a livello planetario per aver tifato contro la propria squadra.
Capitani arrestati, calciatori che sputano sulla maglia, calcioscommesse, samantha!!!!
Signori arrestato in pigiama… presidenti latitanti, pregiudicati…. gombloddi abbbaaanca.
R I D I C O L I !
PS burini peracottari mo spolliciate su sto……
Forza Roma.
Ma da quando?
Ma che peccato,.
Cioè il classico zoccolo agropontino non si porta più? Con quel caratteristico
suono che preannunciava l’arrivo degli sbiaditi, davvero irrinunciabile.
Per non parlare di capo spalla che ha fatto la storia dell’Haute Couture e che
ha roso il fegato di Valentino e Armani per anni: la giacca smanicata di lana pecoregna.
Con quel bouquet di sudore da lavoro nei campi misto all0immancabile afrore di Caciotta
affumicata, che neanche Chanel è riuscita a riprodurre in svariati tentativi di imitazione.
Ma come rinunciare al cappello “a coppola”, ideale per proteggersi dai raggi
del sole alla guida del Trattore o nella rincorsa agli ovini ribelli.
Laziale, non cambiare.
Tu e le guardie Svizzere siete due simboli di eleganza, resisti!
Questi non stanno bene…
Allora, mi raccomando, Persol, Ray Ban, Schott,Barbour…con scritte ben visibili come dei veri sandwichmen, mi raccomando perchè il declino di questa società possono arrestarlo solo determinate marche…ah e le recchie ben coperte!che se no la società chissà dove va a finire! Ahahahah
galasso disse cosa vuol dir laziale per sempre…….e la voce della sora lella….che te la piji ndercu.lo…..basta questo….
Sembrano paninari de noantri. Possono pure indossare l’abbigliamento più british, la puzza di stalla non la si può nascondere.
un maiale con la cravatta rimane sempre un maiale…
ribadisco ma la scritta sul bomber….mer….de quando la metteranno???
Ma la lazie con chi deve giocare, col vitesse? Ahahah sembra la marca di uno yogurt.. macché le servirebbe una bella purga altroché
Sociologicamente interessantissima la similitudine fra questo dress code (con tanto di marche “in” e “out”) e quella dei paninari degli anni 80. Anche l’abbigliamento è praticamente lo stesso, solo che le condizioni sociali sono abbastanza differenti. A 30 anni di distanza si ripete un misero fenomeno culturale che speravamo d’aver abbandonato per sempre.
Sti pezzenti analfabeti che parlano di ‘declino della societá’ è proprio il massimo della poraccitudine. Penosi.
Infatti il tipo disegnato sulla destra è il tipico tifoso laziese dell’immaginario collettivo. state tranquilli vi si riconosce benissimo anche senza vedervi si sente l’odore.
qualcosa se la so dimenticata. 1. er pecorino nella tasca dx sx o nel kul? 2. il profumo deve essere eau de porc, eau de fogn o è a libera scelta? 3. che dentifricio devono usare? Società Scommesse Lazio dal 1900 questo è il loro marchio perenne
Sarà un caso che l’autore di questo articolo sia Pinci?
Non ho gli strumenti tecnici per spiegare questo volantino,ci vorrebbe un sociologo, ma a naso una cosa emerge,un complesso,deficit di identità che li spinge verso queste pagliacciate, è ricorrente questo aspetto nelle uscite dello zoccolo duro del tifoso laziale, mi piacerebbe sentire uno specialista.
“Giubotto” eppure de B se ne intendono
il dilemma è amletico. è peggio giubotto con 1 b o dissenzo ( striscione loro in tevere) con la z?
ahaahhahahahahaha pure il decalogo di come si devono vestire ahahahahhaha
L’identità , quella vera, è manifestare se stessi, si è liberi di scegliere come essere.
Nn siamo dei cloni.
Forse per questo, la tifoseria romanista (ed anche altre), ha una sua identità .
E’ se stessa ed unica nel suo genere.
Scusate la risata, ma guardavo il disegnetto e mi ricordava Drive In ahhahahahaha
Ma dimmi te che devo leggere ahahahahhahahahah
Noooo!!! Questo era il post per me!! L’ho letto solo ora!!! Gli amici che mi hanno preceduto sopra hanno già sistemato la cosa. Buttar giù qualche battuta per questa pagliacciata sarebbe, adesso, cosa scontata è facile. Aggiungo solo, seriamente stavolta, che, conoscendo per motivi famigluari il mondo laziale, la cosa in se’ non mi ha sorpreso affatto. Il “lazialismo” è un fenomeno che andrebbe analizzato in sede scientifica in tutti i suoi molteplici aspetti, dal psicologico al patologico, dall’antropologico al sociale, il tutto condito – come tradizione conviene – con una robusta dose di pecorino ciociaro.
Sono sempre stati quattro gatti invece di essere contenti che qualche coattone si sta avvicinando alla Lazio.
Gli fanno numero altrimenti tra un po’ dovranno pagare i figuranti allo stadio.
Hanno proprio la mentalità del piccolo borghese provinciale . Infatti chi erano i loro fondatori ? Due militarucci che si trovavano per caso a Roma ? Chi viveva nel quartiere Prati ? Gli impiegati mandati dai Savoia per costituire l apparato burocratico di Roma capitale.Tutto torna !
Si ma è ancora settembre, ed è ancora presto per i “giubotti”…
A forza de fa i British ve siete scordati l’italiano.
Laziale pupazzo.
Oh qst è ben argomentato di articolo: voto 7.5!!
Nel disegnino, quelle che spuntano dalla tasca sono le chiavi del trattore?
Non è rimasto molto vocabolario disponibile per definirli…DEMENTI!
Fossi in loro ammetterei le Mizuno.
Perfette per correre.
Mi sono perso qualcosa?s.a ROMA esiste solo la ROMA ,altra squadra non c’è,il loro nome non è il nome della cittÃ
Ammettiamolo, seppur a malincuore, bisogna essere sinceri… Io senza un babbeo laziale non so stare! Non finiranno mai di stupirmi! Ahahahahahahahah! Ma come si fa? Ahahahahahahahah!
Ora più che mai ci sta benissimo: Ricordati sbiadito “Rustica progenie SEMPER villana fuit”. Se sei nato cafone, puoi vestirti come ti pare ma sempre cafone sbiadit, invidioso e rosicone rimani, non c’è niente da fare.
Ma il bomber e il cappello di cachemire anche il mese di luglio? ???
E i Ray-ban o Persol anche in notturna???
Secondo me lo fanno per contarsi o riconoscersi, visto che, come tutte le minoranze (la storia insegna), sono destinati a scomparire.
Abecilli ahhhhahhahhhahhh
Intanto perdono in casa contro i troll
Daje e Forza Roma!!
il Laziale è campione del gioco gira la moda, quello per le bambine degli anni 90! Su questo hanno la supremazia cittadina sicuro
Se possono pure vesti cosi…!! Però devon sta zitti non devono parlà .. altrimenti se riconoscono.. ” gumba sei venuto cola curriera o co lu trattore.. a roma?” ” no ho venuto co lu sumaro…pe vede la crante lanzie che vinge…!”
Il vostro stile è la fuga! AAA cercasi Scorta per il derby…..gemellati con mezza Europa! Laziale MITOMANE!!!
Il volantino è perfetto..con la testa bassa si sono rappresentati come da loro storia..forza roma sempre e comunque.
Per qualsiasi dubbio potete consutare il nuovo regolamento.