L’inversione contro le regole

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IL TEMPO (A. AUSTINI) – Un altro, l’ennesimo, il solito papocchio all’italiana. Roma-Napoli, la partita da spostare per evitare la concomitanza con la manifestazione dei centri sociali nella Capitale del 19 ottobre, è un caso ancora lontano dalla risoluzione.

Le posizioni delle varie parti in causa sono delineate. Il Prefetto Pecoraro ha deciso di spostare la gara, la Lega ha pensato di invertire il campo, (rinviando al ritorno l’appuntamento all Olimpico con l’ok della Lazio), e ha incassato il via libera del Napoli, la Roma non ha alcuna intenzione di affrontare tre trasferte consecutive e chiede quindi di rispettare il calendario. De Laurentiis, invece, ha accettato l’inversione. «Non ho niente in contrario – spiega il presidente degli azzurri – la Roma è in grandissima forma e per me può far bene ovunque. Se problemi di ordine pubblico impongono un cambiamento, per non falsare il campionato è logico giocare quel giorno a Napoli, piuttosto che rimandare. Prima del 15 di gennaio non c’è un’altra data disponibile».
Inter, Napoli e Udinese di seguito fuori casa: questo sarebbe il programma terribile della Roma a ottobre e Garcia, interpellato dalla società, ha chiesto di scongiurare a tutti i costi l’ipotesi. Non solo: tra i criteri della composizione del calendario c’è quello che vieta la disputa di tre partite consecutive in casa o in trasferta. L’inversione di campo sarebbe quindi uno strappo alla regola, da approvare con una deroga condivisa da tutti i club in Lega.
Un punto d’incontro non c’è. E non arriverà prima dell’ordinanza prefettizia. A Trigoria hanno deciso: o ce lo impone il Prefetto, e potrebbe farlo anche 48 ore prima del match, oppure Roma-Napoli non si sposta. Una guerra di posizioni e di responsabilità. Pecoraro non vorrebbe calare dall’alto la sua scelta e, come successo in passato ad esempio con il derby di Coppa Italia, auspica una soluzione condivisa tra le componenti calcistiche. Per non interferire e per non ufficializzare l’incapacità di gestione dei due eventi in contemporanea. Le relazioni della Digos sulle infiltrazioni ultras nei centri sociali, però, non gli lasciano dubbi: la gara si deve giocare altrove o in un’altra data. Non il venerdì 18, perché i manifestanti sarebbero comunque a Roma e c’è pure un programma il corteo dei Cobas. Comunque il Napoli, causa ritorno dei nazionali dal Sudamerica, ha già detto «no» all’anticipo al venerdì che i giallorossi invece avrebbero accettato.
Mentre proseguono i contatti per convincere il Prefetto a dare il via libera per l’Olimpico vista l’assenza di rischi connessi alla sola partita (i biglietti sono in vendita solo per i residenti nella Provinca di Roma e i possessori di Tessera del Tifoso), a Trigoria si riflette sul male minore da scegliere in caso di ordinanza: al momento prevale la linea del «meglio tre partite fuori casa di fila che stare fermi tre settimane».

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