Ljajic, l’occasione della verità

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AS ROMA NEWS (IL MESSAGGERO, S. CARINA) – Minuto 82 di Cagliari-Fiorentina del 31 gennaio 2010: un ragazzino serbo, appena diciottenne, si alza dalla panchina dei viola (allora allenati da Prandelli) ed entra al posto di Pasqual. Inizia così l’avventura di Adem Ljajic in Italia. Uno scherzo del destino (o se volete, del calendario) gli fa ritrovare i sardi lunedì 25 novembre. Non sarà una gara come le altre per la Roma che potrebbe per la prima volta dall’inizio della stagione – se la Juventus dovesse vincere a Livorno – esser costretta, anche se solamente per 24 ore, a rincorrere. Ma non sarà una partita normale nemmeno per Ljajic. Il Sassuolo, infatti, ha lasciato il segno sia nella squadra – «I due pareggi consecutivi contro Torino e Sassuolo hanno fatto male alla nostra testa», ha ammesso venerdì Benatia – che nel giovane attaccante.

CROCE E DELIZIA – Contro gli emiliani ha fatto e disfatto nel giro di pochi secondi. Capace di procurarsi dal nulla quattro occasioni nitide da gol è riuscito però a sprecarle tutte. E così, nel post-gara – lui sempre schivo a parlare – si è presentato autonomamente davanti alle telecamere: «Sì, oggi la colpa del pareggio è mia. Ho sbagliato troppo sotto porta». Una presa di responsabilità che non ha lasciato indifferenti il gruppo e Garcia. Del resto Ljajic è fatto così: prendere o lasciare. Se c’è qualcosa da dire lo fa senza problemi, magari (anche) arrivando allo scontro come accaduto in passato con Rossi e Mihajlovic.

Inutile negare che dall’avventura romana si aspettasse qualcosa in più. Arrivato per sostituire Lamela, Adem ha sofferto l’esplosione di Gervinho e Florenzi. In 12 gare è partito titolare solamente quattro volte (tre di queste, nelle ultime 4 partite) con 481 minuti racimolati sui 1080 disponibili. Nel tridente offensivo è il quinto per presenze dal primo minuto: prima di lui, ci sono Florenzi (10), Totti (7), Gervinho (7) e Borriello (6). A sentire Garcia non c’è nulla di anomalo: «Ha avuto qualche problema fisico all’inizio della stagione ma adesso è pronto e conto su di lui. E’ spesso partito dalla panchina? Una casualità». Preso atto delle parole del tecnico, 600 minuti (l’equivalente di sei gare e oltre un’ora della settima) a guardare gli altri giocare non sono pochi. Sinora Ljajic si è caratterizzato per alti e bassi: tre gol (il 3-0 al Verona, il 2-0 alla Lazio e il 5-0 al Bologna), qualche giocata da campione ma se toccava a lui non far rimpiangere le assenze di Totti e Gervinho, ci è riuscito in parte. Da Roma-Napoli in poi, non ha mai segnato e – suo malgrado – non è stato mai decisivo. Ci è andato vicino a Torino, quando gli è bastata l’ultima mezz’ora di gioco per mettere alle corde i granata. Gli è mancato ‘solamente’ il gol, invece, per diventarlo con il Sassuolo.

ORA O MAI PIÙ Per questo motivo Roma-Cagliari diventa fondamentale. Gli infortunati, infatti, stanno per rientrare: lunedì 25, Gervinho e (presumibilmente) Destro saranno già disponibili, Borriello non dovrebbe mancare (essendo in via di risoluzione il problema alla caviglia sinistra) e anche Totti, tempo un paio di settimane, tornerà nuovamente in lizza per una maglia. A breve, dunque, si profila il tutto esaurito nel reparto offensivo e viste le scelte iniziali di Garcia (ossia quando il francese aveva tutti a disposizione) è chiaro che per superare la concorrenza, Ljajic dovrà fare qualcosa in più. Tra l’altro mai come ora sarebbe importantissimo giocare. L’addio di Mihajlovic alla Serbia (ha accettato di allenare la Sampdoria) potrebbe riaprirgli le porte della nazionale. Adem era stato cacciato via dall’ex calciatore di Roma, Lazio e Inter per essersi rifiutato di cantare l’inno (imposizione voluta proprio dall’ex ct) prima di un’amichevole disputata a San Gallo contro la Spagna (maggio 2012). Motivazioni ideologiche alla base della scelta del ragazzo (nativo di Novi Pazar, una città a prevalenza musulmana nella regione del Sangiaccato, ai confini con il Kosovo, a dir poco critica con il centralismo di Belgrado). Quelle tecniche, infatti, per un talento del genere non potevano essere tirate in ballo.

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