Pioli, derby fatale: Lotito lo esonera. Caos a Formello

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SQUADRA AFFIDATA A SIMONE INZAGHI – La S.S. Lazio comunica di aver sollevato dall’incarico il mister Stefano Pioli. La prima squadra viene affidata al mister Simone Inzaghi. Questo il testo della nota apparso sul sito dei biancocelesti. Fatale per il tecnico biancoceleste la pesante sconfitta nel derby.

E intanto dopo il k.o. tifosi biancocelesti sono andati a contestare la squadra fuori dal centro sportivo di Formello. Clima teso con circa 400 persone davanti ai cancelli ad attendere l’arrivo del pullman. Immediato l’intervento delle forze dell’ordine che hanno bloccato i varchi per evitare che ci potessero essere contatti con la squadra. Momenti di tensione anche nell’attesa dell’arrivo del pullman: alcuni ultras hanno prima tentato di bloccare la strada con delle transenne, in modo da obbligare la squadra a fermarsi, poi ci sono stati dei lanci di oggetti contro le forze dell’ordine che hanno risposto con delle cariche. Non solo: tanti tifosi che hanno seguito il derby al PalaGems (ritrovo scelto per chi ha disertato l’Olimpico) si sono poi diretti verso Formello per contestare la squadra.

(Gazzetta.it)

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23 Commenti

  1. Dettagli di poco conto: l’importante e’che rimanga ben saldo in sella il nostro amato Claudio,c’e’un lavoro da finire – disordini a Formello con cariche della Pula: domenica meravigliosa

  2. Quanta sofferenza! L’esonero! Scene struggenti di disordini e contestazione!

    Quasi quasi mi dispiace aver vinto il derby 4-1…. però se fate così ci rovinate la festa!!!

  3. Lo ammetto oggi me so infiltrato nell’11 da lazzieee ahah…naturalmente per non famme scopri ho tolto la k…Apparte gli scherzi oggi c’erano un laziale:cataldi e due romanisti:florenzi e CANDREVA!… tare ha detto che ci odiano invece io gli voglio bene perché quando li vedo gioca me pacco dalle risate…il palo e la traversa che hanno preso è stato epico stavano rosicando alla grande! Concludo dicendo lazio grazie di esistere!

  4. (Noi e “loro”)

    Breve storia della Lazio (riveduta e aggiornata, con la promessa di non scrivere più post lunghi)

    Dalla fondazione al derby , disastroso di oggi pomeriggio, la storia della Lazio è una lunga, ininterrotta saga comica, che neanche il più fantasioso degli sceneggiatori avrebbe potuto concepire. I laziali, in quanto tifoseria, rappresentano infatti un particolarissimo fenomeno di costume, dai contorni psico-sociologici tutti da analizzare, degni di un apposito e approfondito studio scientifico. Nel nome “Lazio” è già inevitabilmente scritto il “loro” beffardo destino. Pensate, avessero chiamato “Roma” la propria Società, com’era ragionevole fare nel 1900, saremmo stati, noi e “loro”, tutti tifosi della stessa squadra. Invece, hanno voluto far di testa propria, rifacendosi al mito greco (non a quello romano) e attribuendosi abusivamente un simbolo imperiale – il tutto, combinato con un pizzico di signorilità pariolina unitamente a una bella spolverata di sana tradizione ciociara. Una miscela esplosiva, questa, da cui è partorito l’obbrobrio, che è sotto i nostri occhi, tutti i giorni. Molto più magnanimi, noi romanisti abbiamo lasciato “loro” ben 27 anni di vantaggio, affinché provassero a vincere qualcosa, in un’epoca in cui gli scudetti si disputavano in spiaggia, fra 4 squadre, in una sola domenica, da mattino e sera. Ciò nonostante sono riusciti nell’impossibile impresa di far vincere il Genoa, per ben 9 volte, e addirittura la Pro Vercelli, per 7! Dopo tre quarti di secolo, trascorsi fra grigiore e anonimato, alternati a periodiche, ingloriose calate in B, giunsero al primo, insperato scudetto (a quell’età noi eravamo al terzo). Quel campionato, nel 74, lo ottennero grazie a uno di noi, Pierino Prati, quando alla terzultima battemmo la Juve, mentre “loro” beccavano di brutto col Toro. Due anni dopo, all’ultima giornata, un altro di noi, Stefano Pellegrini, nonostante tutto l’Olimpico contro, li salvò addirittura dalla B, segnando il gol del pareggio con l’Ascoli (che retrocesse per differenza reti), nel momento in cui “loro”, orfani di Chinaglia, fuggito nottetempo in America, annaspavano a Como. Negli anni 80, quando eravamo signori d’Italia e d’Europa, “loro”, dopo il coinvolgimento nel più grande scandalo del calcio italiano (una patologia cronica tutta bianco celeste), pensarono bene di sottrarsi al nostro dominio standosene rintanati in serie B, un ambiente, tutto sommato, familiare, quasi un habitat, direi, che li preservò dal rischio di altre “sveglie” memorabili. Nel 2000 se non fosse stato per quel testardo di Mazzone (un altro di noi, l’animaccia sua!), ancora stavano chiusi dentro lo stadio, tutti, Cragnotti compreso, ad aspettare notizie da Perugia. Si trattò di un successo tanto fortunato, caduto dal Cielo, quanto tuttavia fugace (scucito con rapidità da Totti e compagni, quel tricolore attraversò rapido il Tevere per fissarsi su una maglia di certo più nobile).
    In tempi più recenti, segnati anche questi dall’usuale malinconia, intervallata dagli scandali di routine, “loro”, destinati al fallimento, e alla conseguente, rovinosa scomparsa, sono stati ripresi per i capelli e, poi, rianimati da un altro – l’ennesimo – di noi, un discutibile esponente di una nota famiglia romanista, che, da quel giorno è divenuto Claudio I, il piccolo, detestato dittatore di Formello (capostipite della dinastia dei Lotiti).

    Ristabilita la verità, i laziali – invece di sentirsi depositari di una pretestuosa superiorità, fondata su un diritto di primogenitura, che li vorrebbe nobili (a che titolo, poi), principio che vale quanto il fatto che anche “la scimmia sia nata prima dell’uomo” – dovrebbero, una volta per tutte, mettersi in testa una realtà meno aleatoria ma molto più concreta. “Loro” esistono e devono ESSERCI perché sono lo specchio riflesso della nostra identità, l’errore storico, la prova evidente della nostra GIUSTA fede giallorossa. Per questo li abbiamo sempre aiutati nel momento del bisogno, come dimostrato dalla Storia. Dobbiamo far sì che “loro” non si estinguano, quindi preservarli assolutamente da ogni (Noi e “loro”)

    Breve storia della Lazio (riveduta e aggiornata, con la promessa di non scrivere più post lunghi)

    Dalla fondazione al derby , disastroso di oggi pomeriggio, la storia della Lazio è una lunga, ininterrotta saga comica, che neanche il più fantasioso degli sceneggiatori avrebbe potuto concepire. I laziali, in quanto tifoseria, rappresentano infatti un particolarissimo fenomeno di costume, dai contorni psico-sociologici tutti da analizzare, degni di un apposito e approfondito studio scientifico. Nel nome “Lazio” è già inevitabilmente scritto il “loro” beffardo destino. Pensate, avessero chiamato “Roma” la propria Società, com’era ragionevole fare nel 1900, saremmo stati, noi e “loro”, tutti tifosi della stessa squadra. Invece, hanno voluto far di testa propria, rifacendosi al mito greco (non a quello romano) e attribuendosi abusivamente un simbolo imperiale – il tutto, combinato con un pizzico di signorilità pariolina unitamente a una bella spolverata di sana tradizione ciociara. Una miscela esplosiva, questa, da cui è partorito l’obbrobrio, che è sotto i nostri occhi, tutti i giorni. Molto più magnanimi, noi romanisti abbiamo lasciato “loro” ben 27 anni di vantaggio, affinché provassero a vincere qualcosa, in un’epoca in cui gli scudetti si disputavano in spiaggia, fra 4 squadre, in una sola domenica, da mattino e sera. Ciò nonostante sono riusciti nell’impossibile impresa di far vincere il Genoa, per ben 9 volte, e addirittura la Pro Vercelli, per 7! Dopo tre quarti di secolo, trascorsi fra grigiore e anonimato, alternati a periodiche, ingloriose calate in B, giunsero al primo, insperato scudetto (a quell’età noi eravamo al terzo). Quel campionato, nel 74, lo ottennero grazie a uno di noi, Pierino Prati, quando alla terzultima battemmo la Juve, mentre “loro” beccavano di brutto col Toro. Due anni dopo, all’ultima giornata, un altro di noi, Stefano Pellegrini, nonostante tutto l’Olimpico contro, li salvò addirittura dalla B, segnando il gol del pareggio con l’Ascoli (che retrocesse per differenza reti), nel momento in cui “loro”, orfani di Chinaglia, fuggito nottetempo in America, annaspavano a Como. Negli anni 80, quando eravamo signori d’Italia e d’Europa, “loro”, dopo il coinvolgimento nel più grande scandalo del calcio italiano (una patologia cronica tutta bianco celeste), pensarono bene di sottrarsi al nostro dominio standosene rintanati in serie B, un ambiente, tutto sommato, familiare, quasi un habitat, direi, che li preservò dal rischio di altre “sveglie” memorabili. Nel 2000 se non fosse stato per quel testardo di Mazzone (un altro di noi, l’animaccia sua!), ancora stavano chiusi dentro lo stadio, tutti, Cragnotti compreso, ad aspettare notizie da Perugia. Si trattò di un successo tanto fortunato, caduto dal Cielo, quanto tuttavia fugace (scucito con rapidità da Totti e compagni, quel tricolore attraversò rapido il Tevere per fissarsi su una maglia di certo più nobile).
    In tempi più recenti, segnati anche questi dall’usuale malinconia, intervallata dagli scandali di routine, “loro”, destinati al fallimento, e alla conseguente, rovinosa scomparsa, sono stati ripresi per i capelli e, poi, rianimati da un altro – l’ennesimo – di noi, un discutibile esponente di una nota famiglia romanista, che, da quel giorno è divenuto Claudio I, il piccolo, detestato dittatore di Formello (capostipite della dinastia dei Lotiti).

    Ristabilita la verità, i laziali – invece di sentirsi depositari di una pretestuosa superiorità, fondata su un diritto di primogenitura, che li vorrebbe nobili (a che titolo, poi), principio che vale quanto il fatto che anche “la scimmia sia nata prima dell’uomo” – dovrebbero, una volta per tutte, mettersi in testa una realtà meno aleatoria ma molto più concreta. “Loro” esistono e devono ESSERCI perché sono lo specchio riflesso della nostra identità, l’errore storico, la prova evidente della nostra GIUSTA fede giallorossa. Per questo li abbiamo sempre aiutati nel momento del bisogno, come dimostrato dalla Storia. Dobbiamo far sì che “loro” non si estinguano, quindi preservarli assolutamente da ogni male.

  5. Amedeo,saremmo Onorati di eleggerti (per acclamazione) Presidente Onorario del Club – il Tuo ammiratore Step by Step – e comunque c’hai ragione: Perotti somiglia al Grandissimo Francescoli

    • Sono sufficientemente vecchio da ricordarmelo, Francescoli. Per me Perotti è persino più forte.

  6. GRAZIE PIOLI! CONTRATTA! NON LASCIARE AAAAAA PANCHINA DAAAAA LANZIE! LORO HANNO BISOGNO DI TE! E PURE NOI PER IL PROSSIMO DERBY!!!

  7. Grave perdita per noi. Mai visti derby così rilassanti come da quando c’è lui. Peccato, speriamo solo che Lotito e Tare resistano ancora a lungo.

  8. metterano le barriere pure a formello ,vero gabrielli ,tanto pe stanno i sbiaditi non cevanno allo stadio aridatece la coppa itaòia furtata ( alulic dentro quella furtata vi abbiammo pisciato 4 vorte e 2 all’andata per un totale de 6 vorte ) chissà potete affogà i vostridispiaceri e ai sbiaditi delle radio romane accannateve o annate in farmacia che il maloox stà per finire ,io intanto er trespolo chissà quanti ne cadranno de st’iettatori ,comunque già sto a pensa’ a ROMA -bologna vincemo daje altri 3 punti annamo a prenderli

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