Rendetevi conto

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IL ROMANISTA (T. CAGNUCCI) – Pensare che in serie A ci sia quel cafone di Delio Rossi e non un allenatore che prima di tutto pensava a rivolgersi ai bambini come Zdenek Zeman dà il voltastomaco. Il rammarico zemaniano finisce qua perché conta la Roma, e qui se lo stanno scordando tutti che cos’è la Roma, tutti così presi a dire che avevano ragione o che hanno subìto un torto. Oggi sarebbe troppo facile scrivere sarcasticamente che “è colpa di Zeman”, che la Roma ha preso zemanianamente gol al primo tiro in porta dopo aver praticamente tenuto in mano la partita (ma trotterellando…), che De Rossi e Stekelenburg hanno sbagliato sulle reti, che la Roma s’è persa dopo lo svantaggio, che più che una squadra ci sono giocatori che pensano a fare i supereroi…

E’ anche tutto vero, ma – oltre che prestare il fianco a chi strumentalizza tutto contro questa società, compiendo fra l’altro così anche un’ingiustizia nei confronti di una brava persona come Zeman – sarebbe fare lo stesso identico tipo di errore che si è fatto col Boemo: i capri espiatori così come gli alibi sono sbagliati, non servono, sono per mediocri. Non poteva evidentemente essere tutta colpa di Zeman, così come Aurelio Andreazzoli non può essere il salvatore della patria, così come Daniele De Rossi non può essere mai un problema non solo per la Roma (che è la sua vita sempre) ma per qualsiasi squadra di calcio. Ma visto che Zeman è stato esonerato la responsabilità qualcuno se la deve prendere, almeno adesso. E non come un capricccio, non come una ripicca per dire e per far vedere che adesso la faccia ce la mette.

Le “coattate” sono tutto tranne che gesti di personalità. La personalità è anche silenzio, è soprattutto lavoro. In questo tempo meschino è soprattutto umiltà. Abbassare la testa e tenerla giù fino a quando qualcuno non reclama il tuo sguardo con un sorriso, non nella rivendicazione altezzosa di chissà quale diritto ferito. Dopo Genova non ci sono arbitri, moduli, allenatori che tengano. Dopo aver visto quel “signore” di Delio Rossi (che l’anno scorso fece di tutto per venire alla Roma) uscire da Marassi trionfante come nel peggior remake trash del Gladiatore, tutto è troppo. Troppo per tutto. Sentire Osvaldo (ma è un esempio, l’episodio del rigore è solo la cartina di tornasole che il sole non c’è) che dice “adesso mi volteranno le spalle ma io andrò avanti” non può bastare. E’ sbagliato il pronome, ci vorrebbe il plurale non il singolare.

Ci vorrebbe la Roma. Ieri un gruppo di tifosi della Roma con regolare biglietto di gradinata (acquistato sfruttando un benedetto disguido delle rivenditorie) è stato fermato e respinto al casello perché sprovvisto di tessera pur avendo affrontato spese di viaggio. Ecco, è a loro che qualcuno da un po’ di tempo ha voltato le spalle. E sono loro che vanno avanti malgrado tutto. E’ ora che qualcuno li prenda ad esempio. Più che i poster degli idoli nelle camerette sarebbe ora di vedere le foto dei tifosi appese sugli armadietti dei giocatori. E sarebbe bello pensarli ad esclamare: “Un giorno vorrei tanto riuscire a essere come loro”. A essere la Roma

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