Santon: “Dura smettere, Mou mi è stato vicino e Pellegrini voleva farmi reintegrare. Avevo offerte, ma a Pinto dicevo…”

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NOTIZIE AS ROMA – Alla ripresa del campionato, la Roma andrà a San Siro, in casa dell’Inter. Una partita, quella dell’1 ottobre, speciale per Davide Santon.

Il terzino, da poco ritiratosi dopo esser rimasto fuori dalla rosa giallorossa, ha iniziato la carriera appena conclusa proprio in nerazzurra. Con un comun denominatore: ha iniziato e finito con José Mourinho come allenatore. Queste le sue parole a Il Messaggero:

Santon, quanto è stato difficile dire basta?
È stata molto dura. Ad un certo punto si è spenta la luce e ho avuto molto tempo per pensarci. L’ultimo anno a Roma è stato da fuori rosa e ho maturato la decisione che era arrivato il momento di smettere. Ci siamo così visti con la Roma e abbiamo deciso insieme di chiudere il nostro rapporto. Avrei potuto anche strappare qualche contratto a presenza ma non mi divertivo più. E così ho smesso.

In questo anno e mezzo non l’ha cercata nessuno?
Le proposte non mi sono mai mancate. Fulham, Fiorentina, Sampdoria, un paio di club in Spagna, in Turchia e io non ho mai detto di no. Il problema è che poi arrivavano le visite mediche. Un giorno dissi a Pinto: “Direttore non è che non voglio andare, ma se vado mi rimandano indietro”.

Anche Ranocchia ha deciso di smettere in anticipo.
In questo mondo quando la scintilla non c’è più, è difficile andare avanti. Andrea è un caro amico, lo conosco bene e se ha deciso di smettere è perché non ne ha più.

In questo periodo difficile, Mourinho le è stato vicino?
Sì, soprattutto all’inizio. Quando sono finito fuori rosa è venuto spesso a vedere i miei allenamenti. Abbiamo parlato, gli ho detto che nello spogliatoio avrei potuto dargli una mano ma non potevo garantirgli poi un impiego stabile in campo. Non sapevo quante partite potevo reggere.

Da questo, però, a finire fuori rosa ce ne corre, non trova?
Non penso sia stato lui a decidere. Perché parlando con i miei compagni, sapendo come si era speso Pellegrini per farmi reintegrare, probabilmente anche Mourinho lo scorso anno mi voleva in rosa. La decisione è stata del club. Poi dopo una stagione fermo, non mi sono più ripreso.

Come è cambiato José da quello che lei conobbe a 18 anni?
Mi chiamava il bambino (sorride). No, non è cambiato. È chiaro che gli anni passano per tutti e quindi anche per lui. Però quando lo vedo in panchina, ha la stessa passione, lo stesso amore di quando era all’Inter. È contento di essere qui a Roma.

Un aneddoto sullo Special?
Ora che ci penso, potrei essere l’unico calciatore che ha iniziato e concluso la carriera con lui…Aneddoti… Ah, certamente. Mi lancia in Champions, contro lo United in marcatura su Ronaldo all’Old Trafford. Finisce 0-0 e gioco un’ottima partita, esaltata dai giornali. Torniamo alla Pinetina e il giorno dopo, durante il defaticante, si avvicina e mi fa: “Davide, lo sai che ieri hai giocato di merda? Ti ricordi cosa ti avevo chiesto o no?”. Serissimo. Io inizio a pensare, a provare a ricordarmi e abbozzo un timido “Mister ma come?“. Lui, fa finta di arrabbiarsi, “Mister cosa? Non hai fatto la gara che dovevi fare”. Rimane a parlottare con i miei compagni, poi mentre sta andando via mi guarda. E vedo che prima abbozza un sorriso, poi inizia a ridere come non lo avevo mai visto fare. Lui è fatto così. Sembra sempre serio ma sa scherzare come pochi.

Una scelta che non rifarebbe?
Quando mi feci male al ginocchio destro per la prima volta con l’Under 21. L’allenava Casiraghi, giocavamo contro il Lussemburgo. Dopo una brutta entrata di un avversario capisco che il ginocchio si è rotto ma rimango in campo. Nell’intervallo riferisco il problema. Mi chiedono di provare, mi danno un antidolorifico e torno in campo. Gioco quindi tutta la ripresa con il ginocchio rotto. Da una piccola frattura, quando mi operano mi tolgono tutto il menisco esterno. Quei 45 minuti in più hanno condizionato la mia carriera.

Lei ha giocato vicino a tanti campioni. Uno in particolare?
Sa che sceglierne uno è impossibile? Ho giocato con gente del calibro di Eto’o, Milito, Vieira, Stankovic, Cambiasso, Samuel… Per un periodo la coppia d’attacco dell’Inter era Adriano-Ibrahimovic! Ho giocato con un certo Luis Figo, pallone d’oro. Ma anche nella Roma, arrivai l’anno dopo l’addio di Totti. Ho giocato con Dzeko, De Rossi con il quale siamo rimasti amici.

Sabato c’è Inter-Roma, la sua partita.
Che gara. Vengono entrambe da una brutta sconfitta, giocheranno per vincere. La differenza la farà la giocata del campione. Due nomi? Dybala e Lukaku.

Quale deve essere l’obiettivo stagionale della Roma?
Ha fatto un ottimo mercato, ma manca ancora qualcosa per lo scudetto. Penso che debba puntare a tornare in Champions, sono troppi anni che manca.

E Santon ha deciso cosa farà da grande?
Mi piacerebbe allenare i bambini piccoli, rimettermi in gioco. Ora, però, è ancora troppo presto. Devo ancora rendermi conto di aver smesso.

Fonte: Il Messaggero

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19 Commenti

    • A mio avviso, in questa frase ci leggo soltanto che santon non aveva neppure il coraggio di provare a vedere se qualche altra società lo potesse ingaggiare, insomma rinunciava a prescindere. Tanto il contratto sicuro lo aveva già, non doveva sforzarsi neppure per fare ciò per cui veniva pagato, perchè la Roma, mettendolo fuori rosa, non gli chiedeva nessuna abnegazione al lavoro. Dunque la situazione ideale per adagiarsi sugli allori… santon si vuole descrivere come un povero “derelitto” che per colpa del suo lavoro stressante e usurante è stato menomato e che quasi per “vendetta” cerca di strappare gli ultimi denari da chi gli ha procurato quei malanni, facendosi anche compiangere dalla gente.

  1. Ragà basta col discorso dei soldi. Se era un grande ci avrebbe rinunciato, si, ma chi di noi avrebbe rinunciato agli ultimi soldi in vista del ritiro a 31 anni, andiamo su.

    • Basta col disorso dei soldi? Qui non si tratta di un operaio stipendiato con 1200 euro al mese, o di un professionista che riesce a guadagnare 2500 euro circa ogni mese, che se dall’oggi al domani smettono di lavorare, possono (se gli va bene) tirare avanti qualche mese erodendo quei pochi risparmi che avevano accumulato in anni e anni. Qui si parla di lavoratori che già sanno che avranno carriere di 12 o 15 anni da professionisti, durante i quali accumulano ricchezze che i sopracitati non accumulano neppure in una vita lavorativa. Rinunciare a 3 o 5 ML è dura, indubbiamente, e nessuno dice che lo debbano fare pure col sorriso sulle labbra, ma, nel caso di santon, sarebbe stato semplicemente anticipare i tempi del ritiro da una carriera per iniziarne un’altra che inevitabilmente (come da sua stessa ammissione) dovrà decidersi ad incominciare. Ne avrebbe perso a livello economico, senza per questo morire di fame, ma ne avrebbe guadagnato a livello morale e di stima tra la gente. Ancora oggi, dove ti giri ti giri, senti parlare benissimo di Tommasi, che oltre che gran bel giocatore in campo, si è pure dimostrato ottimo uomo.

  2. ma la morale è bella ma si parla milionari non muratori Tommasi ti dice qualcosa? se sai che stai male concludi la storia con riduzione o qualunque cosa eh ma qui se magna bene .

  3. Aho pare che i soldi so i vostri…
    che deve fa uno che *vorrebbe* giocare, ci prova, si allena, sente dolore, ci riprova, si allena, ma si rifà male… ma vi rendete conto che professionisti o no, milionari o no, sono comunque persone per cui giocare a calcio è VITA?
    e prima di ammettere con se stessi che è finita, che la loro vita svolta e non sarà più la stessa, è dura, durissima.

    sembra che Santon, o altri, vi siano venuti a rubare a casa e sc… la moglie.

    Tutti giudici inflessibili quando si tratta degli altri.

  4. L’aspetto principale è la rinuncia ai soldi e ovviamente il paragone tra lo stipendio di Santon e quello di un comune lavoratore, operaio o professioista, è improponibile.
    Sarebbe interessante un confronto tra la situazione di Santon e quella di Ranocchia… se non sbaglio quest’ultimo ha rinunciato al contratto…

  5. Roba che se tiriamo due euro per terra si sentirebbe un rumore di capocciate da far accapponare la pelle a un neurologo …
    Santon cigolava da tempo e si sapeva, vogliamo parlare dello stipendio dei medici che lo hanno visitato prima di fargli firmare il contratto?
    Quelli sono soldi buttati.

  6. Dopo aver letto questa intervista non riesco ad essere incazzato con Santon. Un po’ mi ha fatto pena. Da enfant prodige del calcio italiano a ritirato a 31 anni. A 18 anni campione d’Italia e poi triplete e nazionale. Adesso vuole allenare i bambini. I soldi non sono tutto. A 31 anni non può più fare il lavoro che amava. Buona fortuna per il futuro Davide.

  7. Al dila del fatto che il calciatore avesse problemi fisici limitanti e oggettivi, rimane nell’ombra un aspetto fondamentale: nessuno lo sapeva a Roma, o gli fecero contratti e rinnovi, profumatamente pagati, pure sapendo che non fosse realmente arruolabile? magari prendendo stecche da agenti e con altri dirigenti compiacenti?
    ho sempre la sensazione che nella roma pallotiana, senza grandi controlli e severe conseguenze si sia fatta carne di porco su questi aspetti a prescindere dalle responsabilità o meno dei calciatori…i rinnovi e contratti di diawara e santon puzzavano molto, ma se scavi trovi cose ancora peggio i coric, bianda e tanto altro…

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