Scudetto 2001, Antonioli racconta i compagni di squadra

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AS ROMA NEWS – Osservava i movimenti dei compagni dalla porta e quindi meglio degli altri può raccontare pregi, difetti e virtù dei giocatori della Roma del campionato 2000-2001, quelli che realizzarono l’impresa del terzo Scudetto. Riprendiamo le parole di Francesco Antonioli – 145 presenze totali tra campionato e coppe, dal 1999 al 2003 – che fa un ritratto preciso degli uomini chiave di quella squadra che conquistò il titolo.

Aldair
“Un grande giocatore, ma soprattutto una grande persona. Uno dei difensori migliori mai passati nel nostro campionato, a livello di mostri sacri come Paolo Maldini e Franco Baresi. Nell’anno dello scudetto non giocò da titolare, vista l’età che cominciava ad avanzare, ma ci aiutò in modo incredibile dentro e fuori dal campo con il carisma e l’esperienza. Probabilmente, il centrale più forte brasiliano di sempre. Tanta roba”.

Samuel
“Tecnicamente non era un fenomeno, preferiva calciare con il solo piede sinistro, ma sull’uomo era un vero e proprio martello. Non mollava mai un centimetro a nessuno. Era argentino non solo sulla carta d’identità, ma nell’animo. Non a caso i tifosi lo chiamavano “Il muro”. Arrivò a Roma proprio nella stagione dello scudetto, 2000-2001, a soli 22 anni, ma dimostrò sin dai primi giorni la tranquillità di un veterano”.

Zago
“Difensore fortissimo, attitudini simili di Aldair. Magari meno forte tecnicamente, ma con una qualità fondamentale: usciva dalla difesa palla al piede a testa alta, creando superiorità numerica a centrocampo. Quell’azione di Antonio Carlos fu uno dei segreti vincenti della stagione tricolore”.

Zebina
“Difensore veloce, fisicamente potente, a volte troppo esuberante. L’istinto era senza dubbio una delle sue qualità, però in alcune occasioni eccedeva. Come Samuel, pure lui arrivò alla Roma a 22 anni nell’anno dello scudetto, ma l’argentino era calciatore di una caratura superiore”.

Cafu
“Una sola parola: micidiale. Il soprannome “pendolino” era quanto di più azzeccato e adatto pensando alle sue caratteristiche tecniche. Esterno di fascia destra che andava sempre avanti e indietro per novanta minuti, fornendo uno straordinario contributo alla fase offensiva. In campo si trattava di un fuoriclasse indiscusso, ma ancora meglio era fuori dal rettangolo verde. Un uomo sempre positivo, con il sorriso, però nello spogliatoio si faceva sentire quando serviva”.

Candela
“Un altro esterno con qualità incredibili. Tecnicamente fenomenale, aveva i piedi di un numero dieci, ma anche fisicamente era un atleta fuori dal comune. Faceva avanti e indietro sulla corsia sinistra per tutta la partita e il livello della sua prestazione non scemava mai. Avere lui e Cafu sulle fasce rappresentò un valore aggiunto straordinario, che nessuna delle nostre concorrenti poteva vantare”.

Cristiano Zanetti
“Un tipo di poche parole, non è mai stato un chiacchierone dentro lo spogliatoio, ma in campo dava tanta sostanza e si faceva sentire. Fu determinante soprattutto nella prima parte di quel campionato in coppia con Tommasi. Lui e Damiano non fecero sentire l’assenza di Emerson, anzi. Formarono un centrocampo di tanta qualità e quantità”

Tommasi
“Gran lavoratore del calcio e una persona straordinaria nella vita di tutti i giorni. Nell’anno dello scudetto disputò un campionato stratosferico, stava in tutte le zone del campo, in ogni momento. Prendeva colpi e ripartiva senza soluzione di continuità. In ogni caso, Damiano è stato un calciatore fondamentale in tutti gli anni a Roma, non solo nel 2001. Non era eccelso tecnicamente, è vero, ma avercene di elementi così generosi”.

Emerson
“Giocatore totale di centrocampo, tanta roba pure lui. Piedi, fisico, grinta, personalità: non gli mancava nulla. Entrò in scena nella seconda metà di stagione dopo l’infortunio al legamento crociato e il suo apporto fu determinante. Segnò tre gol (contro Bologna, Vicenza e Fiorentina), ma non solo quello. Fece fare il salto di qualità a tutta la squadra nel momento cruciale del campionato”.

Nakata
“Hidetoshi era uno stakanovista. Giapponese di passaporto, ma europeo nel modo di concepire calcio. La sua forza fu quella di farsi trovare pronto. Non era titolare per Capello, però quando entrava in campo riusciva a fare la differenza. Dimostrazione lampante fu la partita di Torino al Delle Alpi contro la Juventus. Subentrò nella ripresa e contribuì al 2-2 finale contro i bianconeri, un risultato determinante nella corsa al titolo. Segnò un gol straordinario sotto l’incrocio dei pali e un altro lo fece fare a Montella”.

Delvecchio
“Attaccante atipico: oltre ai gol, lavorava tantissimo per la squadra. In quel campionato non segnò tantissimo (3 reti), però la sua azione risultò fondamentale per gli equilibri di squadra. Non a caso, Capello non rinunciava mai alla quantità di Marco. Nemmeno con Montella in panchina che scalpitava e che segnava sempre. Una cosa che mi ha sempre divertito è la finta a rientrare: la faceva sempre, gli avversari lo sapevano, ma non riuscivano comunque a fermarlo. Alessandro Nesta, in questo senso, ne sa qualcosa”.

Batistuta
“La potenza fatta persona, uno dei centravanti più forti visti in Serie A. A livello tecnico non era un giocatore di primo livello, ma riusciva a sopperire con rabbia, voglia e personalità. Calciava il pallone con una potenza inaudita sia con i piedi che con la testa. Ricordo la doppietta di Lecce alla seconda giornata di campionato: il primo gol lo segnò con una capocciata micidiale, capitalizzando al meglio un cross di Cafu nemmeno tanto calibrato. E il secondo lo realizzò con una botta tremenda di sinistro sotto la traversa. Probabilmente, quel palo trema ancora oggi. Per non parlare della punizione vincente a Verona contro l’Hellas: la sfera finì sotto il sette, Ferron probabilmente non l’ha vista mai partire quella palla”.

Montella
“Che qualità, ragazzi. Vincenzo era un numero nove con un fiuto del gol rarissimo, ma soprattutto dotato di una tecnica fenomenale. Quell’anno segnò tanti gol anche da subentrante, alcuni di pregevolissima fattura. Vedi il pallonetto di interno sinistro contro il Milan a Sebastiano Rossi. Nel corso del campionato si parlò tanto del suo rapporto burrascoso con Capello, che non lo impiegava da titolare, però credo che quell’utilizzo “part-time” lo abbia stimolato a fare sempre meglio e a realizzare reti decisive per il titolo finale”.

Totti
“Trovare un aggettivo per il capitano è difficile. Un numero 10 dal talento purissimo, che vede la giocata mezz’ora prima di tutti gli altri. Nell’anno dello scudetto era un calciatore più istintivo rispetto a quello apprezzato negli ultimi anni, però all’epoca diede comunque un contributo di gol e assist fondamentale”.

Francesco Antonioli

“Non parlo volentieri di me stesso, preferisco far giudicare gli altri. Posso però dire una cosa: mi sono sempre impegnato al massimo per questa maglia, cercando di onorarla in tutte le occasioni. A volte ho fatto bene, a volte meno, ma la voglia e la dedizione per quanto mi riguarda non sono mai venute meno. Sono orgoglioso di essere stato il portiere titolare della Roma del terzo scudetto nel campionato 2000-2001”.

Fonte: asroma.com

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11 Commenti

  1. Grazie……uno squadrone di livello mondiale…..questa avrebbe dovuto vincere qualcosa come 5/7scudetti consecutivi ……e un paio di Champions……se solo avessimo avuto un’allenatore che dava anche un gioco di pari livello dei giocatori……

    • Beh non amo particolarmente Capello, ma per vincere 5/7 scudetti consecutivi serve anche una totale assenza degli avversari. In ogni caso già l’anno successivo Batigol era cotto, però certo un secondo scudetto ci sarebbe stato proprio bene. Belle comunque le parole di Antonioli, persona seria.

  2. Ogni volta lo massacravano (mi ci metto pure io) scrivevano che la roma sta vincendo lo scudetto senza portiere ect.ect. l’anno dopo per colmare sta presunta lacuna, FRANCO SENSI, fu costretto a spendere 30 mln per Pelizzoli( che uniti ai 50 di Cassano) furono una bella botta per le casse societarie, MA mentre il barese, dimostrò il suo valore, e i suoi difetti purtroppo, di pelizzoli ( tranne il primo anno) non si può dire LO stesso, poi per completare l’opera ci fu la partenza di CAFU a parametro zero ( non ricordo era il 2002 o 2003? Parlo della partenza di CAFU) …

    • All’Atalanta sembrava fortissimo Pelizzoli. Poi si rivelò un bidone clamoroso. Ricordo ancora la battuta di Battista “Fammelo un tuffo, te lo pago a parte”. 😀

  3. Con senno di poi e’facile parlare; MA sarebbe bastato tenere Antonioli risparmiando i soldi di pelizzoli, vedere subito Cafu ( invece di perderlo da svincolato ) e con quei soldi comprare quel centravanti che avrebbe sostituto Batistuta. Ma queste sono mie idee sicuramente sballate ( la cessione di CAFU avrebbe scatenato un putiferio)

  4. Antoniò, tajamo corto, l’unica pippa eri tu? Non potrò mai dimenticare i fischi a Totti per cercare di difendere te dagli insulti di uno stadio disperato a Roma Perugia che rischiava di perdere tutto “grazie” alle tue papere! CCitua! A parte una parentesi De Sanctis, tra Konsel e Scescny il buio totale! Vabbè va acqua passata, volemose bene come disse il Papa, oggi è 17 giugno! Comunque, c’è voluto coraggio a chiedere proprio la SUA opinione per quello scudetto, complimenti al “giornalista”. L’opinione di Antonioli sullo scudetto 2001 vale quella di Sgarbi sullo stadio.

  5. X Gaetano da Sarno:

    Che io ricordi, Cafù andò a parametro zero al Milan dove vinse scudetto e Champions e la Roma ripiegò su Amantino Mancini. A Sensi (Franco) non si poteva chiedere altro, nel vero senso della parola ci mise soldi di tasca sua per Emerson, Batistuta e Samuel. (Ricorda “la protesta degli stipendi arretrati”…)

    “Sensi s’è svenato a Bati facce vince sto campionato!” 😉

  6. E’vero il sostituto doveva essere Mancini, ma nel ruolo di CAFU di fatto non giocò mai. CAFU DOVEVA ESSERE CEDUTO UN ANNO PRIMA DELLA SCADENZA, ma credimi ci saremmo incazzati tutti, io per primo. Un giocatore come cafu come minimo ma 40/50 mln li facevi. Sul presidente non ho niente da dire, mi sono fatto dei pianti la mattina del funerale, stavo a lavoro, ascoltavo la radio e piangevo. Poi vorrei ricordare cosa ho fatto il 17.06.2017 ero ospite a casa di amici alla Garbatella, tutti davanti alla tv…già proprio il quartiere dei cesaroni

  7. Comunque il fatto che su questo articolo-amarcord sulla stagione dello scudetto siano intervenute tipo 8 persone rivela a mio avviso in modo importante quale sia l’età media di chi interviene sul forum. Alla fine sono passati 16 anni, quindi vuol dire che chi non ne ha minimo minimo 22 nemmeno se lo ricorda.

  8. ATTENZIONE: La moderazione dei commenti è ora più rigorosa.
    Per qualsiasi dubbio potete consutare il nuovo regolamento.

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