Tra battute e slogan, la filosofia di Garcia per la Roma da record

0
444

rudi-garcia

AS ROMA NEWS (REPUBBLICA, M. PINCI) – Il più grande pericolo si corre nel momento della vittoria», sosteneva Balzac. Sarà per questo che il “filosofo” Rudi Garcia, francese come lo scrittore della Commedia Umana e dominatore di un campionato sin qui cannibalizzato dalla sua Roma, teme il più classico dei testa-coda contro il Chievo che chiude la classifica: l’ultimo ostacolo sulla strada del record, senza precedenti, di 10 vittorie nelle prime 10 gare. «È la partita più difficile dall’inizio dell’anno», giura solenne il tecnico di Nemours. Solo l’ultima frase celebre di un professionista della panchina particolarmente a suo agio con le parole. La vittoria in campo una costante – 9 su 9 come la Juventus di Capello pre-calciopoli – quanto le frasi da destinare alla storia. Su tutte l’epigrafe sulla sfida alla Lazio: «Abbiamo riportato la chiesa al centro del villaggio », il suo modo per dire che quel successo ristabiliva soltanto l’ordine naturale delle cose. In fondo, Garcia non aveva dubbi neanche prima del fischio d’inizio: «Il derby non si gioca, si vince».

Un azzardo per tutti, non per chi solo due mesi e mezzo prima si era presentato a Roma guardando in faccia il pubblico infuriato e sibilandogli contro il più grave degli epiteti: «Chi ci contesta è laziale». Non lo scalfirono le critiche nate dopo quella frase, come non lo ha scosso l’infortunio di Totti, accolto citando addirittura Aristotele: «La natura odia il vuoto». (…)

Inevitabile che anche monsieur Rudì ceda alla scaramanzia: «Non mi pare che la mia squadra ultimamente abbia battuto spesso il Chievo ». Il percorso netto di una Roma da record – miglior difesa della storia dopo 9 gare, insieme a Cagliari e Inter del ’66-’67, 23 gol fatti e più 13 punti rispetto a un anno fa – non può impedire però di pensare a quello di stasera come a un nuovo esame di laurea verso la corsa al titolo. Garcia giura: «Abbiamo ancora fame», la squadra ci crede (al punto che domenica ha festeggiato la vittoria di Udine stonando sul pullman un evocativo “la capolista se ne va”), l’allenatore però preferisce – anche fuori dal campo – giocare in difesa: «Il titolo? Siamo concentrati soltanto sul Chievo. Anche a Trigoria pensano tutti sia una gara già vinta, ma non è così». Intanto si affiderà al turnover, dentro Marquinho e fuori Florenzi, uno dei quattro – con Benatia, Castan e De Rossi – a rischio squalifica. Sperando magari che, contro cabala e ricorsi storici, torni a manifestarsi un pizzico di quella fortuna – già 6 pali colpiti dagli avversari – che ha accarezzato le sorti della sua Roma. «Ma la fortuna va provocata »: parola del filosofo Garcia.

Articolo precedenteRoma, Di Mariano in panca. Lo manda zio Schillaci
Articolo successivoIl boom dei prezzi popolari: allo stadio in 45mila

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci qui il tuo commento
Inserisci qui il tuon nome