NOTIZIE AS ROMA – «Ho il riverbero di un suo disagio», disse Walter Sabatini parlando di Menez. Anno 2011, presentazione ufficiale del ds a Trigoria. Si parlava con l’effetto: riverbero. Chissà, i normali parlatori, per un concetto del genere, magari avrebbero solo detto «Menez è scontento», o «mi dicono sia scontento». Invece riverbero. Oppure, aprendo altre pagine della memoria, «dobbiamo capire quali sono i giocatori pieni di voglie, in modo da creare uno stato d’animo di belligeranza». Wow. Poi ancora negli anni, sono rimaste celebri «Totti è ancora la luce al tramonto sui tetti di Roma», «il calcio arrogante, la rivoluzione culturale, il dubbio potente», fino al mitologico «gatto maculato». E ci fermiamo qui, ma si potrebbe andare avanti per un’altra ventina di pagine. Una comunicazione filosofica, fatta di tanto se stesso, di ricerca dell’effetto, dello stupore. E’ solo una questione di metodo e di carattere, non siamo qui a dire se fosse giusto o sbagliato: molti restavano a bocca aperta, altri si facevano una risata. Questo, al netto del suo lavoro, apprezzato per certe operazioni economiche e per alcuni guizzi (non sempre). Ma qui ci si sofferma sulla dialettica e basta.
L’ALTRA PAGINA Dopo sei anni circa di Sabatini, ecco Monchi, che ha un altro metodo e/o tecnica di comunicazione: sulle compravendite non si può fare un raffronto perché lo spagnolo è arrivato solo ora, ma è già diventato un idolo per aver portato giocatori lavorando in gran segreto, mentre prima qualche spiffero partiva. Al di là di questo Monchi, che oggi sarà a Londra – non ci sarà Baldini, mente Baldissoni è nella City da ieri – per presentare Di Francesco a Pallotta (oltre che per chiudere la cessione di Salah), parla spagnolo ma si fa capire. E’ diretto, usa meno aforismi, calcia di collo pieno, dritto per dritto, senza l’effetto. A domanda: che ore sono, risponde, sono le 12,30 (etc etc). E ancora: «Ci sono zero possibilità che Ruediger parta»; «la Roma non è un supermercato». La bugia a fin di bene la si concede a chi deve lavorare – come sostiene il dg Baldissoni – nel segreto industriale del calciomercato, quindi passi per i Sabatini e per i Monchi e se Ruediger partirà non ci stupiremo. Ma l’impressione che si ha studiando il ds spagnolo è quella di trovarsi davanti uno che usa la parola non per definire l’astratto. Esempio: «Non rinnovare il contratto a De Rossi sarebbe da imbranati». Boom, chiarissimo. Colpì anche quando disse: «Sono venuto alla Roma anche per il piacere di lavorare con Spalletti», pur sapendo che già era andato via. Monchi usa un’altra lingua ma si fa capire, evitando i verbosismi. E comprare prima di vendere è una tecnica che funziona sempre. «L’importante è non comprare male», va dicendo lo spagnolo. Altra frase che ci garba. Per ora Monchi ci piace, se un giorno dovesse – a nostro avviso – sbagliare, ci piacerà meno. Succede, Monchi lo sa, è un uomo di mondo.
(Il Messaggero, A. Angeloni)


Veramente … ha anche detto (chiaramente) che ci sarà solo una cassone (quella di salah) , non vedo perché si continui a voler leggere a proprio piacimento tra le righe. La Roma la stagione che entrerà avrà tre impegni; non c’è nulla di male (e ora possiamo farlo) ad avere due squadre. Dubito che chi fa certi articoli sia romanista ! …
Ora è dio, domani sarà masticato e sputato come tutti qui.
A me il suo stile piace, più di quello tormentato e crepuscolare di Sabatini, al quale bisogna comunque dare atto di aver trovato una rosa da 35 milioni e averla lasciata da 200 e passa portando il club stabile nelle prime posizioni in Italia.
Non ha vinto però. E forse il suo amore per il linguaggio fiorito, la figura retorica, rispecchia la sua visione del calcio, cercando a volte il colpo a effetto più di quanto una solida logica consentirebbe.
Ecco Monchi mi pare abbia questo, in più.
Lui costruisce squadre. Sabatini tratta giocatori.
Infatti Monchi ha vinto, Sabatini no.
Sabatini non era la AS Roma e il suo lavoro l’ha fatto molto bene: per me ha stravinto. Monchi ancora non ha fatto nulla, se non aprire la cassaforte che ha lasciato sabatini.
Vedremo… se dovesse riuscire a replicare i risultati del suo predecessore (decuplicare il valore della rosa, come ricordi giustamente tu), ci ritroveremo in breve tra le prime in Europa e si potrà dire: “Bravo ‘sto Monchi, al livello di sabatini”.
Altrimenti sarà solo uno che non fuma, non sporca e parla bene…
Ovviamente io spero nella prima ipotesi, ma il fanatismo per l’uomo non mi appassiona. Tra Maradona e Tommasi mille volte meglio il primo: seguo la Roma da tifoso, non per trovarmi un fidanzato.
Ci sono cose che non mi convincono, nel lavoro di Sabatini alla Roma.
Solo per restare alle più recenti:
Peres
Doumbià
Iturbe
Gerson
Uchan
(e potrei continuare…)
Iturbe: io non vengo pagato centinaia di migliaia di euro l’anno per seguire un giocatore. Ma ci voleva tanto per un professionista capire che uno così non è buono per squadre che manovrano, ma solo per ripartenze palle al piede?
Peres: hai un allenatore che gioca a 4. perché prendi un laterale di difesa a 5?
Gerson/Uchan pagati fior di milioni e costati di stipendio. Non pronti e spacciati come fuoriclasse.
ecc. ecc.
Ripeto: la ricerca del colpo di genio, a volte porta a trovarlo, ma spesso a prendere topiche clamorose che inficiano il resto.
Fai il conto di quanto sono costati questi errori.
Ovvio che ha anche sbagliato… Ma se vai al casinò con 35 e esci con 200 per me hai vinto, anche se hai fatto delle puntate sbagliate.
Forza Monchi!
“Se un giorno dovesse – a nostro avviso – sbagliare, ci piacerà meno”. Ma chi siete? Che diritto avete di giudicare, di sputare ‘ste mezze frasi vergognose?
Quindi siccome i giornalisti sportivi hanno una conoscenza dell’italiano limitata a 10 verbi e una ventina di aggettivi, adesso adorano Monchi perché, essendo spagnolo, per quanto uno possa studiare, ha una padronanza relativa della lingua e di conseguenza parla un italiano semplice, al loro livello.
Grazie Angeloni per l’onestà nell’ammettere i propri gravissimi limiti.
Per qualsiasi dubbio potete consutare il nuovo regolamento.