La notte dell’esordio con la maglia dell’Argentina si porta dietro anche una polemica per Matías Soulé. A riaccenderla è stato Fabián Berlanga, presidente del Vélez Sarsfield, che è tornato sulla maniera in cui il giocatore della Roma lasciò il club argentino nel 2019.
All’epoca Soulé sfruttò il meccanismo della Patria Potestas, che permette ai genitori di interrompere il vincolo con una società in assenza di un contratto professionistico firmato. Il Vélez incassò così soltanto circa 108 mila euro per la formazione del calciatore, poi trasferitosi in Europa.
Interpellato da Cadena 3 anche sulla possibilità che un giorno Soulé possa indossare la maglia numero 10 dell’Albiceleste, Berlanga è stato durissimo: “Dovrebbe avere una punizione esemplare. Non è un buon esempio”.
Il presidente del Vélez ha poi allargato il discorso al rapporto tra club, giovani e procuratori: “Non ci piace che i ragazzi vengano liberati, ma sappiamo che è una lotta che deve essere combattuta con i rappresentanti, che a volte agiscono in malafede”. Parole che arrivano proprio nelle ore in cui Soulé festeggia il suo debutto con la nazionale maggiore argentina, avvenuto nella larga vittoria contro il Burkina Faso.
FONTE: Cadena3.com

Questi personaggi sono fuori controllo ormai. Silenzio, lasciar cadere e andare avanti
Soulé all’epoca era minorenne e può aver sbagliato, come capita a tanti giovani. C’è invece chi, pur avendo superato da tempo l’età delle giustificazioni, continua a valutare tutto con il metro del portafoglio. Di fronte a giudizi tanto smaccatamente venali, il dubbio resta: è più giustificabile l’errore di un adolescente o l’avidità di un adulto che sembra aver fatto del vile denaro la propria unica scala di valori?
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