Lo sceicco Adnan e il calcio kamikaze

0
170

adnan4

IL SECOLO XIX (D. Freccero) – Se non ai petroldollari di uno sceicco, a cosa credere? Povera Italia che dubiti di tutto. Lui, Adnan Aref al Qaddumi al Shtewi, 54 anni, vuole comprare la Roma, ha 50 milioni pronti e tutti a dubitare e indagare sul perché e sul per come.

L’avessero fatto a Nasser Ghanim Al-Khelaïfi, a Parigi, addio soldi al Psg. A Mansour bin Zayed Al Nahy, a Manchester, niente City. Solo da noi va così: arriva uno sceicco con il cappotto un po’ consumato e tutti a dubitare che sia un pacco. Solo perché ha un fratello a Nablus che vende collanine, una moglie che lavora in Comune a Perugia e il figlio che fa il carabiniere.

Embè? Chi non crede sia un miliardario vada al Don Orione di Bergamo a chiedere: per comprare la casa di riposo esibì un foglio sgualcito con su il saldo di un presunto conto di una presunta banca svizzera con 23 miliardi di dollari. Poi la cosa non andò in porto ma lui e il gentleman con lui, un pregiudicatone, lasciarono un’ottima impressione: «Manco un caffè hanno pagato».

Poi uno può anche essere sfortunato: se non ha restituito i 10 mila euro all’ex ciclista Carlo Brugnami, suo vicino di casa, che gli prestò i soldi per il funerale di un parente, magari è perché ha sbagliato l’Iban. Figurarsi se Adnan non paga: è uno sceicco, mica lavora alla municipalizzata di Perugia. Quella è la sorella. Lui fa il broker di petrolio anche se all’inizio ha fatto il barista e l’imbianchino.

Pensate l’abbaglio di Unicredit che tre anni fa, dopo la gestione Sensi, lo cacciò quando si fece avanti la prima volta per comprare la Roma. Roba da pazzi. Ora per fortuna la banca può rimediare: entro poche ore, appena arriverà il bonifico dei 50 milioni, gli potranno chiedere scusa come si deve. E se lo sceicco fosse troppo impegnato per firmare, può mandare in una filiale uno dei collaboratori: che so, magari Michele Padovano, ex bomber della Juve arrestato nel 2006 per traffico di droga e oggi suoi braccio destro; o Gigi Moncalvo, ex direttore della Padania rimasto suo «portavoce» per mezza giornata.

Storia vecchia, l’Italia del calcio che non riconosce i “messia”. Su Twitter, da ieri, c’è un dibattito in corso: unitevi su #kamikaze e #imaestridellaFUFFA.

Come Raffaele Ciuccariello, pugliese di Torino, che per mesi sui giornali era “Mister X” e dopo l’eredità di uno zio d’America voleva il Toro. Pure lui aveva l’identikit in regola: due figli con un bar e il terzo investigatore privato. Poi un bella casetta in affitto. Non se ne fece nulla, né per il Torino né mesi dopo per il Como. Ma sicuramente c’è un errore dietro i vari processi che il tribunale gli ha intentato: per una discoteca e una panetteria pagate con assegni cabriolet, scoperti.

Preconcetti, diffidenza. Quelli che hanno fatto dubitare di Antonino Pane, imprenditore che aveva fatto fortuna in America e voleva fare la fortuna della Samp post-Mantovani. Era legato a un principe saudita, voleva investire su Genova come nel calcio campano. Invece niente, tutti a dubitare e pensare male. Che poi le squadre prese (Sorrento, Savoia) siano fallite e lui arrestato, è un dettaglio. Le intenzioni, quelle erano ottime.

Come quelle dello sceicco Butti Mohammed Bin Boutti, che per bocca del principe Marco Ammirati Bin Bouavanh annunciò miliardi per il Genoa del post “Nube che corre” Dalla Costa. Lo portò Sogliano, durò poche ore, peccato perché c’era bisogno di uno serio come lui. Ma l’elenco dei sogni infranti è lungo: a Salerno e Lecco c’ha provato Joseph Cala, al secolo Giuseppe Calà, di San Cataldo, che aveva fatto i soldi in America e per disimpegnarsi dalla Salernitana inventò che gli avevano sparato alle gomme per strada.

O il texano Tim Barton, arrivato un giorno a Bari col cappello da cow boy e partito poche ore dopo per Dallas per andare a capire come mai il bonifico non partiva. O come il petroliere albanese Taci che firmò per prendere il Bologna prima di tornare a Tirana e finire in galera per le botte a un giornalista. O l’imprenditore sardo Porcedda, patron di uno stabilimento balneare di Cagliari, anche lui per poco patron del Bologna, anche lui oggi in galera.

VAI ALL’ARTICOLO ORIGINALE

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci qui il tuo commento
Inserisci qui il tuon nome